Vertice UE: Come ha risposto il Consiglio Europeo alla crisi in Medio Oriente?

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  Susanna Fazzi
  29 marzo 2026
  4 minuti, 29 secondi

L’instabilità geopolitica è tornata a colpire le basi del sistema economico europeo. Se quattro anni fa fu l’invasione dell’Ucraina da parte della Federazione Russa a innescare l’emergenza, oggi il deterioramento degli equilibri e l’inasprirsi delle tensioni in Medio Oriente espone l’Unione Europea a una nuova e pericolosa stretta energetica.

Dallo scorso 28 febbraio, data di inizio del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele, si è registrata un’estrema volatilità dei mercati. La Presidente della Commissione ha dichiarato che, in pochi giorni, il prezzo del gas europeo ha superato i 50 €/MWh, raddoppiando rispetto ai livelli pre-guerra, mentre il greggio è aumentato del 27%. Von der Leyen ha inoltre aggiunto che, in soli dieci giorni, questo rialzo generalizzato è costato all’UE circa 3 miliardi di euro extra per le importazioni di combustibili fossili.

Di fronte a questo scenario, i leader europei si sono riuniti a Bruxelles tra il 19 e il 20 marzo per delineare una strategia in grado di bilanciare le emergenze di breve periodo con la transizione climatica nel lungo termine. Il Consiglio Europeo si è mosso in linea con la Comunicazione “Citizens’ Energy Package, presentata dalla Commissione il 10 marzo. L’obiettivo primario è proteggere i segmenti più fragili della popolazione: Dan Jørgensen — Commissario per l’energia — ha confermato che circa un cittadino europeo su dieci non riesce a riscaldare o raffreddare adeguatamente le proprie abitazioni, mentre oltre 30 milioni di persone faticano a pagare le bollette.

Per mitigare l’impatto dei rincari, i leader europei hanno chiesto agli Stati membri di utilizzare strumenti fiscali temporanei: dal momento che tasse e oneri pesano in media per il 25% sul prezzo finale dell’elettricità, Commissione e Consiglio sostengono tagli mirati a queste voci, insieme ad aiuti statali che non compromettano gli incentivi agli investimenti nel rinnovabile. Inoltre, una misura di flessibilità estremamente importante riguarda gli stoccaggi: la Commissione ha invitato i Paesi membri ad abbassare gli obiettivi di riempimento dal 90% all’80% per il prossimo inverno, riducendo così la domanda sui prezzi attuali del gas.

La stabilità europea risulta ulteriormente indebolita dalla chiusura (di fatto) dello Stretto di Hormuz — un passaggio cruciale, attraverso il quale transita oltre il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale. Durante il Vertice, i capi di Stato e di governo hanno condannato gli attacchi alle infrastrutture energetiche e chiesto il rafforzamento immediato delle missioni navali EUNAVFOR Aspides e Atalanta, al fine di garantire nuovamente la libertà di navigazione. Parallelamente, si è accentuato il bisogno di accelerare la diversificazione energetica: se la dipendenza dalla Russia è stata ridotta grazie a nuove forniture da Norvegia, Stati Uniti e Kazakistan, la crisi iraniana impone nuove strategie. L’Italia, in particolare, guarda al Nord Africa: negli scorsi giorni il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è volato in Algeria per negoziare un aumento delle forniture via gasdotto, in sostituzione alle quote di GNL provenienti dal Qatar, il cui transito è reso difficile dal blocco dello stretto.

Uno dei punti più dibattuti è stato il sistema di scambio delle quote di emissione (ETS). Nonostante le richieste di Italia, Polonia e Ungheria, il Consiglio ha deciso di non sospendere il meccanismo, riconfermandolo come uno strumento cardine delle politiche europee in materia di transizione. Tuttavia, è stata richiesta una proposta di revisione del sistema ETS da parte della Commissione entro luglio per ridurne la volatilità. È stato inoltre lanciato l’ETS Investment Booster — un fondo da 30 miliardi di euro destinato alla decarbonizzazione industriale e alimentato dalla vendita di 400 milioni di quote di emissione ETS, concepito come scudo contro i crescenti costi operativi e il rischio di delocalizzazione.

Le conclusioni del Consiglio evidenziano che il concetto di “transizione energetica” non fa più solo riferimento a una risposta climatica, ma soprattutto a una direttrice per l’autonomia strategica. Secondo un recente studio di Zero Carbon Analytics, tra il 2022 e il 2025, lo sviluppo eolico e solare ha permesso all’UE di risparmiare circa 58 miliardi di euro in importazioni di combustibili fossili. Inoltre, per la prima volta, il nucleare — e in particolare, i Piccoli Reattori Modulari (SMR) — è stato esplicitamente citato come fonte domestica capace di garantire prezzi stabili. Per sostenere questa visione, i leader europei hanno chiesto alla Commissione di elaborare un ambizioso pacchetto sulle reti entro il 2026, con l’obiettivo di potenziare le interconnessioni a livello nazionale e transeuropeo e contribuire a un mercato dell’energia più solido e integrato.

La crisi iraniana ha agito da “stress test”, sottolineando nuovamente le problematiche strutturali che caratterizzano il modello europeo: la discussione UE ha enfatizzato il bisogno di passare da un approccio di gestione dell’emergenza nel breve termine a un approccio strutturale nel lungo periodo: l’Unione deve acquisire la capacità di convertire l’energia in un vero vantaggio strategico. Dunque, il successo del piano “One Europe, One Market” — rilanciato al Vertice Europeo — dipenderà dalle capacità di integrare queste misure strutturali entro il 2027.

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Susanna Fazzi

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