Giugno è il mese del Pride, periodo che offre momenti di riflessione sulle battaglie di rivendicazione dei diritti della comunità LGBTQIA+ combattute e quelle che si dovranno ancora combattere. E’ stato scelto il mese di giugno perché commemora i moti di Stonewall, una serie di rivolte che ebbero luogo a New York nel giugno del 1969 in risposta alle incursioni della polizia nell’unico bar gay della città, lo Stonewall Inn.
Dal 1969 tanti traguardi sono stati raggiunti, ma il cammino è tutt’altro che concluso.
In Italia, uno dei momenti più significativi verso il riconoscimento giuridico delle coppie dello stesso sesso, è stato l’introduzione delle unioni civili tramite la legge Cirinnà (n. 76/2016). Questa normativa, però, presenta importanti differenze rispetto alla disciplina del matrimonio tra persone di sesso diverso. Le differenze non sono solo terminologiche, ma anche sostanziali.
La disciplina, infatti, pur richiamando l’obbligo di assistenza morale e materiale, di coabitazione, di contribuzione ai bisogni comuni, non prevede l'equiparazione con il matrimonio.
Alcuni obblighi, come quello di fedeltà e collaborazione, sono stati esplicitamente esclusi; anche lo scioglimento dell’unione civile è disciplinato in maniera più semplice: non è prevista la fase della separazione legale, ma solo un periodo di riflessione di tre mesi prima del divorzio.
Una differenza importante riguarda i rapporti con i figli. Alle coppie unite civilmente non è concessa la possibilità di adottare. In merito a ciò, la Corte di Cassazione ha riconosciuto in più occasioni la possibilità di trascrivere in Italia l’adozione avvenuta all’estero da parte di coppie dello stesso sesso, valorizzando l’interesse del minore e la stabilità del legame affettivo già instaurato.
Guardando al contesto europeo, emergono situazioni ancora più critiche. In Ungheria, il governo Orbán ha inasprito ulteriormente la sua politica anti-LGBTQ+. Nel marzo 2025, il Parlamento ha approvato una legge che vieta la promozione della cosiddetta "propaganda gay" nei luoghi pubblici e, soprattutto, impedisce l’organizzazione di manifestazioni del Pride, autorizzando l’utilizzo del riconoscimento facciale per identificare i partecipanti, giustificando la misura come di protezione verso i minori. Tuttavia, il sindaco di Budapest, Gergely Karácsony, ha dichiarato che l'evento si svolgerà comunque, discostandosi dalla politica governativa. Numerosi europarlamentari hanno annunciato la loro partecipazione al Budapest Pride previsto per il 28 giugno 2025, come segno di solidarietà e resistenza contro le politiche di Orbán.
Ad oggi, in Europa, 22 stati riconoscono legalmente il matrimonio egualitario, tra cui Austria, Francia, Germania, Spagna, Grecia e Norvegia. Altri 10 hanno forme di unione civile (come Italia, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Ungheria e San Marino). Restano però ancora alcune nazioni che non offrono alcuna forma di riconoscimento legale per le coppie omosessuali.
Il mese del Pride è occasione per ricordare che i diritti civili ottenuti finora rappresentano solo una tappa intermedia di un percorso di rivendicazione ancora lungo, verso la piena uguaglianza. Un percorso che non è solo nazionale, ma anche europeo, soprattutto in quella parte d’Europa in cui le derive autoritarie stanno prendendo sempre più piede.
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L'Autore
Giorgia Savoia
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