La contestata proposta di legge sulla sorveglianza in Turchia

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  Veronica Grazzi
  07 novembre 2024
  3 minuti, 57 secondi

È dal 2 novembre 2024 che nel parlamento turco si discute la controversa proposta di legge sulla sorveglianza che sta allarmando organizzazioni per i diritti umani, giornalisti e società civile.

Secondo Human Rights Watch (HRW), la nuova legge aumenterebbe in modo significativo i poteri di sorveglianza del governo, riducendo ulteriormente lo spazio di libertà di espressione in Turchia. La legge infatti permetterebbe al governo di monitorare strettamente attività e comunicazioni in particolare degli attivisti che contestano il governo, e di coloro che mostrano solidarietà alle comunità vulnerabili.

La legge: potenziale strumento di controllo e repressione

In base al testo del disegno di legge, le autorità turche potrebbero utilizzare ampiamente la sorveglianza elettronica e l'intercettazione, e raccogliere dati digitali senza l’obbligo di autorizzazioni giudiziarie specifiche, se le attività sospette vengono considerate “contrarie agli interessi nazionali”. Questa definizione vaga rischia di consentire al governo di etichettare come “minaccia qualsiasi attività critica da parte di oppositori, difensori dei diritti umani e giornalisti.

La legge sembra avere l’obiettivo di prevenire e ridurre le azioni sovversive, ma nella pratica concede ampia discrezionalità per trattare qualsiasi critica come una minaccia alla sicurezza nazionale. Questa misura intaccherebbe non solo la privacy, ma anche la libertà di espressione dell’individuo.

La proposta di legge è l’ultimo episodio di una serie di azioni mirate a scoraggiare qualsiasi forma di dissenso e solidarietà. Secondo un rapporto del 2023 dell'Associazione per la Libertà di Espressione in Turchia (IFÖD), centinaia di giornalisti e attivisti sono stati perseguiti in Turchia per aver documentato violazioni dei diritti umani, incluse le condizioni di vita dei rifugiati e i trattamenti abusivi da parte delle forze dell'ordine. Il governo turco ha giustificato tali misure come necessarie per combattere la "propaganda terroristica", una definizione che secondo il governo include anche coloro che semplicemente documentano violazioni di diritti umani, o organizzano iniziative umanitarie.

Per le ONG e gli attivisti, essere sottoposti alla sorveglianza si aggiunge alle già difficili condizioni che vivono di continuo: procedimenti giudiziari prolungati, intimidazioni e sanzioni. Un esempio è il caso di giornalisti come Can Dündar, condannato per aver rivelato operazioni militari segrete del governo, e Osman Kavala, incarcerato con accuse di sostenere proteste anti-governative. Inoltre, secondo l’International Federation of Journalists, la Turchia è uno dei paesi con il maggior numero di giornalisti in prigione, con oltre 70 reporter incarcerati nel 2023.

La Criminalizzazione della Solidarietà, un triste trend in Europa

La criminalizzazione della solidarietà non è limitata solo alla Turchia. Una recente indagine sulla libertà di stampa in Europa ha evidenziato come queste pratiche siano diventate la norma in molti paesi anche all’interno dell’Unione Europea.

In ambito migrazione invece, ad esempio, diverse ONG greche sono state accusate di favoreggiamento dell’immigrazione illegale per aver fornito assistenza ai migranti. Nel 2022, due volontari di una ONG sono stati processati a Lesbo per "spionaggio" e "assistenza all'immigrazione illegale" per aver salvato vite in mare. Secondo Amnesty International, almeno 89 difensori dei diritti dei migranti in Europa sono stati perseguiti legalmente tra il 2021 e il 2023.

Anche in Bulgaria, operatori umanitari e ONG vengono detenuti dalle guardie di frontiera per giorni senza possibilità di contattare avvocati o il proprio consolato. Le azioni, sebbene giustificate dai governi come tentativi di arginare il traffico di esseri umani, di fatto stanno scoraggiando chi intende dare sostegno umanitario. Solo qualche settimana fa, il Collettivo Rotte Balcaniche presente ad Harmanli, confine turco-bulgaro, ha deciso di tornare in Italia per qualche settimana per mettere in atto una strategia diversa per il loro lavoro al confine visto il recente arresto e la detenzione di attivisti che cercavano di supportare le persone in movimento.

Le potenziali conseguenze

Se la legge di sorveglianza verrà approvata, questo porterà ad un’erosione delle libertà e dei diritti individuali, e ad un ulteriore isolamento del paese. Attivisti e giornalisti turchi rischiano di ritrovarsi sotto una sorveglianza totale, una situazione che limiterebbe in maniera significativa le possibilità di svolgere il proprio lavoro. Le misure restrittive potrebbero anche ridurre la capacità delle organizzazioni di monitorare e denunciare violazioni, minando gli sforzi della comunità internazionale di promuovere i diritti umani nel paese.

La società civile turca e internazionale hanno invitato l'Unione Europea e le Nazioni Unite a prendere posizione contro la proposta di legge. Il Parlamento Europeo ha già chiesto al governo turco di rivedere le proprie politiche in materia di sorveglianza e libertà di stampa, ma per ora le risposte sono state molto deboli.

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L'Autore

Veronica Grazzi

Veronica Grazzi è originaria di un piccolo paese vicino a Trento, Trentino Alto-Adige ed è nata il 10 dicembre 1999.

Si è laureata in scienze internazionali e diplomatiche all’università di Bologna, ed è durante questo periodo che si è appassionata al mondo della scrittura grazie ad un tirocinio presso la testata giornalistica Il Post di Milano. Si è poi iscritta ad una Laurea Magistrale in inglese in Studi Europei ed Internazionali presso la scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento.

Grazie al Progetto Erasmus+ ha vissuto sei mesi in Estonia, dove ha focalizzato i suoi studi sulla relazione tra diritti umani e tecnologia. Si è poi spostata in Ungheria per svolgere un tirocinio presso l’ambasciata d’Italia a Budapest nell’ambito del bando MAECI-CRUI, dove si è appassionata ulteriormente alla politica europea ed alle politiche di confine.

Veronica si trova ora a Vienna, dove sta svolgendo un tirocinio presso l’Agenzia specializzata ONU per lo Sviluppo Industriale Sostenibile. È in questo contesto che ha sviluppato il suo interesse per l’area di aiuti umanitari e diritti umani, prendendo poi parte a varie opportunità di formazione nell’ambito.

In Mondo Internazionale Post, Veronica è un'Autrice per l’area tematica di Diritti Umani.

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Diritti Umani

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Sorveglianza Turchia attivisti solidarietà