A cura del Dott. Pierpaolo Piras
E’ noto dagli studi classici che, nell'antica età del bronzo (2500-2300 a.C.), la leggendaria Troia si trasformò da semplice villaggio in una città prospera e potente grazie alla politica interna virtuosa e innovativa, nonché grazie alle sue intense attività commerciali.
Tuttavia, dietro questo successo economico e sociale si celava uno sfruttamento indiscriminato delle risorse naturali e del territorio: foreste rase al suolo, terreni impoveriti, erosione dilagante. La città celebrata da Omero pagò il prezzo di uno sviluppo senza limiti, un monito che ancora oggi risuona profondamente nelle sue implicazioni geopolitiche.
A volte i semi del collasso vengono piantati proprio nel terreno della prosperità. Sotto le mura splendenti dell'antica città di Troia, in Asia Minore (l'attuale Turchia), la terra scricchiolava silenziosamente sotto il peso della sua ambizione.
La patogenesi ambientale
Quando oggi diffondiamo e pensiamo alla distruzione ambientale, ci vengono presto in mente immagini di piattaforme petrolifere sgangherate, centrali elettriche a carbone e intere isole di materiale plastico galleggiante in mare e negli oceani.
Contrariamente a quanto potremmo pensare, prima dell'avvento dell'industria moderna, le società antiche già spingevano al limite i loro ecosistemi produttivi.
Gli storici dell’epoca raccontano come la città di Troia, all'inizio dell'età del bronzo, ne costituisse un esempio lampante: una storia di brillante successo economico oscurata da un costo ecologico duraturo.
Non si tratta solo una storia di innovazione e di successo, ma anche di un insegnamento contro l'eccesso, l’esaurimento di risorse, e i costi nascosti che da sempre accompagnano la crescita incontrollata di una comunità.
Tra il 2500 e il 2300 a.C., Troia divenne un centro di potere e sperimentazione in quello che oggi è il cosiddetto stretto dei Dardanelli, nell'Anatolia nord-occidentale, secoli prima che l'Iliade di Omero riuscisse a renderla leggendaria in tutto il mondo. Nel periodo del suo massimo splendore, la città avrebbe raggiunto una popolazione stimata di circa 10.000 abitanti.
Attraverso anni di scavi archeologici — condotti nel corso di diversi progetti a cura di numerose università europee — si può comprendere come scelte ponderate in termini di produzione, pianificazione e organizzazione abbiano gradualmente trasformato un modesto villaggio dell'età del bronzo in una comunità vivace dotato delle caratteristiche primordiali di una città.
I monumentali edifici in pietra di Troia, le strade ordinate e i caratteristici quartieri residenziali riflettevano una benestante società in una fase di transizione.
L'ascesa della produzione di massa al centro di questa trasformazione
Ispirato per lo più ai modelli mesopotamici, il tornio da vasaio rivoluzionò la ceramica secondo il modello troiano, consentendo una produzione più rapida, uniforme e su larga scala.
La ceramica tornita dominò rapidamente la produzione. Si distingueva per le scanalature profonde e le finiture essenziali, concepite per privilegiare la funzionalità e l’efficienza d’uso rispetto alla ricercatezza artistica.
Con l'aumento della produzione, aumentò anche la necessità di una forza lavoro più strutturata e specializzata.
L'attività artigianale si spostò dalle case alle officine mentre il lavoro divenne sempre più specializzato e segmentato. Il commercio fiorì, estendendosi ben oltre la Troade — la regione di Troia — e oltre i confini della colonia.
Per gestire questa crescente complessità produttiva ed economica, i Troiani introdussero misure di peso standardizzate e coniarono specifici sigilli amministrativi: strumenti di coordinamento e controllo in un mondo che si stava sempre più orientando alle molteplici attività commerciali, tutti reperiti nell’ambito degli scavi archeologici.
Il progresso, però — allora come oggi —, non fu privo di conseguenze. Le stesse innovazioni che avevano favorito l’ascesa di Troia contribuirono ad alimentare dinamiche e tensioni sociali che, con il tempo, divennero sempre più difficili da contenere.
La prosperità attraverso lo sfruttamento
La ricchezza di Troia si basava su uno sfruttamento incessante delle risorse limitrofe.
Gli edifici monumentali richiedevano tonnellate di calcare da estrarre dalle cave limitrofe. L'argilla veniva ricavata dalle rive del fiume, un tempo fertili, per alimentare fornaci e fabbriche di mattoni. Le foreste venivano disboscate per fornire legname e legna da ardere, entrambi vitali per alimentare l’attività di una fiorente industria della ceramica che operava in ciclo continuo.
Anche l'agricoltura subì un'intensificazione radicale.
Le generazioni precedenti praticavano la tecnica della “rotazione delle colture” e lasciavano i campi a maggese.
La coltivazione a maggese è una tecnica agricola antica in cui un terreno non viene coltivato per uno o più cicli vegetativi, ma viene lasciato a riposo per recuperare e migliorare la sua fertilità e struttura.
Tuttavia, i contadini troiani cercavano di massimizzare le rese attraverso la coltivazione e, di conseguenza, lo sfruttamento massimo e continuo dei terreni coltivabili.
I ritrovamenti archeologici dimostrano come i cereali dominanti fossero il farro dicocco e il monococco, nonché antiche varietà di grano più adattate ai terreni di composizione povera, con basse rese e basso contenuto proteico. Questi, infatti, resistenti e facili da conservare, ma poveri di nutrienti.
Con l'espansione dei terreni agricoli, sfruttando i pendii ripidi e fragili, iniziò anche il processo erosivo dei suoli: le colline un tempo boscose divennero progressivamente sterili.
L’allevamento
L'attività agricola intensiva aggravò ulteriormente la pressione produttiva. Mandrie di pecore e capre pascolavano intensamente sui pascoli di montagna, sradicando la vegetazione e compattando maggiormente il terreno. Il risultato fu una ridotta ritenzione idrica, il collasso dello strato superficiale del suolo e il secondario declino di gran parte della biodiversità. Gradualmente, l'equilibrio ecologico che aveva sostenuto la prosperità di Troia iniziò a sgretolarsi.
Intorno al 2300 a.C., il sistema iniziò a frammentarsi
Accadde che un enorme incendio devastò l'intero insediamento, forse innescato da una rivolta o da un conflitto. Gli edifici monumentali furono abbandonati per essere sostituiti da abitazioni più piccole e da modeste fattorie. Il centro del potere politico crollò.
Tale crollo fu probabilmente causato da una combinazione di fattori: tensioni politiche, minacce esterne e disordini sociali. Ma le pressioni ambientali non possono essere ignorate: l'impoverimento del suolo, la deforestazione e l'erosione hanno probabilmente determinato gravi carenze idriche, scarsità di risorse e forse persino carestia. Ciascuno di questi fattori contribuì a compromettere profondamente le fondamenta della stabilità cittadina, indebolendone progressivamente gli equilibri interni.
Successivamente, l'adattamento ha avuto la precedenza sull'ambizione degli abitanti. Gli agricoltori hanno diversificato le loro colture, abbandonando le monocolture ad alto rendimento a favore di strategie più varie e resilienti nel tempo: i rischi sono stati distribuiti, i terreni si sono parzialmente rigenerati e le comunità hanno iniziato a stabilizzarsi.
Il risultato finale fu che la comunità troiana non scomparve, ma semplicemente si adattò, e trovò un nuovo equilibrio — ma anche più povero — che durò per un altro millennio. Ma lo fece all'ombra di una crisi che essa stessa aveva contribuito a creare.
Lezioni da un paesaggio ormai consumato
La storia di Troia rappresenta molto più di una semplice curiosità archeologica: è uno specchio in cui si riflettono le contraddizioni di molte società, passate e presenti, e le cui ambizioni economiche hanno spesso superato i limiti ecologici del territorio in cui si sono sviluppate.
I maggiori segnali d’allarme furono i seguenti: coltivazioni primarie in calo, superfici forestali in via di esaurimento, pendii in erosione. Ma l'illusione di una crescita infinita continuò a rivelarsi troppo allettante per opporvi resistenza.
Secondo gli analisti i parallelismi con la situazione geopolitica e geo-economica attuale sono sorprendenti. L'esaurimento delle risorse, il guadagno a breve termine e l'incuria ambientale rimangono caratteristiche centrali dell’attuale economia globale.
Oggi, le tecnologie sono certamente evolute, ma gli atteggiamenti socio-politici no: consumiamo, scartiamo, sviluppiamo e per finire.... ricominciamo !
Il paesaggio a Troia
Come già accadeva nell’Età del Bronzo, il territorio circostante il sito archeologico di Troia è ancora caratterizzato da un’intensa attività agricola, dominata dalle coltivazioni su larga scala di mais, cotone e ortaggi.
Ma Troia offre anche un barlume di speranza: la possibilità di adattamento dopo l'eccesso e di resilienza dopo la rottura. E ci ricorda che la sostenibilità non è un ideale moderno, ma una necessità che prescinde dall’epoca d’intervento.
L’antica Troia costituisce la prova che nessuna società, per quanto ingegnosa, può essere immune alle conseguenze negative del degrado ecologico.
I segnali di allarme dello squilibrio sono visibili, ma è facile distogliere lo sguardo anche oggi.
Proprio come in passato, sta a noi contemporanei decidere se vogliamo prestarvi concretamente attenzione oppure ignorarli.
Homo hominis faber
(l’uomo è l’artefice del proprio destino)
Appio Claudio Cieco
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