I vaccini contro il cancro: ci sono novità?

  Articoli (Articles)
  Redazione
  16 aprile 2025
  5 minuti, 18 secondi

A cura del Dott. Pierpaolo Piras, Specialista in Otorinolaringoiatria e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS

Quando parliamo di vaccini contro il cancro ci riferiamo a diverse modalità e ad una moltitudine di strategie terapeutiche, tante quante sono le idee alle quali possono pensare i numerosi gruppi di ricerca che studiano e lavorano in questo complesso settore della ricerca clinica. I primi risultati di centinaia di studi clinici in corso stanno cominciando a segnare una nuova linea di speranza per migliorare i trattamenti e prevenire le ricadute nei pazienti affetti da neoplasie maligne.

Attualmente, è difficile per i clinici disporre di un unico vaccino contro il cancro: ne occorreranno certamente diversi, a seconda del tipo di neoplasia e, probabilmente, anche del paziente. Nel Regno Unito , ad esempio, uno studio clinico pionieristico ha iniziato a progettare “vaccini on demand”, ovvero personalizzati per ciascun caso clinico. A tale proposito, il primo paziente è già stato assunto in terapia e si confida di poter raggiungere i 10.000 casi entro il 2030.

Tiro al bersaglio

Posto in termini generali, il meccanismo dei vaccini si basa sul presentare un frammento immunologicamente valido e adeguatamente preparato della neoplasia al sistema immunitario affinché questo possa generare anticorpi specifici e attivi contro di esso. Nel caso delle malattie infettive si tratta di frammenti (antigeni) di virus oppure batteri che il sistema immunitario riconosce immediatamente come estranei alla propria composizione, distruggendoli per prevenire la comparsa della malattia. E se ci riferiamo al cancro, questi frammenti sono solitamente composti da proteine ​​espresse dalle cellule neoplastiche (pressoché assenti nelle cellule normali).

Vaccini preventivi

In ambito oncologico si fa una distinzione tra vaccini preventivi e quelli terapeutici. L'obiettivo dei primi è quello di esercitare un effetto preventivo posto a protezione, ad esempio, da infezioni batteriche o virali che aumentano tipicamente il rischio di patire alcuni tipi di neoplasie.

Per il momento, ci sono solo due tipi di immunizzazioni preventive approvate negli Stati Uniti e in Europa:

  • Vaccino contro il papillomavirus umano (HPV) : previene le infezioni causate da questo agente patogeno, molto comune tra le persone sessualmente attive. Può causare tumori della testa e del collo, dell'ano, della cervice uterina, del pene, della vagina o della vulva.

  • Vaccino contro l’epatite B : protegge dalle infezioni da virus dell’epatite B (HBV), una malattia del fegato che può diventare cronica e portare al carcinoma del fegato. Riduce il rischio di soffrire di questa patologia tra il 70 e il 90%.

Attualmente diversi gruppi di ricerca stanno studiando strategie sperimentali che permettano di sviluppare vaccini preventivi contro altre patologie come i tumori ovarici con mutazioni nei geni “BRCA”. Essi servirebbero a prevenire il cancro nei pazienti giovani portatori di queste mutazioni, ma questi lavori sono ancora in fasi di studio molto iniziali anche se promettenti.

Vaccini terapeutici

I vaccini terapeutici sono immunoterapie utilizzate per combattere la malattia una volta che questa si è già manifestata. Si tratta di “educare” il sistema immunitario del paziente a riconoscere e distruggere frammenti (antigeni) di cellule tumorali. Un esempio di antigene è la proteina “NY-ESO-1” , espressa naturalmente durante lo sviluppo umano – prima della nascita – e in modo anomalo in alcuni tipi di tumori come il sarcoma sinoviale o il carcinoma ovarico. Attualmente, le strategie seguite dalla maggior parte degli studi clinici si basano sull’utilizzo di vaccini in unione ad altri trattamenti terapeutici per attaccare contemporaneamente diversi punti deboli localizzati nel contesto più intimo delle strutture biologiche delle cellule neoplastiche. Alcuni di questi studi sperimentali stanno testando l’efficacia della combinazione di vaccini con farmaci noti come “inibitori del checkpoint immunitario”, che rilasciano gli antigeni generati dalle cellule tumorali sul sistema immunitario. Questa combinazione potrebbe consentire ricognizioni e attacchi più efficaci da parte delle difese organiche così sollecitate. Altri importanti studi sono in corso.

Strategie multiple

I vaccini terapeutici ambiscono a diversi obiettivi. Alcuni cercano di fermare la crescita e la progressione della neoplasia, mentre altri si concentrano sull’eliminazione delle cellule tumorali rimanenti dopo il trattamento o sulla prevenzione delle eventuali recidive. Un esempio è il “sipuleucel-T” , una terapia cellulare progettata per trattare il cancro della prostata nella sua forma di resistenza al trattamento ormonale. Approvato nel 2010 dalla Food and Drug Administration (FDA) degli Stati Uniti, utilizza un tipo speciale di cellule immunitarie ricavate dal paziente stesso, più note come “cellule dendritiche”.

Inoltre, si stanno esplorando strategie che riconoscano altri tipi di antigeni che non sono espressi nelle cellule normali, come i seguenti:

  • Vaccini basati su virus oncolitici. Queste terapie consistono nell’iniettare nel tumore virus capaci di infettare e distruggere selettivamente le cellule tumorali. Appartiene a questa categoria il vaccino T-VEC , approvato dalla FDA e dall’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) per il trattamento del melanoma avanzato e basato su una versione attenuata del virus dell’herpes simplex (HSV-1).
  • Vaccini a base batterica. È il caso del trattamento con Bacillus Calmette-Guerin (BCG) contro il carcinoma superficiale della vescica. Consiste nella somministrazione del batterio Mycobacterium bovis attenuato nella vescica del paziente attraverso un catetere. L'obiettivo è che il microrganismo attivi il sistema immunitario e distrugga le cellule tumorali in questo distretto anatomico.
  • Vaccini contro i neoantigeni, cioè nuove versioni di proteine ​​prodotte da mutazioni tumorali. Un esempio è il vaccino siglato sperimentalmente “TG01” , costituito da peptidi derivanti da mutazioni dell'oncogene RAS. Esso viene utilizzato negli studi clinici e in combinazione con altre terapie per il trattamento del carcinoma del pancreas e dei polmoni. I neoantigeni sono proprio quei fattori che consentiranno la progettazione di vaccini più personalizzati e pertanto più efficaci.

La speranza terapeutica dell'mRNA

Attualmente, BioNTech – l’azienda biotecnologica che ha sviluppato il vaccino Pfizer-BioNTech a RNA messaggero (mRNA) contro il Covid-19 – sta promuovendo alcuni dei più importanti studi clinici che applicano la stessa tecnologia ad mRNA per combattere neoplasie difficili da trattare, come quello del pancreas ed il melanoma. Si tratta di iniettare la sequenza di RNA – cioè le “istruzioni biologiche” – di cui la cellula del paziente ha necessità per poter produrre il neoantigene e “allenare” così l’efficacia del sistema immunitario. Ciò consente progettazioni più rapide e utili per lo sviluppo di vaccini a questo punto progressivamente più personalizzati.

Riproduzione Riservata ®

Condividi il post

L'Autore

Redazione

Categorie

Salute e Benessere

Tag

Vaccini cancro