Il ruolo della natura nell'Iliade di Omero: gli ecoguerrieri

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  27 gennaio 2025
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A cura del Dott. Pierpaolo Piras, studioso di Geopolitica e componente del Comitato per lo Sviluppo di Mondo Internazionale APS

L'Iliade di Omero riveste un significato così classico nella letteratura mondiale che, anche senza aver letto il poema epico, la maggior parte delle persone acquisisce una sorta di familiarità con lo scenario bellico generale che ha caratterizzato la città di Troia nell’Ellesponto, innescata dal rapimento della bella principessa greca, Elena, secondo il poeta "il volto che ha lanciato mille navi" , da parte del principe troiano Paride .

Tuttavia, per molti l'Iliade non è affatto un romanzo. Infatti, il rapimento è stato sicuramente il “casus belli” del decennale conflitto, ma di fatto è solo accennato nel poema. Al contrario, il tema principale è la guerra, con la descrizione minuziosa del conflitto nel suo avvicendarsi sino al suo decimo anno.

L'Iliade è un poema di violenza , con moltissime vittime descritte in crudi e a volte strazianti dettagli. Ma la lotta non è solo contro il nemico umano.

Tra le righe dell’opera si pone in evidenza anche la battaglia posta a protezione della natura, poiché gli eroi omerici assumono il ruolo di eco-guerrieri in un ambiente fisico e territoriale severamente minacciato nella sua integrità dall'attività umana.

La violenza nelle azioni è bene espressa fin dai primi versi dell’Opera:

“Canta, o dea, l'ira del figlio di Peleo, Achille, quell'ira distruttiva che portò innumerevoli sventure sugli Achei, e mandò nell'Ade molte anime coraggiose di eroi, e li rese preda per i cani e per ogni uccello; così il piano di Zeus si compì, dal momento in cui per la prima volta si separarono in contesa il figlio di Atreo, re degli uomini, e il brillante Achille.”

Dai versi traspare una profonda consapevolezza del mondo naturale, del suo flusso naturale ma anche della sua grande fragilità. In effetti, un ostacolo significativo all'identificazione della Troia di Omero con i resti dell'antica città di Troia, situata nella moderna Turchia nel nord-ovest dell’Anatolia nord-occidentale, è il fatto che il paesaggio è cambiato così tanto nel corso dei tre millenni trascorsi dall'evento storico su cui, presumibilmente, si basa l'Iliade.

Naturalmente, la guerra significa pure una massiccia distruzione dell'ambiente, come illustrato dalla profonda trincea che i Greci scavano per difendere le loro navi, un'invasione questa col potere di irritare fortemente gli Dei.

Nell’Iliade sono riportati anche disastri innaturali con i quali fare i conti, come i fulmini di Zeus. Zeus era il re degli olimpi, ovvero i dodici dèi principali della mitologia greca, che abitavano appunto nel monte Olimpo, il più elevato della Grecia, situato tra la Tessaglia e la Macedonia.

Nella mitologia greca, l'aquila e la quercia erano sacre a Zeus; l'aquila, insieme allo scettro e al fulmine, è anche uno dei suoi attributi più descritti in letteratura . Il conflitto vero e proprio è descritto sia come un'inondazione che come un incendio. In questo contesto, gli eroi omerici devono avere la natura dalla loro parte se vogliono sconfiggere il nemico.

Poiché Omero raramente commenta direttamente la narrazione, le similitudini (espedienti letterari che mostrano somiglianze tra persone o cose diverse) spesso svolgono il compito di descrivere le forze agenti sull’ambiente naturale. In particolare, le similitudini che coinvolgono il meteo sono più frequenti dei fenomeni meteorologici effettivamente sperimentati dai personaggi sperimentati nell’Opera.

In una scena che illustra la ferocia del suo attacco, il capo eroe troiano Ettore viene allegoricamente paragonato a un'onda che si abbatte con vigore su una nave in difficoltà dal maltempo e a un leone che si avventa sul bestiame.

Questa duplice immagine, che combina il mondo inanimato (l'onda) e quello animato (il leone), rappresenta simbolicamente la vendetta sia del guerriero che della natura. La vendetta è un motivo ricorrente nell'Iliade come risposta a un affronto. Tuttavia, la vendetta di Ettore sugli invasori greci si manifesta come compromessa in quanto è prestabilito dal Fato che egli verrà ucciso e Troia verrà conquistata. La vendetta della natura è giustificata invece dalla devastazione umana dell'ambiente.

Il leone è una similitudine frequente in Omero e simbolicamente appropriata in quanto la popolazione europea di leoni era stata devastata durante il periodo della Grecia classica, ovvero tra il V e il IV secolo a.C., convenzionalmente terminando con la morte di Alessandro Magno avvenuta nel 323 a.C. Quindi la vendetta di Ettore è più completa quando è visto attraverso questa immagine come uno strumento della natura, contrapponendo la mortalità umana all'immensità del mondo naturale.

La battaglia di Achille contro il fiume

In uno straordinario episodio che vede come protagonista l'eroe centrale dell'Iliade, Achille, Omero usa la narrazione diretta per posizionare questa sorta di eco-guerriero.

Per gran parte dell'Iliade, Achille è effettivamente del tutto inattivo, irritato dalla confisca della sua schiava, Briseide. Quando entra trionfante in azione, anche lui è motivato dalla vendetta perché Ettore ha ucciso il suo amico Patroclo.

Achille porta l'assalto nel fiume Scamandro, che si riempie di cadaveri. Lo Scamandro è anche un dio e si oppone alla violazione, ma Achille continua nella sua frenesia.

Il nemico mortale non può fermare Achille, ma il fiume “Scamandro” (che scorre nei pressi di Troia) lo travolge e deve essere salvato dagli Dei alleati. Quasi annegato dal fiume infuriato, un Achille indebolito e malconcio arranca attraverso campi sfigurati da cadaveri e armature abbandonate, e riconosce in quel momento che le forze della natura sono in realtà inviolabili perché protette dagli Dei e pertanto devono rimanere intatte.

Estendendosi nell'arco di giorni anziché di anni, il dramma dell'Iliade non è altro che un'istantanea della guerra di Troia. Eppure, questa stessa transitorietà suggerisce la natura del conflitto: un conflitto che si scontra, anche se in rapporto impari, pure contro la natura.

Essere eroi

Essere un eroe significa trovare il “kleos” (la fama), la quale è apprezzata perché riesce a trascendere dall'oblio operato dal tempo. La vita umana non può essere rinnovata, quindi dovrebbe essere almeno apprezzata finché c’è. Questa finitezza si applica anche alle risorse apparentemente illimitate offerte dalla natura.

Gli eco-guerrieri omerici non sono rappresentati come coloro che intraprendono azioni ambientali come si intendono a parte le varie ideologie in senso moderno: non esisteva un discorso ambientale all’epoca della Grecia classica. Invece, la narrazione della vicenda omerica riflette il loro posto che si rivela precario e immerso in un delicato mondo naturale. Insomma, affinché gli eroi possano sopravvivere, bisogna percorrere una strada obbligata, ovvero che la natura debba prosperare.

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