Il Kush, la droga zombie

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  Aurelia Maria Puliafito
  08 novembre 2024
  3 minuti, 52 secondi

La droga zombie. Quaranta volte più potente del fentanyl, miscela sintetica realizzata in laboratorio con cannabinoidi, oppiacei, nitazeni, composti sintetici come disinfettanti e altri prodotti commerciali quali lucidi per scarpe o spray antizanzare, il kush è una droga la cui rapida e letale diffusione in Africa Occidentale ha portato l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) a parlare di epidemia. Per contrastarla, l'OMS ha sottolineato la volontà di supportare i governi dei Paesi maggiormente colpiti dalla crisi: la Liberia, la Guinea e la Sierra Leone.

È proprio in Sierra Leone che il kush ha cominciato a dilagare anni fa. «Il nostro Paese si trova attualmente di fronte a una minaccia esistenziale a causa dell'impatto devastante dell'abuso di droghe e sostanze» ha dichiarato il Presidente Julius Bio. Una parte consistente della popolazione vive in una condizione di estrema povertà esacerbata dal disagio psicosociale vissuto durante la decennale guerra civile (1991-2002) e l'epidemia di Ebola dilagata in Africa Occidentale tra il 2014 e 2016. L’ampia diffusione del kush nasce innanzitutto dal costo relativamente ridotto della droga: il prezzo di una dose si aggira tra i 20 centesimi e il dollaro. Una cifra irrisoria anche per un Paese povero

La droga viene prodotta localmente. Se la cannabis è coltivata in modo diffuso in Sierra Leone, il fentanyl viene prodotto e illegalmente importato dalla Cina. A parere di molti, inoltre, parte integrante di questa mortale miscela sono le ossa umane sottratte dai cimiteri, che per questa ragione vengono ormai da mesi presidiati dalle forze dell’ordine.

Come sottolineato dal Dottor Feyi Ogunade, Regional Organised Crime Observatory Coordinator per l’Africa Occidentale, il kush è utilizzato prevalentemente da giovani adulti, e causa “disorientamento, (…) e uno stato di euforia di lunga durata quasi ipnotica, nel corso del quale si perde il contatto con la realtà per delle ore”.

Ti fa dimenticare”, dice Salifu Kamara, 21 anni, consumatore di kush, che stima che circa l'80% dei giovani del suo quartiere assuma la droga. “Siamo sotto pressione. Non c'è lavoro. Non c'è niente qui”.


Quale coinvolgimento dei gruppi terroristici? 

La gravità della situazione non può però essere evidenziata soltanto in relazione al tragico impatto sociale legato al consumo della droga. La capillare diffusione del kush è la punta dell'iceberg del fenomeno a causa del quale la regione del Sahel sta diventando uno snodo centrale nel traffico globale di droghe che, provenendo dall’Asia e dall’America Latina, attraversano il continente africano per raggiungere poi l’Europa.

Di fatto, nel 2022 i sequestri di cocaina sono saliti alle stelle nel Sahel, passando da una media di 13 kg all'anno sequestrati tra il 2015 e il 2020 a 1.466 kg nel 2022. Secondo le valutazioni dell'UNODC, ciò suggerisce la presenza di un traffico di cocaina su larga scala attraverso la regione.

Come sottolineato da Amado Philip de Andrés, direttore dell’Ufficio regionale per l’Africa occidentale e centrale dell’ONU, “l’aumento dei flussi di droga verso la regione mette a rischio la pace e la sicurezza, (…) i gruppi armati ottengono guadagni con cui finanziare le proprie attività.”

Una descrizione ancora più dettagliata della complessa interazione fra le reti criminali che ruotano intorno al traffico di droga è quella fatta lo scorso aprile dallo United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute (UNICRIS). “Guardare a questa intersezione tra terrorismo e criminalità organizzata attraverso la lente del traffico di droga offre una prospettiva unica sui legami che i diversi gruppi possono sviluppare e mette in evidenza la complessità della minaccia. Infatti, il coinvolgimento di gruppi terroristici o armati nel traffico di droga rappresenta una fonte di guadagno e l'opportunità di acquisire esperienza nel trasferimento illecito e nel riciclaggio dei proventi delle transazioni illecite. Allo stesso tempo, i trafficanti di droga possono beneficiare delle capacità tattiche e delle forniture di armi delle organizzazioni terroristiche.”

Nel caso dell’Africa Occidentale, in cui vaste porzioni di terra sono controllate da gruppi terroristici quali Jama’at Nusrat al-Islam wal Muslimin (JNIM), Islamic State in the Greater Sahara(ISGS), Islamic State in West Africa Province (ISWAP) e Boko Haram, il coinvolgimento degli stessi nel traffico di droga non sembra ancora essere emerso, ma non è possibile escludere che vi sarà, nel prossimo futuro.

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Aurelia Maria Puliafito

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