Il Cile svolta a destra

José Kast e le prospettive per il suo nuovo Cile

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  Lucas Martin Torres
  28 dicembre 2025
  3 minuti, 34 secondi

Con il voto del 14 dicembre, il Cile ha concesso a José Antonio Kast la massima carica politica per i prossimi quattro anni. 59 anni e di origini tedesche, il nuovo Presidente eletto si pone in maniera politicamente antitetica rispetto alla scorsa amministrazione progressista di Boric. 

Il recente trionfo del Partito Repubblicano (PR), di cui Kast è leader e fondatore, sancisce una netta frattura nella storia politica cilena post-Pinochet. Difatti, la vittoria di Kast è da interpretare come il primo successo presidenziale della destra non tradizionale, evento mai verificatosi dalla deposizione del regime militarista nel 1990.

Ma da cosa scaturisce la vittoria politica dell’estrema destra? In un paese fortemente caratterizzato dal trauma storico delle dittature militari, il consenso a un partito politico di destra radicale è senza dubbio sorprendente, o forse no? La frattura sociale creata dal regime di Pinochet ha causato una contrapposizione sociale fortissima tra popolazione civile e autorità di pubblica sicurezza. Così come in Argentina, Brasile e Uruguay (tutti accomunati dall’esperienza di dittature “kissingeriane”) il ruolo della destra al potere è sempre stato percepito come rappresentante delle istanze nostalgiche, o di protezione, dei vertici di potere militare (si vedano amnistie post dittatoriali di Alfonsín in Argentina o Fujimori in Perù). Ma proprio in questo punto gli analisti politici individuano l’eterogeneità tra la nuova destra latinoamericana e quella tradizionale, le istanze di cui Kast si fa portavoce sottolineano problemi sociali contemporanei e non storici: insicurezza, migrazione e inefficienza statale sono i principali punti su cui il neoeletto ha puntato nella sua campagna politica, riuscendo così ad uscire dallo schema bipartitico classico della politica cilena. Possiamo dunque dire che quello del PR è un esempio perfetto di politica di protesta, movimento che sta riscontrando grande successo negli ultimi anni in America Latina.

Come accennato in precedenza, i punti su cui il Partito Repubblicano ha costruito la propria campagna sono stati di carattere sociale. In primis, il tema dell’insicurezza è stato proposto come topic principale nel dibattito politico, in particolar modo in contrapposizione alla gestione ritenuta inefficace dell’ormai ex Presidente Boric. Nonostante i dati sulla sicurezza e criminalità rendono il Cile un modello in Sudamerica, è indiscutibile il fatto che negli ultimi anni il paese andino abbia subito un notevole calo della percezione di sicurezza, con un tasso di omicidi raddoppiato negli ultimi dieci anni. Oltre alla sicurezza interna, ma correlato in modo infimo per fini propagandistici, quello dell’immigrazione irregolare nel paese è un’issue fortemente sentita. Per un Paese senza una tradizione migratoria regionale, l’esodo venezuelano ha causato uno stravolgimento dell’equilibrio sociale notevole: tensioni interetniche e xenofobia sono state il risultato di una politica migratoria inesperta nell’accoglienza dei profughi. Infine, il PR ha attaccato la storica inefficienza statale latinoamericana e le conseguenti lungaggini burocratiche tipiche dei grandi apparati statali. A seconda delle promesse repubblicane, la liberalizzazione del mercato statale porterebbe alle casse di Stato cilene un risparmio di oltre 6 miliardi di USD e lo sblocco di centinaia di cantieri in tutto il paese, stimati in un valore di 100 miliardi di USD di investimenti pubblici.

È dunque chiaro che il caso “Kast” non vada catalogato come un imprevisto, la vittoria del PR è solo l’ennesima vittoria della nuova destra antisistema latina. Quello di José Kast costituisce solo un ulteriore esempio della, graduale ma evidente, svolta “libertaria” nella regione. Milei, Bukele e Noboa si sono già congratulati con il neopresidente, immancabili gli onori di Washington arrivati tramite l’Ambasciatore Brandon Judd. La proiezione e lo schieramento politico con gli USA sono da immaginarsi palesi. Incuriosisce però come il nuovo ruolo di Santiago si articolerà nel contesto regionale e come questo si ripercuoterà nella società cilena: se instaurerà attriti all’interno del tessuto sociale come in Argentina, o se la svolta cilena si proietterà con l’obiettivo di una nuova struttura politico-istituzionale come in El Salvador.

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America del Sud

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