Il rimpatrio di Almasri: la vicenda giuridica e politica

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  Emma Zurru
  26 gennaio 2025
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Il rimpatrio di Almasri: la vicenda giuridica e politica

A cura di Emma Zurru

Il 18 gennaio 2025 la Camera preliminare I della Corte Penale Internazionale (“ICC”, International Criminal Court) ha emesso, dopo la richiesta formulata al 2 ottobre 2024 dal procuratore generale della Corte, un mandato di arresto per Osama Elmasry Njeem, in Italia noto con il nome di “Almasri”.

Elmasry è un comandante della polizia giudiziaria del governo di Tripoli (quello riconosciuto dalla comunità internazionale, ma non l’unico libico) e responsabile della gestione della prigione di Mitiga, a Tripoli; è sospettato di aver commesso diversi crimini di guerra e contro l’umanità: il mandato ne elenca dieci, tra cui omicidio, tortura, stupro, violenza sessuale, trattamenti crudeli e persecuzione, che l’uomo avrebbe commesso nella prigione libica a partire dal febbraio 2015. Sono diverse le testimonianze di rifugiati confluite nel fascicolo della Corte, dove viene descritto come torturatore di migranti.

La Camera della ICC ha concluso che alcuni di questi crimini sono stati commessi personalmente da Elmasry, mentre altri sono stati computi, su suo ordine o con il suo aiuto, da membri della RADA, le “forze speciali di deterrenza per la lotta alla criminalità organizzata e al terrorismo”, cioè una milizia che ebbe un ruolo nel rovesciamento del regime di Muammar Gheddafi nel 2011 e che oggi è guidata da Abdulrauf Kara. L’ascesa della milizia è stata favorita dal vuoto di potere politico e dalla graduale presa di controllo su postazioni civili e militari. Tra di esse, l’aeroporto e la prigione di Mitiga.

Lo stesso 18 gennaio la Corte ha trasmesso il mandato di cattura a sei dei 125 Stati Parte, ovvero gli Stati che hanno aderito allo statuto di Roma nel 1998 e che sono quindi rappresentati nell’Assemblea degli Stati Parte, l’organo legislativo della ICC. Tra gli Stati coinvolti nella richiesta di arresto c’è anche l’Italia, Paese contraente della Corte penale internazionale.

Elmasry è stato individuato e arrestato a Torino il giorno dopo, il 19 gennaio: era prima stato a Roma e poi, assieme ad altri tre uomini, apparentemente non identificati dalla Digos, si sarebbe recato a Torino per vedere la partita di calcio Juventus-Milan.

L’uomo è stato tuttavia scarcerato velocemente, martedì 21, e mercoledì sera era già stato rimpatriato, a bordo di un volo di Stato, senza preavviso o consultazione con la Corte internazionale.

La ragione della scarcerazione è stata indicata in un cavillo giuridico, come dichiarato in una nota dal Procuratore generale: non sarebbe stato possibile convalidare l’arresto “in quanto non preceduto dalle interlocuzioni con il ministro della Giustizia, titolare dei rapporti con la Corte internazionale […] Per l’effetto non ricorrono le condizioni per la convalida e, conseguentemente, per una richiesta volta all’applicazione della misura cautelare”.

È emerso però che la mancata interlocuzione che ha provocato la “irritualità dell’arresto” non sarebbe quella dalla Corte d’appello al ministro Nordio, il quale sarebbe stato a conoscenza dell’arresto, ma piuttosto si tratterebbe di una mai fornita risposta del ministro e una sua negligenza nella comunicazione con l’Aia.

Il Governo non si era ancora espresso sulla vicenda e le opposizioni, unanimi, hanno chiesto alla Premier di riferire in Parlamento. Anche diverse ONG, impegnate nella tutela dei diritti delle persone migranti, si sono espresse: il portavoce di Amnesty International, Riccardo Noury, ha definito il rilascio “scandaloso” e ha sottolineato gli obblighi dell’Italia verso la Corte penale internazionale, ricordando che il suo Statuto fu delineato nel 1998 proprio in Italia, a Roma.

Intanto la ICC, si legge nel comunicato stampa del 22 gennaio, ha chiesto spiegazioni alle autorità italiane, ma ancora non le ha ottenute.

Nel frattempo le sole dichiarazioni ufficiali vengono dal ministro dell’Interno, Piantedosi, il quale ha risposto a un’interrogazione in Senato sul provvedimento di rimpatrio in data 23 gennaio: l’espulsione sarebbe stata da lui disposta per “urgenti ragioni di sicurezza […] vista la pericolosità del soggetto”, facendo riferimento all’art.13 comma 1 del testo unico in materia di immigrazione, ma impropriamente: l’articolo descrive le situazioni in cui è lecito e necessario disporre l’espulsione e il rimpatrio di un soggetto straniero, ma il caso di Elmasry non rientra in nessuna di queste. Ha poi dichiarato che il Governo renderà un’informativa più dettagliata mercoledì prossimo, per chiarire tutti i passaggi della vicenda.

Sempre mercoledì, il ministro Nordio sarà convocato dal Copasir, il Comitato parlamentare di controllo sull’operato dei servizi segreti.

Il 24 gennaio la Corte penale internazionale ha pubblicato la decisione di desecretare il mandato di arresto, poiché gli avvenimenti di questa settimana lo avevano comunque reso noto al pubblico.

Secondo le opposizioni, la decisione sarebbe tutta politica: non si sarebbe voluto incrinare i rapporti con la Libia, Paese con cui l’Italia ha noti accordi. Il riferimento è in particolare al Memorandum d’intesa, documento bilaterale siglato nel febbraio 2017 (a originale firma Gentiloni, poi sempre rinnovato negli anni da tutti i Parlamenti, a prescindere dalle configurazioni di governo). Il suo obiettivo è, ufficialmente, quello di “cooperare per individuare soluzioni urgenti alla questione dei migranti clandestini che attraversano la Libia per recarsi in Europa via mare”, ma numerosissime inchieste e testimonianze hanno ormai smascherato come la gestione della migrazione sia di fatto affidata ai violenti uomini della guardia costiera libera, veri e propri trafficanti di umani, finanziati e supportati da tutti i governi per trattenere, intercettare o rimandare le persone migranti sul suolo africano.

La Premier Meloni è intervenuta infine sabato, ribadendo che la scarcerazione non è stata una scelta del Governo, ma della Corte d’Appello di Roma, mentre rivendica la decisione del rimpatrio per un soggetto pericoloso. Rispetto alla richiesta di chiarimenti da parte della ICC, afferma di voler dare le proprie spiegazioni e al contempo dichiara che ne chiederà a propria volta, poiché Elmasry si trovava già da qualche mese in diversi Stati europei e, tuttavia, il mandato di arresto non è stato spiccato prima.

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