In un’era di crescente instabilità globale e frammentazione politica, la Commissione Europea è messa alla prova con il prossimo Quadro Finanziario Pluriennale (QFP), relativo al ciclo 2028-2034.
La proposta di bilancio, presentata il 16 luglio 2025, ha una dimensione complessiva di circa 2000 miliardi di euro, pari all’1,26% del reddito nazionale lordo annuo degli Stati membri, e mira a dotare l’Unione Europea delle risorse necessarie per affrontare le complesse sfide interne ed esterne.
Global Europe nel nuovo Quadro Finanziario Pluriennale
All’interno della proposta – attualmente nel vivo dei negoziati tra Commissione, Parlamento e Consiglio – emerge con particolare evidenza l’importanza attribuita allo strumento Global Europe.
Si tratta di uno strumento già operativo nel periodo 2021-2027, formalmente Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument – Global Europe (NDICI-Global Europe), che rappresenta oggi il principale meccanismo dell’UE per la cooperazione allo sviluppo e i partenariati con i Paesi terzi.
Per il periodo post-2027, la Commissione propone però un significativo rafforzamento di Global Europe, con risorse complessive intorno ai 200 miliardi di euro. Questa scelta riflette la crescente importanza attribuita all’azione esterna in un contesto internazionale sempre più instabile e competitivo, caratterizzato da una fase in cui sia gli Stati Uniti che diversi Stati membri dell’UE hanno ridotto gli aiuti allo sviluppo.
Nella bozza presentata a luglio, Global Europe consolida e amplia i meccanismi esistenti in un'unica architettura più flessibile, con una maggiore attenzione agli interessi geopolitici ed economici dell'UE, come competitività, sicurezza energetica, migrazione e clima. Al cardine dello strumento emerge così un “doppio obiettivo”, ovvero promuovere partenariati globali reciprocamente vantaggiosi che contribuiscano, da una parte, allo sviluppo sostenibile dei Paesi partner e, dall’altra, agli interessi strategici dell’Unione.
La Commissione ribadisce inoltre la volontà di promuovere il multilateralismo, l’ordine internazionale basato su regole, e il rispetto degli impegni internazionali dell’Unione, in particolare gli obiettivi di sviluppo sostenibile, l’Agenda 2030, l’accordo di Parigi e il quadro globale di Kunming-Montreal sulla biodiversità.
La struttura geografica e finanziaria di Global Europe
Dal punto di vista strutturale, lo strumento si articola in sei pilastri geografici, ciascuno con una dotazione finanziaria indicativa:
- Europa (€43,17 miliardi);
- Medio Oriente, Nord Africa e Golfo (€42,93 miliardi);
- Africa subsahariana (€60,53 miliardi);
- Asia e Pacifico (€17,05 miliardi);
- Americhe e Caraibi (9,14 miliardi di euro);
- Pilastro globale (€12,68 miliardi), dedicato alle sfide globali, come, ad esempio, la tutela dei diritti umani.
In aggiunta, è previsto un sostegno finanziario all’Ucraina sotto forma di prestiti per un importo massimo di cento miliardi di euro, oltre a una riserva per le sfide emergenti e le priorità di 14,8 miliardi.
Accanto a queste azioni programmabili, la Commissione ne distingue poi alcune non programmabili, tra cui l’aiuto umanitario, la resilienza e la competitività, per consentire all’Unione di intensificare la cooperazione ove necessario. Essendo infatti la flessibilità al centro del prossimo QFP, le allocazioni risultano indicative e non vincolanti, permettendo la riallocazione delle risorse in caso di bisogno.
Critiche e dubbi chiave
Nonostante il significativo aumento delle risorse, diversi think tank e attori della società civile hanno però sollevato dubbi significativi sulle modifiche proposte a Global Europe.
Innanzitutto, la crescente enfasi sulla flessibilità e l’assenza di allocazioni vincolanti sollevano interrogativi sulla prevedibilità e sulla trasparenza degli aiuti. Se da un lato la possibilità di riallocare le risorse rafforza la capacità di risposta dell’UE alle crisi, dall’altro rischia di indebolire la programmazione di medio-lungo periodo, elemento centrale per l’efficacia degli aiuti allo sviluppo. I Paesi partner potrebbero dunque trovarsi di fronte a finanziamenti meno stabili e più esposti alle oscillazioni delle priorità politiche europee.
Particolare attenzione è rivolta anche alle priorità tematiche. Mentre NDICI-Global Europe esplicitava obiettivi di spesa vincolanti per settori come clima, sviluppo umano e parità di genere, l’attuale proposta non li menziona più in maniera chiara. Pertanto, il modo in cui l’UE intende garantire la continuità degli investimenti in queste aree è uno dei nodi centrali da affrontare nelle negoziazioni.
Infine, la proposta esplicita una clausola di sospensione che conferisce alla Commissione il potere di sospendere il sostegno allo sviluppo qualora un Paese terzo non collabori alla riammissione dei propri cittadini. Rispetto al passato, questo segna un significativo irrigidimento della condizionalità, con il rischio di una crescente politicizzazione degli aiuti.
Considerazioni finali
In conclusione, il nuovo Global Europe si configura come la più ambiziosa proposta di investimento mai realizzata dall’UE per l’azione esterna, in un contesto storico caratterizzato da forti instabilità e rivalità geopolitiche.
Tuttavia, come evidenziato da diversi attori della società civile, le modifiche proposte creano un dilemma strategico, ovvero come conciliare il perseguimento di interessi geopolitici ed economici di breve termine con l'impegno di lungo termine dell’UE in materia di cooperazione allo sviluppo.
Il rischio, infatti, è che gli interessi strategici finiscano per prevalere sugli obiettivi di sviluppo strutturali. Le negoziazioni tra le istituzioni europee saranno quindi decisive per comprendere come l’Unione intenda tutelare e promuovere lo sviluppo globale.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2026
Condividi il post
L'Autore
Enrico Milanesio
Categorie
Tag
Cooperazione allo sviluppo Unione Europea azione esterna Organizzazioni internazionali Global Europe Multiannual Financial Framework Quadro Finanziario Pluriennale