Nel novembre del 2023 il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato la firma del protocollo Italia-Albania, il quale prevedeva la costruzione di due centri di accoglienza per migranti sul territorio albanese. Il protocollo non è passato inosservato suscitando preoccupazioni anche a livello europeo: Dunja Mijatovic, commissaria per i Diritti Umani del Consiglio d’Europa, sottolinea come il protocollo d’intesa tra Roma e Tirana ponga importanti interrogativi sui diritti di persone migranti, rifugiate e richiedente asilo. L’intesa firmata da Giorgia Meloni e dall’omologo albanese , Edi Rama, “solleva diverse preoccupazioni in materia di diritti umani e si aggiunge a una preoccupante tendenza europea verso l’esternalizzazione delle responsabilità in materia di asilo“. La Commissione Europea prosegue ad analizzare il testo del protocollo per individuare potenziali violazioni del diritto internazionale e comunitario in materia di asilo ed accoglienza. Mijatović inoltre ha aggiunto che “le misure di esternalizzazione aumentano significativamente il rischio di esporre rifugiati, richiedenti asilo e migranti a violazioni dei diritti umani“, dal momento in cui “lo spostamento della responsabilità oltre confine da parte di alcuni Stati incentiva anche altri a fare lo stesso”, creando potenzialmente “un effetto domino che potrebbe minare il sistema europeo e globale di protezione internazionale”. Prevedendo la costruzione di due centri su territorio albanese ma sotto la giurisdizione italiana – a Shengjin per le procedure di sbarco e di identificazione e a Gjader come un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) – l’intesa tra Italia e Albania “crea un regime di asilo extraterritoriale ad hoc caratterizzato da molte ambiguità giuridiche”. In altre parole, “la mancanza di certezza giuridica probabilmente comprometterà le garanzie fondamentali” per i diritti umani e la responsabilità per le violazioni, “determinando un trattamento differenziato tra coloro le cui domande di asilo saranno esaminate in Albania e coloro per i quali ciò avverrà in Italia”.
Il ministro italiano dell’interno Matteo Piantedosi ha annunciato recentemente la conclusione dei lavori di costruzione dei centri per migranti allestiti in Albania. L’Italia ha costruito a sue spese due strutture, gestite dalle autorità nazionali, per accogliere al loro interno un massimo di tremila migranti. Le aree destinate sono il porto di Shengjin, dove è stato allestito un hotspot per l’identificazione dei migranti soccorsi in mare dalle navi italiane, e Gjader, una cittadina nell’entroterra dove sono stati costruiti un centro per il trattenimento di richiedenti asilo da 880 posti, un centro di permanenza per i rimpatri da 144 posti e un penitenziario da 20 posti.
I lavori di allestimento nell’area di Gjader hanno subito dei ritardi e le strutture sono state inaugurate solo pochi giorni fa invece del 20 maggio 2024 come era stato previsto da un bando della Prefettura di Roma. A giugno 2024 Meloni aveva dichiarato che i centri sarebbero stati operativi «dal 1° agosto», un traguardo non rispettato. Secondo le stime del Ministero dell’Interno, il costo dell’intero progetto, che avrà una durata di cinque anni prorogabile per altri cinque, ammonta a circa 650 milioni di euro, tra spese di costruzione delle strutture e costi di gestione.
Non tutti i migranti soccorsi dalle navi italiane potranno essere trasferiti in Albania. In questi centri, infatti, potranno soggiornare solo i maschi adulti provenienti da Paesi considerati “sicuri”, ossia quegli Stati dove secondo l’Italia vige un ordinamento democratico e dove sono rispettati i diritti delle persone. Oltre all’Albania, la lista di questi Paesi comprende il Bangladesh, il Camerun, il Gambia, l’Algeria, la Bosnia-Erzegovina, Capo Verde, la Colombia, la Costa d’Avorio, l’Egitto, la Georgia, il Ghana, il Kosovo, la Macedonia del Nord, la Tunisia, il Montenegro, la Nigeria, il Perù, il Senegal, la Serbia, lo Sri Lanka e il Marocco. Le richieste di protezione internazionale provenienti dai cittadini di questi Stati sono esaminate più velocemente e più difficilmente sono accettate dal momento che, secondo il governo italiano, in questi Paesi sono rispettati i diritti umani e i loro abitanti corrono meno rischi che altrove.
Una settima fa 16 migranti, dopo essere stati tratti in salvo nel Mediterraneo dalle autorità italiane sono giunti nel porto albanese di Shengjin. Quattro di loro, due minorenni e due con problemi di salute sono stati reindirizzati in Italia. Il tribunale di Roma però non ha convalidato i decreti di trattenimento dei 12 migranti portati nel primo dei centri italiani di permanenza per il rimpatrio in Albania. I 16 erano arrivati nel centro da Lampedusa con la nave Libra della Marina Militare: dieci provenienti dal Bangladesh e 6 dall'Egitto. I centri sono in Albania, ma risultato essere giurisdizione italiana pertanto devono essere le autorità italiane a svolgere tutte le procedure relative all’autorizzazione della detenzione amministrativa e all’esame delle richieste di protezione internazionale. Per questi 12 migranti lo ha fatto la questura di Roma emettendo un decreto di trattenimento che avrebbe poi dovuto essere convalidato dalla 18esima sezione del tribunale civile della capitale che è competente sull'immigrazione. La convalida però è stata negata. La mancata convalida ha come conseguenza che queste persone non possano essere trattenute in Albania e devono tornare in Italia poiché non possono restare nelle strutture e neanche sul suolo albanese. Una nave della Marina Militare li riporterà a Bari e saranno trasferiti in un centro di accoglienza. Il costo potrebbe arrivare a 80mila euro. Da qui, entro due settimane, potranno presentare ricorso per ottenere la protezione internazionale. I giudici di Roma scrivono che «i due Paesi da cui provengono i migranti, Bangladesh ed Egitto, non sono sicuri anche alla luce della sentenza della Corte di Giustizia europea». La reazione della Lega è arrivata immediatamente ed ha contribuito ad infiammare il dibattito pubblico e politico ;«I giudici pro immigrati si candidino alle elezioni ma sappiano che non ci faremo intimidire». Elly Schlein ritorna su una posizione già sostenuta: «Abbiamo presentato un'interrogazione sui costi per l'Albania, c'è un danno erariale». Il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi ha detto: «Rispettiamo la decisione dei giudici, presenteremo ricorso». La premier Giorgia Meloni continua sulla sua posizione dichiarando che non spetta alla magistratura dire quali sono i Paesi sicuri ma al governo.
I costi non sono l’unica fonte di preoccupazioni, ONG come Amnesty International mostrano timori per i diritti umani dei migranti. L’organizzazione ha reso nota una dichiarazione pubblica che mette in luce le principali criticità dell’accordo e lo contestualizza all’interno di una più ampia tendenza internazionale verso l’esternalizzazione del controllo delle frontiere e dell’esame delle domande di asilo.
Amnesty International Italia si è detta profondamente preoccupata per i potenziali impatti negativi del protocollo sull’effettiva tutela dei diritti umani, aveva già invitato le istituzioni italiane ad astenersi dalla sua ratifica e attuazione.
“L’attuazione del protocollo avrà innumerevoli conseguenze negative sui diritti umani. In particolare, sul sistema di ricerca e soccorso in mare, sul diritto di asilo e sulle garanzie procedurali a difesa delle persone in condizioni di vulnerabilità, nonché sulla libertà personale delle persone richiedenti asilo e migranti”, ha dichiarato Anneliese Baldaccini, responsabile Relazioni istituzionali di Amnesty International Italia. L’obbligo internazionale di garantire uno sbarco rapido in un luogo sicuro dopo il salvataggio viene infranto dalla scelta di imporre un tragitto di all’incirca 1000 km da percorrere dal Mediterraneo centrale verso l’Albania. Questo prolungamento del viaggio, oltre a costituire una violazione degli standard internazionali di ricerca e soccorso, sottopone le persone appena salvate in mare a sofferenze non necessarie ed aggiuntive. Inoltre, l’accordo potrebbe avere ulteriori impatti negativi sul sistema di ricerca e soccorso, aggravando la già critica situazione nel Mediterraneo centrale e mettendo a rischio numerose vite umane. Solo nel 2023, almeno 2498 persone hanno perso la vita nel Mediterraneo centrale, segnando un aumento notevole rispetto all’anno precedente. Nel diritto europeo e internazionale, il trattenimento è un’eccezione che necessita di valutazioni individuali e non può costituire la regola. Non ci resta che attendere e valutare se il Protocollo Italia-Albania rappresenterà una possibile soluzione al problema immigrazione.
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L'Autore
Lisa Pasolini
Lisa, 22 anni. Studentessa di scienze internazionali e diplomatiche presso l'università di Bologna.
Autrice in Framing in the World.
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Diritti umani albania Italia Immigrazione