Stati Uniti in shutdown

Perché e cosa significa

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  Lorenzo Graziani
  06 ottobre 2025
  4 minuti, 21 secondi

Il governo americano è ufficialmente in stato di shutdown. Per quanto non rappresenti un unicum nella storia federale degli States, l’eccezionalità dello shutdown federale sta diventando sempre più frequente in questi ultimi anni. E non è un caso.

Perché il governo americano ha annunciato lo stato di shutdown?

Lo shutdown è una condizione giuridica particolare che affligge il governo statunitense qualora le due camere del Congresso non riescano a passare una proposta federale entro il primo di ottobre. L’istituto è in realtà molto simile al cosiddetto “esercizio provvisorio” italiano, possibilità garantita costituzionalmente al governo e agli enti locali nel caso di mancata approvazione del bilancio entro l’inizio del nuovo anno fiscale (che in Italia è il 1 gennaio, in America il 1 ottobre).

La legislazione americana prevede a questo proposito quello che è a tutti gli effetti un blocco parziale dello funzioni dello Stato, da qui il termine “shutdown”. In questo caso, i Repubblicani possono vantare il controllo della camera bassa del Congresso, la Camera dei Rappresentanti, ma necessitano della collaborazione dei Democratici per raggiungere i 60 voti necessari affinché la proposta passi alla camera alta, il Senato. E questa volta i Democratici sembrano intenzionati a far pagare cara la propria collaborazione.

Il principale terreno di scontro è quello della spesa sanitaria, ambito che ormai da anni distanzia irreparabilmente le due fazioni politiche. Infatti, i Democratici chiedono la proroga dei sussidi garantiti dall’Affordable Care Act, il cosiddetto “Obacamare”, in scadenza a fine anno. Al contrario, i Repubblicani si rifiutano di accettare la proroga, accusando i “liberal” di voler garantire assistenza sanitaria agli immigrati irregolari a spese dei contribuenti americani.

Cosa differenzia questo shutdown dai precedenti?

L’ultima volta che gli States sono andati in shutdown risale al 2018, durante il primo mandato Trump, ed è durato 35 giorni. Generalmente la situazione si risolve quando uno dei due partiti cede e accetta un compromesso con la controparte, ma questa volta la situazione sembra essere più complicata: o i Repubblicani accettano di prolungare l’Obamacare o lo shutdown diventerà tanto gravoso da convincere i Democratici ad abbandonare i loro propositi.

Trump e la sua amministrazione stanno già operando in tal senso, incutendo timore e addossando la responsabilità agli avversari politici: “Licenzieremo un sacco di gente” ha dichiarato Trump, dopo aver pubblicato video AI-generated dove prende in giro i leader Democratici. “E saranno democratici” ha minacciato, in linea con la diplomazia aggressiva che sta caratterizzando la sua presidenza.

“Il governo americano è in shutdown perché Chuck Schumer sta prestando ascolto agli estremisti radicali del suo partito”, ha dichiarato il vicepresidente JD Vance, parlando del leader dei Democratici al Senato e minacciando a sua volta di dare seguito ai licenziamenti di massa e di trasferire parte dell’autorità di spesa direttamente al Presidente nel caso di uno shutdown prolungato.

La risposta dei Democratici non si è fatta attendere. Chuck Schumer ha risposto alle provocazioni chiedendo a gran voce di provare a raggiungere un accordo per proteggere i cittadini americani e Kamala Harris ha cercato di allontanare le accuse dei Repubblicani con un posto su X: “Il Presidente Trump e i Repubblicani hanno appena bloccato il governo perché si rifiutano di fermare l’aumento dei costi dei servizi sanitari. Sarò chiara: i Repubblicani sono responsabili della Casa Bianca, del Congresso e del Senato. Questo è il loro shutdown”.

Che impatto ha lo shutdown?

Senza una legge di bilancio approvata, i finanziamenti del governo vengono tagliati e le agenzie governative non essenziali vengono temporaneamente chiuse. Solo i servizi essenziali, come ad esempio la difesa nazionale, la sicurezza interna e la sanità di emergenza, continuano ad operare.

Nel concreto, si parla del congelamento di quasi il 30% della spesa pubblica federale e del vincolo per il Congresso di approvare solo i rifinanziamenti che presentano lo stesso livello di spesa dell’anno precedente, in maniera simile ai cosiddetti “dodicesimi” dell’esercizio provvisorio italiano.

Oltre a gravi ripercussioni sui diritti sociali però, questo stallo ha conseguenze nefaste per l’economia: ad esempio, i dipendenti pubblici assegnati ai servizi considerati non essenziali vengono momentaneamente messi in congedo non retribuito. Inoltre, l’instabilità politica ed economica tende spesso a riflettersi sui tassi di interesse dei titoli di stato: dovessero aumentare, la situazione già difficile dei conti pubblici americani si inasprirebbe, soprattutto considerando i timori di un possibile default che già si erano palesati ad agosto di quest’anno.

In conclusione, per quanto le discussioni sul budget siano molto comuni, così negli States come nei governi del resto del mondo, quelle che si sono tenute in questi giorni a Washington rappresentano una vera e propria minaccia per la tenuta politica statunitense.

Molte sono le questioni che da sempre dividono Repubblicani e Democratici, ma la generale estremizzazione del panorama politico americano rende sempre più complesso trovare compromessi tra le parti. Questo non fa che aumentare la già evidente polarizzazione della politica americana, in un periodo di sfide geopolitiche esterne che necessiterebbero di un’incrollabile solidità interna.

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Lorenzo Graziani

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America del Nord

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