Il Primo Ministro canadese Justin Trudeau ha visto la sua popolarità crollare a picco durante gli ultimi mesi del 2024, bersagliato da malumori e critiche dell’opposizione per una risposta considerata troppo morbida alle minacce provenienti dagli ordini esecutivi di Donald Trump. Tuttavia, passati i trenta giorni di pausa ed entrati ufficialmente in vigore i dazi commerciali annunciati dall'amministrazione americana, il premier canadese sembra aver ritrovato nella strenua difesa del suo paese una rinnovata posizione di forza.
“Oggi, dopo una pausa di 30 giorni, l’amministrazione americana ha deciso di procedere all’imposizione di dazi del 25% sulle esportazioni canadesi e del 10% sull’energia canadese. Voglio essere chiaro: non esiste giustificazione per queste azioni”. Queste le parole di Trudeau il 3 marzo a Ottawa, nell’Ontario, dove in un discorso pubblico ha parlato alla sua nazione e si è rivolto direttamente a Trump, definendo la guerra commerciale da lui scatenata come “una cosa molto sciocca”.
In risposta alla minaccia proveniente dall'alleato storico americano, il rappresentante canadese ha giurato di condurre una guerra impavida in difesa dell’economia del suo paese, annunciando dazi di ritorsione al 25% sulle esportazioni americane, decisione che ha infervorato il Presidente Donald Trump: “Per favore spiegate al governatore
del Canada Trudeau che quando applica dazi di ritorsione sugli USA, i nostri dazi si alzeranno immediatamente per lo stesso ammontare” ha scritto in un post sul suo social Truth.
Trudeau ha però ripreso le parole di innumerevoli economisti, convinti che da una guerra commerciale non si possa che uscire sconfitti, e ha quindi specificato che lo scopo è quello di sollevare i dazi il prima possibile e che resteranno in vigore solo fino a quando lo rimarranno anche quelli americani.
Durante il discorso, Trudeau ha accusato Trump di aver pianificato un “collasso totale dell’economia canadese” per indebolirla e rendere più facile la sua annessione agli Stati Uniti d’America, ipotesi più volte avanzata dal Presidente americano. Ma la sua risposta è stata perentoria: “Non accadrà mai. Non saremo mai il 51esimo stato”. Al contempo, anche le rivendicazioni dell’amministrazione Trump riguardo al fatto che i dazi servano a bloccare il passaggio del potente oppiaceo fentayl sono state smentite, in quanto il Canada si è prodigato nei mesi passati per irrobustire il confine con i vicini americani e ormai meno dell’1% del fentanyl intercettato in America proviene dal confine settentrionale.
Cosa sono questi dazi?
I dazi dell’amministrazione Trump sono imposte del 25% su tutti i prodotti che entrano negli Stati Uniti dal Canada e dal Messico. Si tratta di manovre generalmente atte a proteggere il mercato interno dalla competizione estera e ad appoggiare così una crescita della produttività nazionale. Nello specifico, dal Canada gli Stati Uniti importano principalmente gas e petrolio, ma diverse sono le catene produttive intrecciate tra i due paesi. Per questo motivo la maggioranza degli economisti parla di una situazione “lose-lose”, dove le conseguenze sull’economia saranno nefaste per entrambi i paesi.
Le tariffe di risposta canadesi al 25% riguardano un totale di merci americane per circa 107miliardi di dollari e sono state pianificate in due fasi distinte: in una prima fase i dazi su un numero ridotto di merci sono entrati immediatamente in vigore, in risposta all’aggressione commerciale statunitense, mentre il restante lo farà solo dopo un periodo di 21 giorni.
Il settore che rischia le ripercussioni più gravi è quello automobilistico, perché le varie componenti superano la dogana tra i due stati più volte prima di raggiungere lo stato di prodotto finito, rendendo il mantenimento di un processo produttivo così organizzato estremamente costoso. Per questo motivo il Ministro dell’Immigrazione canadese Marc Miller ha avvisato che milioni di posti di lavoro sono a rischio e il Presidente della Camera di Commercio canadese ha avvisato che i due paesi nordamericani andranno incontro a “recessione, disoccupazione e un disastro economico”.
È poi pensiero comune che a poco servirà il passo indietro fatto da Trump proprio sull’industria automobilistica, con un ordine esecutivo che esclude il settore dai dazi per un breve periodo, perché l’incertezza sul futuro soffoca gli investimenti privati, motore primario dello sviluppo economico.
Che reazione hanno generato in Canada?
Fin dall’inizio di quella che si prospetta una vera e propria guerra commerciale, una risposta forte e coesa è arrivata dai cittadini canadesi: prodotti americani rimossi dai negozi e boicottati dai consumatori, proprietà in villeggiature statunitensi vendute, pietanze americane tolte dai menù e sostituite con prodotti locali o messicani ed europei, calo drastico dei voli verso gli States. Così, i canadesi hanno deciso in che modo sostenere il loro leader, e si sono detti pronti a scendere sul campo di battaglia.
Anche i premier delle varie province non sono stati da meno: ad esempio, il Premier dell’Ontario Doug Ford ha annunciato lo stralcio di un contratto da 68milioni di dollari con la compagnia Starlink di Elon Musk, braccio destro di Trump, e l’introduzione di dazi mirati sull’esportazione di energia elettrica in suolo americano: “Sono mortificato per i cittadini americani, perché non è colpa loro” ha dichiarato Ford, intervistato da una radio locale. “È una sola persona”.
A poco è servita la pausa dei dazi sul settore automobilistico fino al 2 di Aprile, perché per molti canadesi ormai il danno è fatto. Dure sono state le parole della Ministra degli Affari Esteri Melanie Joly: “A questo punto c’è stata troppa mancanza di rispetto da parte dell’amministrazione Trump, che ci ha definito il 51esimo stato, che ha chiamato il nostro Primo Ministro un “governatore””.
Questa mobilitazione politica e popolare ha riscontrato la vicinanza del governo federale: pronto a varare aiuti finanziari per mitigare gli effetti della guerra commerciale per lavoratori, famiglie e imprese, Trudeau ha ringraziato i canadesi per la resilienza e la solidarietà dimostrata di fronte a questa terribile minaccia, dicendosi fiero dell’immagine di popolo forte, fiero, libero e unito che stanno dando al mondo.
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L'Autore
Lorenzo Graziani
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