Hormuz: Trump chiama la NATO ma nessuno risponde

L’appello del tycoon agli alleati sembra cadere nel vuoto, mentre lo Stretto rimane sotto il giogo del blocco navale iraniano

  Articoli (Articles)
  Francesco Oppio
  20 marzo 2026
  3 minuti, 24 secondi

Al tramonto della terza settimana dall’inizio della terza guerra del Golfo, il Presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che la NATO affronterà un futuro “molto negativo” se gli alleati non collaboreranno attivamente alla messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz, un varco cruciale per un quinto del traffico petrolifero globale. Intervistato dal Financial Times, Trump ha sottolineato come tutto ciò sia più nell’interesse dell’Europa che degli stessi Stati Uniti, dal momento che è proprio Bruxelles ad essere “fortemente dipendente” dal petrolio e dal gas naturale proveniente dal Golfo Persico. “È giusto che chi trae profitto dall’attività dello Stretto faccia sì che nulla di male accada laggiù”, ha proseguito il tycoon chiamando in causa anche Pechino, di cui Arabia Saudita ed Iran sono partners storici nella vendita del greggio, minacciando di far saltare il vertice col presidente cinese Xi Jinping, previsto per la fine del mese, in caso di risposta negativa.

La tipologia di aiuto richiesta da Trump agli alleati comprende “tutto ciò che possa servire” a indebolire il blocco navale di Teheran, che ormai ha chiuso il passaggio dello stretto ad ogni nave cargo che non batta bandiera cinese, pakistana o turca. Nel concreto, si è parlato di scortare le imbarcazioni che attraversano quel braccio di mare e di fornire dragamine, ossia navi militari appositamente progettate per la bonifica di acque minate, di cui l’Europa è ben fornita rispetto agli USA. Le voci europee non si sono fatte attendere, risultando pressoché unanimi. Nonostante l’impatto della chiusura di Hormuz abbia già prodotto un rialzo del 45% delle quotazioni del petrolio rispetto all’inizio del conflitto toccando i 106 dollari al barile e generando forti timori per un possibile shock economico mondiale, nessun Paese ha pubblicamente accolto l’appello della Casa Bianca. Il primo a esporsi è stato il governo tedesco, il cui Ministro della Difesa Boris Pistorius ha evidenziato che “questa non è la nostra guerra e non l’abbiamo iniziata noi”, una posizione sostenuta anche dall’intervento del Ministro degli Esteri Johann Wadephul che ha respinto al mittente la richiesta di aiuto sottolineando che l’impegno prioritario per l’Europa resta l’Ucraina. Dichiarazioni simili di rifiuto sono pervenute poi da Grecia, Spagna, Canada, Norvegia, Finlandia e Italia, la cui premier Giorgia Meloni ha specificato che “intervenire significherebbe fare un passo oggettivo verso il coinvolgimento”. Alla prudenza registrata in un primo momento dal Regno Unito, è seguito un intervento parlamentare del Primo Ministro Keir Starmer, volto ad escludere esplicitamente la presenza britannica in Iran: “non ci faremo trascinare in questo conflitto”. Pur rifiutando l’ingresso nella coalizione internazionale pensata da Trump per garantire la sicurezza dello Stretto, la Francia ha previsto il mantenimento di proprie unità navali prossime alle coste dell’Oman ma esclusivamente per tutela dei propri interessi. La porta sbattuta in faccia a Washington è arrivata anche dal fronte asiatico, dove sia Corea del Sud che Giappone hanno chiarito che non invieranno alcuna nave nel Golfo Persico, così come specificato da Pechino, che in risposta alla pressione esercitata da Trump ha rilevato di non poter mettere a rischio le proprie relazioni con alcun attore mediorientale.

L’Unione europea nel suo insieme si è espressa mediante la sua Alta rappresentate per la politica estera, Kaja Kallas, che ha rimarcato la crucialità dello Stretto per gli interessi del Vecchio continente ma sottolineando come la crisi del Golfo avvenga ben oltre il raggio operativo dell’Alleanza atlantica, scartando così l’opzione d’intervento militare NATO. Allo stesso tempo, la Kallas auspica un’operazione internazionale sotto l’egida delle Nazioni Unite finalizzata alla garanzia dei traffici commerciali in quel tratto di mare focale per l’approvvigionamento energetico mondiale.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2026

Condividi il post

L'Autore

Francesco Oppio

Tag

Trump NATO Iran stretto di hormuz gas naturale Petrolio guerra