William S. Burroughs fu capace di animare un movimento letterario complesso, di scostarsi dai binari pre-allineati della letteratura e partecipare alla corrente artistica più rivoluzionaria di sempre chiamata Beat Generation.
Nell’ultimo anno si è tornati a parlare di lui dopo l’uscita nelle sale di Queer, il nuovo film di Luca Guadagnino tratto dal romanzo dell’autore.
La trama, rimasta incompiuta nel libro, traccia il periodo di permanenza in Messico dell’autore tramite il suo alter ego William Lee che, come lui, cerca di sfuggire alla legge e agli obblighi imposti di una vita “ordinaria” seguendo ciò che gli provoca piacere, ovvero le droghe e i ragazzi. Si innamora del giovane Eugene, che non lo corrisponde ma anzi lo tortura con un tira e molla che porta il protagonista a cercare droghe sempre più potenti.
L’opera Queer è uno spezzone autobiografico sulla vita di Burroughs, che è stata un tormentoso labirinto di scrittura e droghe in una continua ricerca di un senso di sé e della sua arte.
L’autore nasce nel 1914 in una famiglia benestante impiegata nella produzione di calcolatrici meccaniche, divenendone ben presto la pecora nera: conclusi i prestigiosi studi in lettere ed antropologia ad Harvard, intraprende vie più anarchiche che lo porteranno a diventare un’ispirazione per la Beat Generation.
La famiglia non approva la sua omosessualità né cerca di aiutarlo con le sue dipendenze, ma si limita a tollerare quel figlio dissestato fornendogli degli aiuti economici e tenendosi a debita distanza.
Burroughs rifiuta la vita lineare proposta dalla sua famiglia e nel 1943 si rifugia a New York al fianco di altri autori come Jack Kerouac, Allen Ginsberg e Neal Cassidy.
Insieme a loro partecipa ad un movimento letterario e culturale complesso i cui pilastri sono la sregolatezza, la distanza dalle norme imposte e la sperimentazione sia artistica che di sostanze stupefacenti.
In questo periodo inizia a scrivere le sue prime opere, per lo più autobiografiche, ispirato e tormentato dalla nuova dipendenza da morfina ed eroina. Junky è la prima espressione letteraria del suo rapporto tumultuoso con la droga, la scrittura e gli alti e bassi che una e l’altra gli procurano.
Per riuscire a sostenere i costi delle droghe diventa rapinatore e spacciatore, perde il sostegno della famiglia e trova piccoli lavori come barista, operaio e giornalista, finendo anche in alcuni giri criminali.
Burroughs però non ha ancora toccato il fondo: il punto più basso della sua esistenza, ciò che lo tormenterà per tutta la vita, arriva durante la permanenza a Città del Messico con sua moglie Joan Vollmer. Uniti dalla passione per le droghe, si ritrovano a condividere una vita spericolata all’insegna dell’alterazione.
Un giorno cercano di imitare il gioco di Guglielmo Tell, dove una mela posizionata sulla testa di un figurante viene centrata da un abile arciere, ma Burroughs al posto di centrare un bicchiere di cognac sulla testa di Joan la colpisce alla tempia, causandone la morte poco dopo.
Questo periodo coincide con la scrittura di Queer, che verrà pubblicato solo nel 1985, sia per i contenuti considerati troppo espliciti per un’epoca in cui l’omosessualità era un tabù, sia per la carica emotiva che quegli scritti avevano su Burroughs.
Da questo momento in poi la vita dell’autore diventa una fuga dai suoi demoni: cercando di ripararsi nella scrittura viaggia tra l’America Latina, l’Europa e il Nord Africa.
Nel 1959 esce Pasto Nudo, primo volume di una tetralogia che comprende La macchina morbida (1961), Il biglietto che esplose (1962) e Nova Express (1964).
Ѐ l’opera più importante della sua vita, composta grazie a Kerouac e Ginsberg che lo aiutano a riordinare i fogli e i frammenti scritti in preda ad allucinazioni e deliri dopo la fuga dal Messico.
Burroughs prosegue la sua ricerca letteraria dedicandosi ad opere di genere fantascientifico e allontanandosi dai suoi demoni solamente nella scrittura.
Dopo una vita di sregolatezze, Burroughs muore per un infarto nel 1997 nella sua casa nel Kansas.
Viene definito dai suoi compagni della Beat Generation un genio, una figura scomoda e non esemplare, ma eccentrica e creatrice di un nuovo genere letterario. Dalle prime opere autobiografiche fino agli ultimi romanzi fantascientifici, Burroughs ha creato libri in grado di ispirare le nuove generazioni.
La sua vita è essa stessa un’opera che attira l’attenzione di molte generazioni. Il film Queer di Luca Guadagnino è l’esempio più recente di come un’opera letteraria sia in grado di perdurare nel tempo e aprire una porta sulla vita di un autore, creando il desiderio di saperne di più.
Siamo fortunati, Burroughs ci ha dato abbastanza materiale per conoscerlo fino in fondo.
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L'Autore
Alessia Camisa
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