IL RAPPORTO DRAGHI SULLA COMPETITIVITÀ DELL’UNIONE EUROPEA

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  Valentina Cannito
  14 settembre 2024
  6 minuti, 37 secondi

"Abbiamo raggiunto il punto in cui, senza un'azione, dovremo compromettere il nostro benessere, il nostro ambiente o la nostra libertà".

Con queste parole, Mario Draghi ha evidenziato l'urgenza di agire senza ulteriori rinvii, se si desidera invertire la tendenza di crescita rallentata che ha caratterizzato l'Unione Europea negli ultimi vent'anni.

Il 9 settembre 2024 è stato presentato da Mario Draghi, insieme al Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, il rapporto sulla competitività dell’Unione Europea intitolato The future of European competitiveness o conosciuto anche come "Rapporto Draghi".

Il documento nasce dall'incarico affidato dalla Commissione Europea a Mario Draghi, ex presidente della Banca Centrale Europea e figura di rilievo nell'economia europea, con l'obiettivo di elaborare un rapporto che esprima la sua visione personale sul futuro della competitività europea.

Il rapporto propone una rinnovata strategia industriale per l’Europa, invitando a realizzare investimenti di portata eccezionale e a introdurre un nuovo debito comune, per rispondere alle necessità industriali e di difesa del continente.

Il debito comune

Il rapporto sulla competitività sottolinea che l'Unione Europea deve mobilitare almeno 750-800 miliardi di euro all'anno per competere con Stati Uniti e Cina. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario aumentare la quota di investimenti dall'attuale 22% del PIL al 27%, invertendo un declino decennale nelle principali economie europee. "L'UE dovrebbe continuare a emettere strumenti di debito comuni, seguendo il modello dei fondi del Next Generation EU, per finanziare progetti di investimento condivisi che accresceranno competitività e sicurezza", ha dichiarato Draghi. Inoltre, il rapporto avverte che se beni pubblici essenziali, come infrastrutture e capacità di difesa, non vengono pianificati e finanziati congiuntamente, potrebbero risultare insufficienti.

Innovazione, decarbonizzazione e autonomia strategica

Il documento di 400 pagine è suddiviso in due sezioni principali: la Parte A, la quale presenta la strategia per migliorare la competitività europea, mentre la Parte B offre un’analisi più dettagliata e contiene delle raccomandazioni politiche mirate.

La prima parte del rapporto individua tre ambiti prioritari su cui l'Europa deve intervenire per stimolare la crescita: innovazione, decarbonizzazione e autonomia strategica nelle tecnologie avanzate e nelle materie prime.

Sostenere le imprese in Europa attraverso la promozione dell'innovazione

Per quanto riguarda l'innovazione, il rapporto sottolinea la necessità per l'Europa di concentrarsi sullo sviluppo tecnologico avanzato, superando un’industria spesso rigida e normative troppo restrittive che frenano la commercializzazione delle innovazioni. Queste barriere spingono molte start-up europee a trasferirsi altrove per poter crescere.

L'Unione Europea deve, con urgenza, riorientare i propri sforzi collettivi per ridurre il divario di innovazione con Stati Uniti e Cina, specialmente nel settore dell'alta tecnologia. "Il problema non è la mancanza di idee o di ambizione in Europa (...) ma piuttosto il fatto che l'innovazione è bloccata: non riusciamo a trasformare le idee innovative in prodotti commerciali", ha dichiarato Draghi.

Negli ultimi cinquant'anni, nessuna azienda dell'UE con un valore superiore ai 100 miliardi di euro è stata fondata da zero, e dal 2008, il 30% delle start-up europee valutate oltre 1 miliardo di dollari ha dovuto lasciare il continente a causa delle difficoltà di crescita.

Con il mondo sull'orlo di una rivoluzione nell'Intelligenza Artificiale, "l'Europa non può permettersi di restare ancorata alle 'tecnologie e industrie di mezzo' del secolo scorso. Dobbiamo liberare il nostro potenziale innovativo", ha aggiunto Draghi, sottolineando anche l'importanza di investire nelle competenze umane per realizzare queste ambizioni.

La decarbonizzazione come necessità e opportunità

La decarbonizzazione viene considerata non solo una necessità, ma anche un'opportunità strategica per l'Europa. L'obiettivo è ridurre i costi energetici e sfruttare le opportunità industriali offerte dalla transizione verso un'economia verde. Tuttavia, affinché la decarbonizzazione non diventi un freno alla competitività, è essenziale che sia gestita in modo coordinato. Le politiche devono essere armonizzate per garantire che i vantaggi della decarbonizzazione raggiungano i consumatori finali, favorendo al contempo lo sviluppo dell'industria delle tecnologie pulite.

Dipendenza dalle materie prime critiche e dalle tecnologie avanzate

Draghi ha ribadito l'importanza per l'Unione Europea di ridurre la propria dipendenza economica per rafforzare la sicurezza interna, evidenziando come l'UE sia particolarmente esposta a rischi legati alla dipendenza da pochi fornitori di materie prime critiche e tecnologie digitali. Ad esempio, ha sottolineato che il 75-90% della capacità produttiva globale di semiconduttori wafer è concentrata in Asia.

Per affrontare questa vulnerabilità, Draghi ha proposto l'adozione di un piano europeo di "politica economica estera", che coordini accordi commerciali e investimenti diretti con Paesi ricchi di risorse. Questo piano dovrebbe includere la creazione di riserve strategiche e la costruzione di partenariati industriali per assicurare la continuità delle catene di approvvigionamento fondamentali. In questo modo, l'Europa potrebbe ridurre la sua dipendenza, rafforzare la propria autonomia economica e la resilienza ad eventuali interruzioni.

Ricerca e Innovazione

La Parte B del documento riveste un ruolo fondamentale per l'innovazione, offrendo analisi dettagliate e raccomandazioni mirate a potenziare la competitività dell'UE.

Il capitolo inizia evidenziando come la ricerca e l'innovazione siano fondamentali per la crescita della produttività, il benessere e il sostegno al sistema di welfare europeo, specialmente in un contesto di invecchiamento demografico. Tuttavia, l'Europa si trova in una posizione arretrata rispetto a Stati Uniti e Cina in termini di innovazione. Il Rapporto Draghi presenta proposte in sette settori strategici, con l'intento di creare o potenziare, nel breve e medio periodo, le condizioni necessarie affinché l'Europa possa sfruttare pienamente il contributo dell'innovazione per migliorare la sua competitività nei mercati internazionali:

  1. Supportare l’innovazione disruptive, le Start-up e le Scale-up;
  2. Progettare un Programma Quadro di Ricerca e Innovazione (R&I) più semplice ed efficace;
  3. Promuovere l’eccellenza delle Università;
  4. Investire in infrastrutture tecnologiche e di ricerca leader a livello mondiale;
  5. Più R&I e migliore coordinamento;
  6. Un Ecosistema normativo più favorevole e semplice per le imprese innovative;
  7. La prosperità condivisa come motore dell’innovazione.

Per poter approfondire questi sette punti si consiglia la lettura della Parte B del Rapporto Draghi.

Il processo decisionale europeo deve essere riformato

“Una nuova strategia industriale per l’Europa non funzionerà senza cambiamenti paralleli all’assetto istituzionale e al funzionamento dell’Unione”

Infine, il rapporto afferma che per rispondere in modo più tempestivo alle sfide che l'Unione Europea deve affrontare, sarebbe necessario snellire la burocrazia e migliorare l’efficienza del processo decisionale dell’UE. Draghi ha infatti evidenziato che "l'Unione non riesce a coordinarsi nei settori cruciali e le regole decisionali europee non sono state adattate all'espansione dell'UE e alla crescente complessità e ostilità del contesto globale che dobbiamo affrontare".

Rispetto ai singoli paesi concorrenti come Stati Uniti e Cina, le norme decisionali dell'UE sono percepite come lente e complesse. Le decisioni, spesso trattenute da veti multipli e da un processo legislativo lungo in media 19 mesi, non si adattano alla velocità richiesta dagli sviluppi globali.

Per affrontare questa situazione, il rapporto suggerisce tre obiettivi chiave:

1. Riorientare il lavoro dell’UE: creare un nuovo "Quadro di Coordinamento della Competitività" per consolidare le politiche comunitarie e migliorare il coordinamento, riducendo la burocrazia e focalizzandosi sulle priorità strategiche. Questo quadro includerebbe Piani d'Azione con obiettivi chiari e governance semplificata.

2. Accelerare l’azione dell’UE: estendere l’uso del voto a maggioranza qualificata e, se necessario, ricorrere alla cooperazione rafforzata tra Stati membri per superare i blocchi istituzionali. In alternativa, esplorare la cooperazione intergovernativa, pur consapevoli dei limiti giuridici e democratici.

3. Semplificare le norme: ridurre l'onere normativo eliminando la sovrapposizione e le incoerenze, attraverso un vicepresidente per la semplificazione e una metodologia unica per valutare il costo della regolamentazione. Le nuove normative dovrebbero essere testate per la loro competitività e impatto su PMI e piccole imprese, con una maggiore enfasi sull'uso di tecnologie come l'intelligenza artificiale per abbattere i costi amministrativi.


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L'Autore

Valentina Cannito

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