All'inizio di luglio, undici delle maggiori economie emergenti hanno firmato la Dichiarazione di Rio in occasione del diciassettesimo Summit dei BRICS: ciò che i membri hanno voluto gridare in coro è un inno al rafforzamento del multilateralismo e a un ordine globale più equo e giusto.
Questo desiderio è il frutto di lunghi mesi di negoziazioni, coordinamento e tentativi per implementare meccanismi di cooperazione volti a eradicare la fame, affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici e sviluppare nuove tecnologie nei Paesi emergenti, nell'ambito di una governance sempre più inclusiva e sostenibile.
I BRICS sembrano quindi allinearsi progressivamente ai valori e ai principi occidentali che si ispirano agli obiettivi contenuti nella Carta delle Nazioni Unite e all’impegno per promuovere la partecipazione dei Paesi in via di sviluppo nei processi decisionali globali, come emerge dalla loro stessa dichiarazione. Quest’ultima ribadisce con forza l'importanza del Sud Globale, ed è interessante osservare come quest'area geopolitica possa assumere un ruolo centrale anche in relazione all’intelligenza artificiale. Si vuole partire proprio da questo ambito – ritenuto un pilastro, al pari di quelli della sicurezza, della finanza e del clima – per assicurare l’inclusione delle Nazioni emergenti.
L’intelligenza artificiale rappresenta, infatti, un punto di partenza fondamentale e un motore del progresso. Per trarne il meglio, i BRICS intendono investire nell'individuazione preventiva dei rischi e nella costruzione della fiducia reciproca attraverso la cooperazione e la coordinazione globale.
Nel piano dei BRICS il quadro giuridico relativo al diritto alla privacy, alla protezione dei dati personali, alla trasparenza algoritmica e ai diritti di proprietà intellettuale è la leva ideale per costruire un impianto di sicurezza internazionale coordinato e inclusivo. Al contrario, su loro richiesta, è fondamentale evitare che i processi di definizione degli standard tecnici e dei protocolli specifici per l’AI diventino barriere all’ingresso nel mercato per le piccole imprese e le economie in via di sviluppo.
Ma perché i BRICS hanno iniziato a dare così tanta importanza all’intelligenza artificiale? Sicuramente si tratta di paesi accomunati dalla volontà di ridurre la dipendenza dall’Occidente, soprattutto in termini di governance digitale. Il loro obiettivo a lungo termine è creare ecosistemi di AI autonomi, come dimostra la recente dichiarazione della Cina di voler istituire un'organizzazione internazionale per la cooperazione in questo settore, con l'intento di competere con Washington per la leadership tecnologica globale.
In occasione dell’apertura della World Artificial Intelligence Conference (WAIC) a Shanghai, il premier cinese Li Qiang ha affermato che la Cina è particolarmente desiderosa di condividere le sue tecnologie con i Paesi del Sud Globale, affinché i risultati dello sviluppo dell’AI possano giovare meglio al mondo intero. Dietro questo altruismo si nasconde però un’ambizione espansiva e dinamiche di sicurezza intrecciate, che vedranno la Cina cavalcare sempre più le onde delle nuove tecnologie insieme agli Stati Uniti, in un mare che diventa progressivamente più mosso e ricco di rivali.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025
Condividi il post
L'Autore
Chiara Croci
Categorie
Tag
AI Artificial Intelligence BRICS Cina USA Governance Digitale