Il background della “Presidenta”
Cresciuta nel mondo scientifico e poi approdata, quasi per caso, nell’amministrazione politica della sua città e successivamente del paese, Claudia Sheinbaum sta affrontando uno dei momenti geopolitici più particolari della storia del Messico moderno.
Nata a Città del Messico nel giugno del 1962, cresce in una famiglia di tradizione ebraica ma non praticante. Il padre, figlio di immigrati lituani ashkenaziti, si specializza in ingegneria chimica. La madre, di origine sefardita bulgara, eccelle nella carriera accademica e nella ricerca scientifica, diventando docente presso l’Universidad Autónoma de México (UNAM) e membro di diversi centri di ricerca come l’American Society for Cell Biology e la European Respiratory Society. Il contesto in cui cresce Claudia Sheinbaum è dunque altamente istruito, appartenente a quella classe media-alta messicana: critica verso le politiche nazionaliste del PRI e vicina alla sinistra intellettuale e ai movimenti sessantottini. D’altronde la stessa Sheinbaum nella sua prima conferenza presidenziale si è definita una figlia del ’68, sottolineando l’importanza del carattere accademico nella sua agenda politica.
Nel 1989 ottiene la laurea in fisica presso l’UNAM; successivamente consegue un master nella stessa università e poi conclude gli studi con un dottorato di ricerca in ingegneria energetica e tutela ambientale negli Stati Uniti, più precisamente nel Lawrence Berkeley Laboratory, in California. Dopo l’esperienza americana torna in patria, svolge l’attività di ricercatrice presso la propria università di provenienza a Città del Messico, ottenendo riconoscimenti internazionali per il proprio operato. Dal 2000 al 2006 ha la sua prima esperienza politica nell’amministrazione comunale della capitale messicana, incoraggiata da Andrés Manuel López Obrador, entra a far parte della giunta cittadina ricoprendo il ruolo di assessora alle politiche ambientali. In questi anni guadagna la fiducia e la stima di López Obrador, tanto da essere definita dall’ex presidente messicano come un'eccellente professionista, attenta e dedita al proprio lavoro, quasi in maniera scientifica più che politica. Dopo la fine del mandato comunale, Sheinbaum torna nel mondo accademico, all’UNAM continua i propri progetti di ricerca con ottimi risultati, arrivando a collaborare con importanti agenzie internazionali come l’Organizzazione Meteorologica Mondiale e le Nazioni Unite.
La svolta politica arriva nel 2015 quando, sostenuta ancora una volta da Obrador, viene candidata alla massima carica cittadina del comune di Tlalpan. Con il sostegno del Partido de Regeneración Nacional (Morena) vince le elezioni comunali e, dopo un biennio alla guida del comune e il raggiungimento della presidenza da parte del proprio mentore Andrés Manuel López Obrador, assume la carica di Governatrice di Città del Messico. Alla guida della capitale messicana, Sheinbaum lavora a stretto contatto con il neoeletto presidente, la sinergia tra i due la pone presto come sua erede politica naturale. Alla fine del mandato presidenziale e relativo pensionamento dalla carriera politica di Obrador, la scelta di continuità all’interno del partito ricade in modo naturale su di lei, facendola diventare così la candidata di punta di Morena alle elezioni del 2024. Il risultato è storico: Sheinbaum conquista quasi il 60% dei voti, una maggioranza che in Messico non si vedeva dai tempi del dominio incontrastato del PRI oltre quarant’anni prima.
La presidenza Sheinbaum e i rapporti con Washington
La posizione del Messico nei confronti degli Stati Uniti è unica nella regione. Il legame tra Città del Messico e Washington risulta allo stesso tempo intenso ma profondamente asimmetrico, in linea con quanto descritto dai teorici della dipendenza 50 anni prima. I più di 3.000 chilometri di frontiera comune rendono evidenti i rapporti strettissimi tra i due paesi, ma espongono anche il Messico alle politiche di forza trumpiane in materia di migrazione, economia, lavoro e sicurezza. Nonostante ciò, nell'ultimo anno la presidenza Sheinbaum ha messo in risalto il proprio operato, scegliendo il male minore rispetto allo scontro frontale con gli USA. A seguito delle accuse statunitensi sulle negligenze nei controlli frontalieri, Sheinbaum ha risposto con un massiccio rafforzamento della guardia di frontiera, incrementandolo di 10.000 unità. Successivamente le accuse riguardanti le ingerenze cinesi nel mercato messicano hanno portato i vertici politici messicani a porre delle limitazioni sugli investimenti provenienti da Pechino, evitando così di usare il paese come una backdoor per l’ingresso di merce cinese nel mercato americano. Infine possiamo citare lo scontro sulla denominazione del Golfo del Messico, o meglio d’America per alcuni, anche in questo caso la linea Sheinbaum ha preferito una contrattazione piuttosto concessiva con Washington, evitando sempre lo scontro violento, acconsentendo nella prospettiva di un partenariato più produttivo con la dirigenza Trump. I risultati sono stati quelli sperati, dopo le iniziali accuse e politiche frontali sono arrivati gli elogi, la Casa Bianca ha sottolineato più volte come la collaborazione con il proprio vicino meridionale sia oggi positiva, portando così un importantissimo risultato a Città del Messico.
La gestione delle politiche bilaterali ha portato anche a un aumento dei consensi interni. Secondo un sondaggio effettuato da Mitofsky, 7 elettori su 10 sarebbero soddisfatti dell’operato dell’attuale amministrazione, evidenziando come l’apprezzamento della vecchia presidenza Obrador non si sia diluito, bensì rafforzato con Sheinbaum, consolidando l’approvazione della popolazione al primo partito del paese, Morena. Le principali preoccupazioni che la cittadinanza suggerisce non sarebbero le tensioni con il vicino nordamericano, bensì i soliti problemi riguardanti la violenza e la sicurezza legati all’attività di organizzazioni criminali del paese. Per contrastare l'attività dei cartelli messicani Sheinbaum ha riportato in auge un vecchio approccio che in realtà era di appartenenza del PRI, accantonando il vecchio stile operativo di Obrador “abrazos no balazos”, ovvero abbracci, non proiettili. La presidente sembra apprezzare più i proiettili, la mano dura che l’attuale amministrazione sta utilizzando ha un doppio vantaggio: in primis mette in risalto la presenza dello Stato anche nelle aree più rurali e storicamente sotto egemonia delle reti criminali, in secondo luogo appaga le richieste di Washington che da anni chiedeva un intervento più militarizzato nel paese.
I dubbi più forti però restano sulla stagnazione dell’economia messicana. La guerra commerciale con gli Stati Uniti ha appiattito la crescita economica locale, rendendo più instabile e imprevedibile la partnership economica con gli USA. In questo senso la politica bilaterale di Sheinbaum pare più chiara e comprensibile: l’accondiscendenza messicana non è da interpretare come sinonimo di debolezza rispetto al partner americano, bensì come una logica del male minore, concedendo vantaggi a breve-medio termine e di tipo politico più che reali e pratici (si può prendere come esempio il rafforzamento dei controlli sulla linea di confine o la disputa sulla denominazione del Golfo del Messico). Riassumendo, la paralisi economica che il Messico sta vivendo in questi mesi è, probabilmente, da interpretare come una vittoria. I meriti sono di Claudia Sheinbaum che è stata in grado di tener testa alla “impegnativa” amministrazione Trump, trasformando Washington da un inatteso rivale ad un vicino pretenzioso.
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L'Autore
Lucas Martin Torres
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