L’Agenzia degli Stati Uniti per gli Aiuti Internazionali (USAID) ha annunciato la cessazione delle sue attività, come deciso dall’amministrazione del neoeletto Presidente Donald Trump e del suo fedelissimo alleato, Elon Musk.
USAID era stata creata nel 1961 dall’allora Presidente democratico John F. Kennedy e, come un nuovo Piano Marshall pensato per il mondo intero, si basava sull’idea che la diffusione a livello internazionale dei valori fondanti della società americana - quali libertà e democrazia - avrebbero rafforzato il ruolo degli USA nel mondo. In piena Guerra Fredda, era necessario evitare che i Paesi più a rischio del mondo cadessero preda della povertà e della violenza, danneggiando indirettamente anche gli Stati Uniti.
Con i progetti finanziati da USAID, quindi, l’amministrazione americana era in grado di estendere la sua influenza senza la necessità di impiegare eserciti e missili. E’ quello che gli studiosi definiscono il “soft power”, ovvero la capacità di un Paese di estendere il suo potere e la sua influenza senza utilizzare la forza in maniera tradizionale, ma sfruttando il potere “dolce” della cultura e della pubblicità.
Come cambia la situazione adesso?
Fino ad oggi, USAID ha sostenuto un'infinità di progetti nelle zone più svantaggiate del globo : in Congo, dove il gruppo Action Against Hunger curava centinaia di bambini contro la malnutrizione; in Yemen, dove ora più di 220 mila persone perderanno l’accesso a cure mediche di prima necessità, oppure in Thailandia, dove verranno bloccati gli aiuti per i rifugiati provenienti dal Myanmar, come sostiene il gruppo Border Consortium.
Aiuti fondamentali verranno interrotti e questo avrà inevitabilmente delle conseguenze per tutti i Paesi che si basavano su questi aiuti per far fronte a piaghe devastanti, dalla fame all’HIV, dall’accesso all’istruzione ai diritti delle donne. Eppure, da tutta questa situazione, qualcuno ne trarrà profitto, ovvero coloro che vedono nello smantellamento dell’Agenzia statunitense l’indebolimento dell’influenza americana e, di conseguenza, anche l'occasione perfetta per sostituirne il ruolo.
Il nuovo gioco della Cina
La "ritirata" degli Stati Uniti, per esempio, potrebbe permettere a Paesi come la Cina di godere di un’opportunità imperdibile per estendere il loro potere e la loro influenza.
“Gli Stati Uniti stanno servendo alla Cina su un piatto d’argento l’occasione giusta per estendere la sua influenza”, commenta il Professor Huang Yanzhong, ricercatore senior presso il Council on Foreign Relations di New York.
Lo smantellamento di USAID è “una ferita autoinflitta” che offrirà al gigante asiatico niente di meno che “l’opportunità di ripensare, rinnovare i suoi progetti di soft power e tornare in pista per guidare la prossima leadership globale”, continua il Professor Huang.
E la Cina non è indubbiamente il Paese che perde tempo quando si tratta di saper cogliere la migliore delle occasioni. Già nel 2018, il governo di Pechino aveva inaugurato il China International Development Cooperation Agency, un USAID in chiave cinese, a cui si aggiunge il mastodontico e visionario progetto della Belt and Road Initiative (BRI).
La chiusura di USAID ha aperto le porte alla Cina soprattutto verso quei Paesi asiatici che erano i maggiori destinatari degli aiuti americani, quali Filippine, Cambogia e Myanmar. Anzi, nel momento in cui l’amministrazione di Washington si è ritirata, Pechino aveva già fatto i suoi primi passi, introducendo ad esempio una proposta di 4 milioni di dollari per il finanziamento di un progetto di sminamento in Cambogia, che era appena stato abbandonato dagli USA. Il capo del Cambodian Mine Action Centre, Heng Ratana, ha raccontato al Khmer Times che gli aiuti cinesi aiuterebbero l’associazione a pulire più di 3.000 ettari di terreno pieni di mine e ordigni inesplosi.
Conclusione
In questa guerra agli aiuti, la decisione del governo di Trump di chiudere l'Agenzia degli Aiuti Internazionali avrà delle implicazioni a livello globale. Non si tratterà, infatti, solo di cancellare gli aiuti per milioni di persone che, nelle parti più depresse della Terra, contavano su questa forma di supporto per accedere a cure e bisogni essenziali, ma si tratterà anche di dare il via a una nuova era di competizione globale per l’influenza. La Cina, in primis, cercherà al massimo di sfruttare l’imperdibile occasione e di poter raccogliere al massimo i frutti di questa sua battaglia per il soft power.
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