Italia: bellissima, ma fragile

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  Valeria Fraquelli
  23 marzo 2026
  4 minuti, 10 secondi

Noi italiani siamo consapevoli di vivere in un paese meraviglioso, ricco di arte, cultura e buon cibo; infatti, nei giorni liberi amiamo andare in giro per una scampagnata e scoprire luoghi nuovi e inaspettati.

Un popolo di esploratori e navigatori come noi sa bene come valorizzare il proprio territorio e le opere e come spiegare ai turisti tutte le meraviglie che si possono apprezzare in tutto il paese. Tuttavia, il nostro Paese è fragile, molto fragile, e necessita di particolari attenzioni: bisogna sapere che tagliare gli alberi, potare in modo sbagliato, costruire dove non si dovrebbe mette a rischio di frane e incendi tutto ciò che più amiamo.

Negli ultimi tempi, siamo stati testimoni di eventi del genere e sappiamo quanta tristezza, quanta frustrazione, quanta disperazione provocano in chi le subisce. Eventi che, di punto in bianco, hanno costretto tante persone ad abbandonare le loro case con tutti i ricordi di una vita.

Tutta l’Italia può essere considerata a rischio: rischio di frana, rischio idrogeologico, rischio di incendio. E non possiamo sperare che, continuando così, potremo cavarcela: tanto basta restaurare tutto e mettere a posto, basta tamponare i danni. Non si agisce così. Bisogna fare prevenzione e sensibilizzazione, spiegare che la nostra terra è bella ma deve essere rispettata e curata se vogliamo ancora vedere la natura e le città d’arte che tanto ci attraggono.

Quello italiano è un territorio fragile, a forte rischio idrogeologico che va studiato e messo in sicurezza prima che sia troppo tardi. Basta guardare le mappe che l’Istituto di geofisica e vulcanologia e la Protezione Civile hanno messo on line gratuitamente e si capisce che nord, centro, sud e isole sono tutti a rischio e non esiste un luogo che può essere considerato davvero sicuro.

I nostri fiumi, le nostre montagne e le nostre colline sono in pericolo di frana, e l’urbanizzazione, spesso incontrollata, ha reso la situazione veramente preoccupante e difficile da gestire. Quello che è successo in Sicilia a Niscemi, poi in Liguria, dimostra che una cattiva e carente gestione del territorio può causare gravi danni e sconvolgere per sempre il nostro territorio.

Uomini e donne che sono costretti ad abbandonare le loro case con i ricordi di una vita intera, famiglie che all’improvviso scoprono che la loro casa è costruita su un terreno franoso e inadatto a nuove costruzioni, un ambiente che cambia per sempre perché la natura, alberi, fiumi e laghi contaminati e rovinati dall’inquinamento, indeboliti da una cattiva gestione, non riesce più a trattenere il terreno. Si verificano così le frane, le alluvioni e tutti quei fenomeni estremi che hanno sconvolto per sempre tanti territori e, con essi, la vita di tante persone che vivevano in quei territori.

Il nostro territorio sta soffrendo. Molto. Non possiamo più girarci dall’altra parte, ma dobbiamo guardare in faccia alla realtà e capire che, se non rispettiamo il nostro pianeta, ce ne pentiremo in futuro.

Tutto è strettamente collegato, da nord a sud il nostro territorio ci sta parlando, ci sta chiedendo aiuto.

Gli esperti dicono che “conoscere quanto accaduto in Sicilia è fondamentale, in un'Italia con 1200 frane sotto costante monitoraggio, per adattarsi e pianificare in vista del futuro: le stesse condizioni geologiche di Niscemi, infatti, riguardano molte altre città dello Stivale”. I dati dell’Ispra non sono incoraggianti e ci invitano a fare attenzione per il futuro del nostro pianeta, dell’Italia. I dati sono chiari, “l’aumento del 15% della superficie a pericolosità per frane dei Piani di Assetto Idrogeologico – PAI, passando dai 55.400 km² del 2021 ai 69.500 km² del 2024, pari al 23% del territorio nazionale é molto preoccupante. Gli incrementi più significativi si rilevano nella Provincia Autonoma di Bolzano (+ 61,2%), Toscana (+ 52,8%), Sardegna (+ 29,4%), Sicilia (+ 20,2%) e sono dovuti principalmente a studi di maggior dettaglio effettuati dalle Autorità di bacino distrettuali e dalle Province autonome. Le aree classificate a maggiore pericolosità (elevata P3 e molto elevata P4) dall’8,7% passano al 9,5% del territorio nazionale. Nel 2024, il 94,5% dei comuni italiani è a rischio frana, alluvione, erosione costiera o valanghe”.

Gli alberi in città che sono potati male e non curati, lasciati all’incuria e all’abbandono, il territorio che non viene minimamente rispettato e, anzi, usato come se fosse una grande discarica per i nostri rifiuti sono solamente alcuni fattori che contribuiscono a rendere fragile il nostro territorio ed è per questo che dobbiamo agire subito per mettere in sicurezza i luoghi che amiamo.

Rispettare il territorio vuole dire rispettare noi stessi e il nostro pianeta, un regalo per le generazioni future e anche per noi stessi.

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L'Autore

Valeria Fraquelli

Mi chiamo Valeria Fraquelli e sono nata ad Asti il 19 luglio 1986. Ho conseguito la Laurea triennale in Studi Internazionali e la Laurea Magistrale in Scienze del governo e dell’amministrazione presso l’Università degli Studi di Torino. Ho anche conseguito il Preliminary English Test e un Master sull’imprenditoria giovanile; inoltre ho frequentato con successo vari corsi post laurea.

Mi piace molto ascoltare musica in particolare jazz anni '20, leggere e viaggiare per conoscere posti nuovi ed entrare in contatto con persone di culture diverse; proprio per questo ho visitato Vienna, Berlino, Lisbona, Londra, Malta, Copenhagen, Helsinki, New York e Parigi.

La mia passione più grande è la scrittura; infatti, ho scritto e scrivo tuttora per varie testate online tra cui Mondo Internazionale. Ho anche un mio blog personale che tratta di arte e cultura, viaggi e natura.

La frase che più mi rappresenta è “Volere è potere”.

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