Nelle ultime settimane il commercio internazionale è stato scosso da una significativa svolta negli Stati Uniti: il Presidente Donald Trump ha infatti annunciato un nuovo aumento dei dazi doganali globali, includendo anche quelli sulle merci europee, arrivando fino al 15% con effetto immediato. Questo nuovo incremento tariffario rappresenta l’esito di una sentenza della Corte Suprema americana che aveva giudicato illegale la precedente imposizione di tariffe generiche, costringendo dunque l’amministrazione statunitense a trovare un differente fondamento giuridico per mantenere e innalzare i dazi.
Secondo Trump, questa misura sarebbe volta a proteggere l’industria americana da pratiche commerciali ritenute sleali da molti Stati partner, sostenendo che molti paesi (anche europei) abbiano “derubato” gli Stati Uniti per decenni. Tuttavia, la decisione ha immediatamente generato forti preoccupazioni e reazioni critiche sia in Europa sia tra gli stessi industriali e politici statunitensi.
Cosa prevede il nuovo regime tariffario
La misura annunciata da Trump mira ad aumentare le tariffe sulle importazioni da tutti i paesi al 15%, un livello considerato come tetto massimo consentito senza approvazione esplicita da parte del Congresso statunitense secondo la Section 122 del Trade Act del 1974. Queste tariffe sono temporanee e valide per 150 giorni, ma rappresentano un’espansione notevole rispetto alle aliquote standard precedenti.
La decisione del Presidente è stata definita una reazione alla bocciatura giudiziaria dei precedenti dazi imposti tramite strumenti normativi controversi, ma gli analisti istituzionali avvertono che potrebbe non essere l’ultimo capitolo di una politica commerciale protezionistica più ampia.
Le ripercussioni per l’Unione europea
L’Unione europea rappresenta uno dei principali partner commerciali degli Stati Uniti: il mercato statunitense è infatti una delle destinazioni più importanti per le esportazioni europee di beni e servizi. Tuttavia, il nuovo regime tariffario ha subito messo in luce le fragilità e le incertezze che potrebbero colpire i settori più esposti.
Ad esempio, l’industria dell’acciaio e dell’alluminio ha già subito un calo significativo delle esportazioni verso gli USA a causa delle precedenti tariffe settoriali del 50% e le nuove misure tariffarie potrebbero ulteriormente comprimere la competitività del settore su mercati chiave. Tra giugno e dicembre 2025, l’export di acciaio europeo verso gli Stati Uniti è diminuito di circa il 30% a causa dei dazi precedenti, evidenziando dunque l’impatto concreto di questi provvedimenti.
Inoltre, la prospettiva di tariffe generalizzate rende più complicata l’approvazione del c.d. “accordo commerciale transatlantico” che a luglio 2025 aveva fissato una tariffa reciproca del 15% sulle esportazioni europee verso gli USA in cambio di zero tariffe su alcune merci americane. La situazione di instabilità normativa ha indotto alcuni parlamentari europei a proporre di sospendere i lavori sull’intesa finché non si chiariscono gli effetti dei nuovi dazi.
Le reazioni della politica e del mondo industriale
La risposta delle istituzioni europee è stata immediata e netta: l’Unione ha chiesto chiarimenti e ha sollecitato gli Stati Uniti a rispettare gli accordi commerciali esistenti, sottolineando che “A deal is a deal”. Diverse capitali europee hanno espresso forte preoccupazione per l’incertezza normativa creata dall’inasprimento tariffario e per il potenziale impatto su settori strategici come l’acciaio, l’automotive e la farmaceutica.
In alcuni paesi, ad esempio l’Irlanda, si temono effetti molto concreti se le tariffe finissero per colpire prodotti ad alto valore aggiunto come quelli farmaceutici, settore in cui una larga quota delle esportazioni attuali verso gli USA è finora esente da dazi elevati.
Allo stesso tempo, gruppi industriali e associazioni imprenditoriali europee richiamano l’urgenza di negoziati che garantiscano stabilità e prevedibilità, mettendo in guardia contro possibili effetti di ritorsione che potrebbero derivare da una prolungata guerra commerciale.
La minaccia di contromisure da parte europea non è comunque esclusa: in passato Bruxelles ha già adottato tariffe su prodotti statunitensi in risposta alle tariffe decise da Washington.
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L'Autore
Giulia d'Angelis
Giulia d’Angelis è nata a Fondi (LT) nel 2000. Ha frequentato il corso di Laurea Triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali presso La Sapienza, Università di Roma, e si è laureata nell’ottobre 2022 con una tesi sulla Presidenza Sassoli. Ha poi frequentato il corso di Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali e Istituzioni Sovranazionali, presso la medesima Università, laureandosi nell’ottobre 2024 con una tesi sull'allargamento dell'Unione europea. Da sempre appassionata di attualità internazionale, sta approfondendo in particolare l’analisi dell’Unione europea e delle sue politiche, concentrandosi anche sulla proiezione esterna dell’Unione e sui paesi candidati all’adesione nell’Ue.
Attualmente fa parte di Mondo Internazionale come Autrice presso Mondo Internazionale Post - Organizzazioni Internazionali, dove ha modo di analizzare nello specifico le politiche europee e il loro impatto.
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