Sirene nelle strade, decreti in parlamento e cittadini divisi. Negli ultimi anni la sicurezza e le sue sfumature sono tornate al centro del dibattito politico e sociale. In un'Italia che si interroga quotidianamente su quanto sia davvero sicura, si è creato un confronto infuocato il cui oggetto è il controverso Decreto Sicurezza. Ma cosa significa oggi “sentirsi al sicuro”? E soprattutto: chi decide cosa è sicurezza e cosa è controllo?
Il Decreto Sicurezza, è stato approvato dal Senato della Repubblica il 4 giugno 2025, e successivamente all'approvazione della Camera dei Deputati datata 29 maggio 2025, è diventato legge. Pene più dure, maggiori poteri alle forze dell'ordine e regole più severe. Presentato come uno scudo contro il caos, il Decreto Sicurezza è visto come una svolta autoritaria dall'opposizione.
Quale Italia si celerà ora, dietro la parola sicurezza?
Lo scopo del provvedimento è intervenire su molteplici fronti che spaziano dall'immigrazione al contrasto del terrorismo, a fornire maggiori tutele alle forze dell'ordine e a porre vincoli maggiori sulle manifestazioni. Alcune delle novità del decreto prevedono l'inasprimento delle pene per chi aggredisce pubblici ufficiali, l'introduzione di 14 nuovi reati (tra cui la rivolta in carcere), 9 aggravanti e strette alla cannabis light.
Nella sua versione più recente, il decreto ha rafforzato i poteri operativi degli agenti, ha inasprito le pene per chi aggredisce pubblici ufficiali, ha regolato con più durezza i raduni non autorizzati e ha aumentato i fondi per il controllo urbano.
E qui entra in gioco un tema cruciale: la percezione che gli italiani hanno delle forze dell’ordine. Le forze dell’ordine si trovano così al centro di un duplice processo: da un lato, un rafforzamento delle proprie funzioni; dall’altro, una crescente esposizione mediatica e una maggiore pressione da parte dell’opinione pubblica. Un sondaggio dell'Istat pubblicato nel 2024, in riferimento al rapporto annuale Benessere Equo e Sostenibile, mostra dei dati interessanti. La fiducia riposta nelle forze dell'ordine è superiore rispetto a quella che gli italiano hanno nei confronti della politica. Oltre il 60% degli italiani esprime di sentirsi più al sicuro, specialmente nelle aree metropolitane dove fenomeni di microcriminalità, aggressioni e violenza sono frequenti. Tuttavia, il 35% della popolazione esprime preoccupazione in merito ad eventuali abusi di potere e alla possibilità che il decreto aumenti la distanza tra cittadini e Istituzioni.
Analizzando i cambiamenti in atto, emergono alcune domande cruciali: la sicurezza percepita coincide con la sicurezza reale? Il rispetto delle regole può andare di pari passo con la tutela dei diritti individuali? Le misure punitive e repressive possono trasmettere un senso immediato di protezione, ma non sempre corrispondono a una reale riduzione del crimine. In molti casi, i problemi di fondo come degrado urbano, disuguaglianze sociali, disagio giovanile restano irrisolti. La sicurezza non si costruisce solo con pene più severe, ma si insegna anche tra i banchi di scuola, tra le mura di casa, in una società che diventa inclusiva e meno bigotta tramite la collaborazione tra istituzioni e cittadini.
Il Decreto ha evidenziato delle fratture che nel Bel Paese sembrano difficili da superare. I cittadini del settentrione e gli anziani tendono a sostenere maggiormente la norma approvata. D'altro canto, tra i più giovani e i cittadini del meridione prevale lo scetticismo. Anche all’interno delle stesse forze dell’ordine ci sono visioni contrastanti: chi accoglie con favore l’aumento delle tutele, e chi denuncia un sovraccarico di responsabilità senza risorse adeguate.
L'approvazione del Decreto Sicurezza, pur nato per rafforzare lo Stato, ha fatto emergere le sue crepe più profonde: disparità territoriali, sfiducia generazionale, polarizzazione politica. In un’Italia che si scopre spaccata sulla definizione stessa di “sicurezza”, resta aperta una sfida ben più ampia: trasformare una legge in una visione collettiva di futuro, dove il controllo non escluda il rispetto e la giustizia non annulli la libertà.
Perché la vera sicurezza non è solo un decreto: è un equilibrio sottile tra regole e diritti, autorità e umanità. E quell’equilibrio, oggi più che mai, va cercato insieme.
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L'Autore
Siria Schifano
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