La Cina di XI Jinping verso il XX Congresso Nazionale

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  Laura Salvemini
  30 settembre 2022
  4 minuti, 44 secondi

Il prossimo 16 ottobre 2022 inizieranno in Cina i lavori per il ventesimo Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese (PCC).

Quella del Congresso è una tradizione nazionale che vide i suoi esordi nei primi di luglio 1921, quando 57 membri del movimento rivoluzionario cinese – tra loro un giovane Mao Zedong - si riunirono per la prima volta a Shanghai, in quella che viene considerata la nascita del partito comunista cinese.

Il Congresso è l’appuntamento più importante per la politica cinese, e proprio in queste occasioni sono state prese delle decisioni determinanti per il paese. Dal 1977 si tiene con cadenza quinquennale, in quella che è diventata la piattaforma principale per presentare le priorità del governo e per annunciare le nomine della nuova classe dirigente.
Non a caso, infatti, alcuni degli avvenimenti più decisivi per il governo sono avvenuti proprio durante i Congressi nazionali. Durante il settimo Congresso, tenutosi nel 1945 al termine del conflitto sino-giapponese, Mao emerse come leader supremo del paese e il suo pensiero fu dichiarato come ideologia di partito, segnando indelebilmente il futuro del paese.

Nel 1969, durante il nono Congresso e nel pieno della Rivoluzione Culturale, Mao fece espellere l’80% dei membri del Comitato Centrale, preoccupato dagli avversari interni al partito contrari alle politiche del “Grande Balzo in avanti”.
Durante il dodicesimo Congresso, nel 1982, Deng Xiaoping propose il “socialismo con le caratteristiche Cinesi”, giustificando così la svolta capitalistica delle sue riforme economiche.
Nel diciassettesimo congresso, nel 2007, Xi Jinping e Li Kequiang furono promossi nel Comitato permanente del partito, diventando così parte della cosiddetta “quinta generazione” di leaders cinesi.

L’ultimo Congresso, tenutosi nel 2017, è stato considerato da molti come il riconoscimento di Xi come terzo leader più potente della storia della Repubblica Popolare cinese, dopo Mao Zedong e Deng Xiaoping. Difatti, Xi è l’unico leader oltre a Mao e Deng ad aver aggiunto il proprio nome nella costituzione del paese, con l’aggiunta del “Pensiero di Xi Jinping sul socialismo con caratteristiche cinesi per una nuova era”.

È quindi evidente che il prossimo Congresso sia atteso come l’evento più importante dell’anno, che determinerà la traiettoria del paese per i prossimi anni a venire. Ma ciò che lo rende particolarmente importante è il possibile rinnovo di Xi Jinping come leader del partito per la terza volta, una mossa che lo renderebbe il leader più longevo nella storia del paese.

Secondo i protocolli del PCC introdotti da Deng Xiaoping alla fine degli anni ’70, il prossimo Congresso avrebbe dovuto segnare la fine dell’era di Xi, avendo portato a termine due mandati presidenziali consecutivi. Ma già nel 2018 era chiaro che quella di Xi sarebbe stata un’amministrazione diversa dalle precedenti, quando l’Assemblea Nazionale del Popolo – l’unica camera legislativa del paese – modificò la costituzione rimuovendo il limite di due mandati consecutivi come presidente della Cina.

Contrariamente a quanto previsto dai protocolli informali, difatti, già durante lo scorso congresso tenutosi nel 2017 non è stata fatta nomina alcuna del possibile successore di Xi, come era invece accaduto per i suoi predecessori. Negli ultimi anni, inoltre, Xi ha rafforzato il suo potere in una serie di aspetti del suo governo, dalla nomina di alleati nei ruoli chiave della leadership cinese, alla diffusione dello studio del “Pensiero di Xi Jinping” nelle scuole del paese e, ancora, all’assenza dell’individuazione di un potenziale successore. Un ulteriore segnale del possibile terzo mandato di Xi è stato registrato lo scorso luglio 2022 quando, durante un simposio a Pechino - alla presenza di tutti i membri del Comitato Permanente del Politburo - il presidente ha delineato il suo piano quinquennale.

Ma l’imminente Congresso sarà anche un importante indicatore per comprendere l’influenza di Xi all’interno del partito dato che, oltre al rinnovo del mandato, è previsto l’annuncio delle nuove formazioni del Politburo e del Comitato permanente. Sarà quindi interessante osservare la composizione di questi organi per anticipare il futuro andamento del paese. Il ventesimo Congresso dovrà inoltre eleggere il successore del premier Li Keqiang, il secondo ruolo più importante nel governo cinese, dal momento che secondo la costituzione Li Keqiang non può concorrere ad un terzo mandato come premier, può però essere eletto nuovamente per il Comitato Permanente del Politburo. Tra i possibili successori di Keqiang vi sono Wang Yang e Hu Chunhua, entrambi precedentemente in carico della provincia di Guanddong. È importante rimarcare che il Premier nel sistema cinese è la figura più potente del Partito, e di conseguenza quella che lo gestirebbe se dovesse succedere qualcosa a Xi Jinping.

In un momento particolarmente delicato per le relazioni internazionali, in cui la Cina ricopre un ruolo rilevante su diversi fronti – dal conflitto ucraino, alle dispute del Mar Cinese Meridionale – il prossimo Congresso avrà ripercussioni significative non solo per Pechino, ma per l’intera comunità internazionale.

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Fonti:

  1. Cunningham M., (7 marzo 2022). “Looking ahead to China’s 20th Party Congress”, The Heritage Foundation.
  2. Cuscito G., (26 ottobre 2017). “Sfide e potere di Xi Jinping dopo il 19° Congresso in Cina”, Limes Online.
  3. Giuliani F., (30 giugno 2021). “La storia del Partito Comunista Cinese”, Inside Over.
  4. Lungu A., (4 agosto 2020). “Who will be China’s Next Premier?”, The Diplomat.
  5. Neironi R., (18 ottobre 2017). “Il congresso del PCC dal Novecento ad oggi”, ISPI.
  6. Reuters, (11 ottobre 2017). “Factbox: History of China’s Communist Party Congress”.

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L'Autore

Laura Salvemini

Laura Salvemini, classe 1997, ha conseguito una laurea triennale in Mediazione Linguistica e Culturale presso l'Università degli Studi di Milano, specializzandosi in Cinese e Spagnolo. Dopo aver vinto una borsa di studio per approfondire la conoscenza della lingua e della cultura Cinese presso la Liaoning Normal University, unisce alla passione per la Cina e il continente Asiatico quella per le relazioni internazionali. Al momento è una laureanda presso l'Università di Bologna nel corso International Relations con un curriculum dedicato alla sicurezza internazionale. Nell'ultimo anno ha svolto un tirocinio come analista presso il Global Governance Institute di Bruxelles, il tirocinio MAECI CRUI presso l'ambasciata italiana di Kuala Lumpur ed è stata selezionata come tirocinante presso il Commissariato Generale Italiano ad Expo 2020 Dubai. Da Gennaio 2022 è parte della redazione di Framing the World come autrice per la sezione Asia ed Estremo Oriente.

Laura Salvemini, class of 1997, graduated from the University of Milan with a BA in Linguistic and intercultural communication, studying Chinese and Spanish. After winning a scholarship to attend a chinese language and culture course at the Liaoning Normal University, in China, she added her passion for Asia and China to her interest for International Relations. She's now graduating from the University of Bologna with a MA degree in International Relations, with a curriculum dedicated to International Security. In the last year she worked as an analyst at the Global Governance Institute in Bruxelles, was selected as an intern at the Italian General Commissariat at Expo 2020 Dubai and worked at the Italian Embassy in Kuala Lumpur. Since January 2022 she has been an author for the Asia and the Far East section in the Framing the World team.

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