Il “nuovo realismo” di Trump in politica estera

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  Redazione
  21 novembre 2025
  8 minuti, 16 secondi

A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS

La nuova – e per certi versi innovativa - politica estera di Trump, se gestita con moderazione e chiarezza, tende a riconoscere e confermare l’esistenza ed attività delle cosiddette “sfere di influenza”, allontanandosi dalla politica estera di interventismo, piuttosto caratteristico dei secoli passati ed evitando (potenzialmente) futuri quanto nefasti conflitti tra grandi potenze, specie con la Cina Popolare. È relativamente semplice che la seconda amministrazione Trump stia perseguendo una qualche forma di realismo applicato alla propria politica estera, anche se rimane un argomento per alcuni aspetti fortemente dibattuto.

I segnali più importanti indicano, per ora timidamente, una sorta di realpolitik basata sulle "sfere di influenza", e questo potrebbe essere positivo per la pace e la stabilità globale. Un attento osservatore della politica trumpiana ha recentemente definito questo nuovo approccio semplicemente come una prolifica "attività di negoziazione", che ha conferito l'imprimatur di un uomo d'affari al "nuovo realismo".

La prassi diplomatica

Come ben sanno tutti gli studiosi di politica estera, il cosiddetto "realismo geopolitico" racchiude concretamente una ricca tradizione del pensiero nella prassi diplomatica e in quella della guerra, capace peraltro di abbracciare secoli di analisi storica dell’umanità. A tale proposito, si può ricorrere ,tra i più noti, allo storico e generale greco Tucidide, un generale ateniese nonché acuto pensatore, le cui idee continuano a influenzare l'attuale dilemma di Washington relativamente alla politica internazionale USA verso la Cina Popolare. Egli è il celebre autore dell’opera letteraria “La guerra del Peloponneso”, tuttora studiata nei licei italiani.

Tucidide esprime concetti strategici ancora oggi validi in politica estera e di aspetti geopolitici, secondo i quali la dinamica fondamentale della natura umana si manifesta con un’inesauribile brama di espansione: uno slancio che, come una forza primordiale della fisica, non può essere contenuto se non da un’energia contrapposta di almeno pari forza e intensità. Ogni comunità politica, ogni potere organizzato, porta in sé il seme di questa crescita continua, l’“auxesis” degli antichi greci, che spinge le società a superare i propri confini, a competere con i vicini per il territorio, risorse e influenza politica internazionale.

Quando due potenze – come nel caso emblematico dei rapporti tra Atene e Sparta – emergono nello stesso scenario, la loro coesistenza è inevitabilmente precaria: ciascuna cerca di consolidare la propria sfera d’influenza, inevitabilmente arrivando ad invadere quella dell’altra.

In questo scontro di forze, la guerra non rappresenta un’eccezione, ma bensì la naturale conseguenza di una tensione destinata, prima o poi, a deflagrare clamorosamente. Trattati e alleanze possono offrire tregue temporanee, ma non cancellano in alcun modo tale formata logica di fondo: la volontà di primeggiare e per questa ragione l’annientamento del rivale viene inscritto nel cuore stesso della politica internazionale manifestandosi ciclicamente in questa, rendendo fragile ogni equilibrio già raggiunto e in qualche caso storico, da tempo consolidato. Con queste articolate modalità, la lezione di Tucidide continua ad attraversare validamente i secoli illuminando la didattica delle lezioni più forbite di geopolitica nelle accademie militari. Essa da inoltre un virtuoso contributo all’analisi compiuta dei dilemmi strategici odierni.

Che cosa si intende per “realismo”?

Le innumerevoli tradizioni che si celano sotto l'egida del pensiero realistico sulle componenti della politica globale condividono un'attenzione intensa e particolare al POTERE come arbitro primario negli affari mondiali. Al giorno d’oggi, per chi si interroga sul futuro della cruciale relazione tra Stati Uniti e Cina Popolare, una diade che sta assumendo sempre più le sembianze di una "nuova Guerra Fredda", sarà fondamentale comprendere l'approccio al realismo da parte dell'amministrazione Trump.

Un valido quadro per valutare i dibattiti realistici interni all’amministrazione Trump riguarda, ad esempio, la questione se l’attuale realismo abbraccerà il “bilanciamento dei poteri di ognuno” o se invece si orienterà in qualche altra direzione alternativa, magari stavolta a senso unico. L'idea di un "equilibrio di potere" per contrastare la Cina su tutti i fronti sembra essere stata l' idea guida della prima amministrazione Trump. E gli stessi concetti di accelerare la "competizione tra grandi potenze" sono stati accolti con entusiasmo anche dall'amministrazione Biden, con risultati alquanto incerti finora e persino talvolta pericolosi.

Ora, poiché le guerre sia nell'Europa orientale che in Medio Oriente non accennano a placarsi, la seconda amministrazione di Trump sembra stia esplorando un approccio piuttosto innovativo che abbraccia questa prospettiva della sfera di influenza. L'adesione piuttosto sorprendente del Segretario di Stato USA, Marco Rubio, al multipolarismo in una delle sue prime interviste ha dato un forte segnale di questo nuovo approccio. In generale, la sua nomina ha implicato un’attenzione prioritaria all’America Latina. Il che è perfettamente coerente con una prospettiva basata sul concetto delle sfere politiche d'influenza.

Qual è il piano diplomatico dell'amministrazione Trump per il Sudamerica?

L'immigrazione, in particolare la sicurezza dei confini, è stata posta in cima all'agenda della sicurezza nazionale, come viene dimostrato formalmente dal rapporto iniziale del “National Intelligence Council”(NIC) sulle minacce rivolte agli Stati Uniti. Per quanto riguarda le sanzioni contro il Venezuela e la relativamente recente ondata di immigrazione da quello sventurato Paese verso gli Stati Uniti, sembra ancora che la politica di Washington possa essere afflitta da apparenti contraddizioni, non ultimo il fatto che sanzioni più severe potrebbero ancora una volta provocare una nuova ondata di immigrati in preda della disperazione.

Il Salvador

L'approccio transazionale di Trump con El Salvador solleva non pochi interrogativi inquietanti. Tuttavia, bisogna ammettere che il presidente Nayib Bukele ha migliorato notevolmente la sicurezza in quella che un tempo era la capitale mondiale degli omicidi.

Panama

Nella vicina Panama, la politica delle "sfere d'influenza" di Trump si è manifestata in modo più netto con il suo approccio severo del NIC nei confronti del governo panamense, una politica che tocca direttamente anche le relazioni tra Stati Uniti e Cina per via del traffico delle navi nel canale transoceanico. Per quanto riguarda la stessa zona del Canale di Panama, la politica diplomatica decisa da Washington nei confronti del paese centroamericano sin dall'inizio del 2025 ha prodotto numerose concessioni da parte di Panama, tra le quali la volontà di ritirarsi dall'iniziativa strategica cinese della “Belt and Road Initiative” (Via della Seta).

Tra i tanti punti ritenuti critici nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina, la presenza cinese a Panama non è esattamente di primaria importanza, ma la nuova politica statunitense ha irritato Pechino. Si spera che si possa trovare un compromesso logico e accettabile sulle tariffe pagate dal passaggio delle navi statunitensi (comprese le navi militari). Va riconosciuto che il Canale di Panama ha sempre costituito un interesse vitale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, quindi l'attenzione ossessiva di Washington è in un certo senso plausibile. Guardando oltre l'emisfero occidentale, si può facilmente vedere come un approccio politico basato sulla sfera di influenza degli Stati Uniti segnerebbe un netto distacco dalle politiche precedenti, aprendo al contempo la porta a scelte strategiche maggiormente orientate verso una condotta moderata.

È sbagliato che una nazione abbia una “sfera di influenza”?

E’ necessario ricordare che l'ex Segretario di Stato, Anthony Blinken, appena due mesi prima dell'invasione russa dell'Ucraina, affermò che "un solo Paese non ha il diritto di esercitare una sfera di influenza. Questo concetto dovrebbe essere relegato nel dimenticatoio della storia".

Ma valutando a posteriori è relativamente semplice che questa tragica guerra avrebbe potuto essere evitata se i leader di Washington avessero compreso meglio la vera natura delle relazioni strategiche e di sicurezza vigenti tra Russia e Ucraina. In particolare, si sarebbe capito che il Cremlino non stava bluffando su questa questione, che i leader russi ritengono che l’ucraina appartenga totalmente alla loro sfera d'influenza, una conclusione che appare logica per chiunque abbia anche solo lontanamente familiarità con la storia complessa dell'Europa orientale.

Un approccio basato sulle sfere di influenza potrebbe rivelarsi estremamente utile per arrestare la possibile quanto letale deriva verso un conflitto tra grandi potenze nell'Asia orientale, che al confronto potrebbe far sembrare di poco conto la guerra tra Russia e Ucraina.

Certo, gli Stati Uniti devono collaborare strettamente con i loro alleati, Giappone e Corea del Sud, per salvaguardare la propria sfera d'influenza già consolidata nell'Asia nord-orientale. Tuttavia, gli Stati Uniti dovrebbero esercitare cautela nel contesto della controversia Cina-Filippine, per non oltrepassare i delicati confini di questa regione.

“Salvaguardiamo le isole di Manila”, naturalmente, ma, dice il Dipartimento di Stato (DDS) enfaticamente, non anche tutte le barriere coralline e le secche del Mar Cinese Meridionale. Seguendo questa nuova analisi improntata al realismo, si dovrebbe inoltre riconoscere che Taiwan fa parte della sfera d'influenza cinese, senza che questa significhi obbligatoriamente l’esercizio di un dominio.

I tentativi di separare definitivamente Taiwan dalla Cina costituiscono lo stessa sconsideratezza che ha caratterizzato la diplomazia statunitense nei confronti dell'Ucraina negli ultimi due decenni. Non riconoscere l'evidente e incrollabile interesse di Pechino per Taiwan potrebbe facilmente sfociare in un'altra guerra tragica e inutile, che potrebbe comportare rischi nucleari potenzialmente catastrofici.

Riformare il realismo americano contemporaneo per adottare un approccio basato sulle sfere d'influenza costituisce quindi una sfida impegnativa. Tuttavia, offre anche la promessa di una maggiore stabilità e pace globale dopo un lungo periodo di grandi turbolenze caratterizzato dall'eccesso di potere americano. Certamente non significa che gli Stati Uniti debbano pianificare la conquista della Groenlandia.

La Groenlandia

Semplicemente non c'è alcuna minaccia credibile per gli Stati Uniti da parte della Groenlandia in quanto questa enorme isola è già oggi ampiamente sotto l'influenza americana, con basi militari americane operative per giunta che risalgono a circa un secolo fa.

Eppure, questa particolare assurdità non dovrebbe minare quello che è un promettente ritorno al riconoscimento che le sfere di influenza rivestono un significato comunque assoluto, simile alla gravità, e devono essere rispettate di conseguenza.

Semper et in aeternum

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