Il progetto di pace americano per l'Ucraina

Tra cessioni territoriali e "russificazione"

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  Lorenzo Graziani
  25 novembre 2025
  4 minuti, 3 secondi

Diverse testate giornalistiche hanno recentemente riportato la notizia che gli Stati Uniti di Donald Trump e la Russia di Vladimir Putin avrebbero raggiunto un accordo riguardante un piano per porre fine alla guerra in Ucraina, anche se al momento le condizioni sono poco chiare.

Tutto ciò accade mentre l’offensiva russa si fa più dura, in attesa dell’arrivo dell’inverno: gli attacchi più recenti sono quello alla città di Ternopil e quello ai danni di alcune strutture energetiche ucraine, atti a indebolire la resilienza dei civili alle temperature rigide dei prossimi mesi e a ottenere una posizione contrattuale di forza.

Il piano

Il piano in questione, strutturato in 28 punti e redatto dall’inviato speciale di Trump Steve Witkoff e dal Consigliere del Cremlino Kirill Dmitriev, è stato fatto trapelare da alcune importanti testate giornalistiche e ha subito diviso l’opinione pubblica internazionale.

La questione più importante riguarda le cessioni territoriali: il governo di Kiev dovrebbe cedere l’intero Donbas e la Crimea, mentre per Kherson e Zaporizhzhia verrebbero congelate le linee che attualmente dividono i due schieramenti. Kiev dovrebbe inoltre acconsentire a ridimensionare il suo esercito e la sua dotazione militare: verrebbe richiesto un esercito di massimo 600 mila unità e il totale abbandono dei missili a lungo raggio, sistemi di lancio in grado di colpire direttamente obiettivi in suolo russo e per i quali il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy aveva a lungo negoziato.

A questo si aggiungerebbe una stretta limitazione all’assistenza militare statunitense e un divieto perentorio di dislocamento di truppe NATO nel territorio ucraino. A questo proposito, a Kiev verrebbe imposto di non entrare in alcuna alleanza militare e l’Unione Europea dovrebbe limitarsi ai jet da guerra stanziati in Polonia per difendere il confine orientale.

Il contenuto del piano non si limiterebbe però alle sole questioni di carattere politico-militare, ma andrebbe a interessare anche aspetti di carattere socio-culturale. Tra questi, l’obbligo di riconoscere il russo come lingua ufficiale del Paese e di concedere un riconoscimento formale alla Chiesa ortodossa russa.

Infine, come conseguenza del piano di pace, la Russia verrebbe gradualmente riammessa nel sistema economico globale e le sanzioni a suo carico verrebbero sollevate.

Come controparte delle concessioni, il governo di Kiev otterrebbe una garanzia americana contro eventuali future aggressioni russe, anche se l’entità di questa garanzia rimane al momento indefinita, e 100 miliardi di dollari di asset russi congelati per finanziare la ricostruzione del Paese.

Le reazioni

Al momento il contenuto del piano non è stato confermato dall’amministrazione Trump, ma il Segretario di Stato Marco Rubio ha commentato la situazione ucraina su X scrivendo “raggiungere una pace durevole richiederà che entrambe le parti accettino concessioni difficili ma necessarie. Ecco perché continueremo a sviluppare una lista di potenziali idee per concludere questa guerra, basate su input derivanti da entrambe le parti di questo conflitto”.

In Ucraina le reazioni non si sono fatte attendere. Il Presidente ucraino Volodymyr Zelenskyy, che di recente è stato in Turchia per consolidare il rapporto diplomatico con il Presidente turco Erdoğan, ha dichiarato di aver ricevuto la bozza del piano e che vorrà discuterne direttamente con Trump, nonostante il recente incontro con alcuni ufficiali del Pentagono a Kiev.

Alla risposta cauta di Zelenskyy hanno però fatto seguito commenti meno concilianti da parte di diversi ufficiali ucraini, che hanno definito il piano come “assurdo e inaccettabile”, soprattutto per il mancato coinvolgimento dell’Ucraina nel processo di negoziazione, ma anche per le clausole trapelate, che sembrano andare nella direzione di una resa praticamente incondizionata e che riprendono apertamente le richieste avanzate dal Cremlino all’inizio dell’invasione.

“Al momento non ci sono segnali che il Cremlino sia pronto ad affrontare negoziati seri. Putin sta provando a prendere tempo e a evitare le sanzioni americane”, ha dichiarato Oleksandr Merezhko, Presidente della Commissione parlamentare per la politica estera dell’Ucraina. “Significherebbe capitolare, per l’Ucraina, per l’Europa e per l’America”, sostiene Roman Kostenko, un importante politico e comandante ucraino.

Anche da Bruxelles sono state sollevate alcune preoccupazioni, soprattutto per il fatto di non essere stati né coinvolti né avvisati in anticipo. A questo proposito, l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea, Kaja Kallas, ha dichiarato che l’Europa è pronta ad accogliere ogni tentativo di raggiungere una pace duratura, ma ha anche sottolineato che, perché funzioni, è necessario il coinvolgimento di ucraini ed europei.

“Putin potrebbe far finire questa guerra immediatamente, smettendo di bombardare i civili e di uccidere le persone. Ma non vediamo alcuna concessione da parte russa. Accogliamo ogni sforzo per far finire questa guerra, […] ma la pace deve essere giusta e duratura”, ha affermato Kallas.

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