Il 25 aprile scorso la camera dei Lord ha definitivamente approvato la legge sulla sicurezza del Ruanda, Safety of Rwanda Bill, che prevede la deportazione di richiedenti asilo arrivati illegalmente in Gran Bretagna verso il Ruanda, paese terzo considerato sicuro secondo la legislazione. Secondo il Primo Ministro Rishi Sunak, i primi voli dovrebbero partire a metà estate.
Il percorso di approvazione
Quando nel 2016 la Gran Bretagna votò per uscire dall'Unione Europea, la volontà di riprendere i propri confini e porre un freno all’immigrazione fu un elemento determinante del risultato finale. Nel corso degli anni, migliaia di persone hanno tentato la traversata del canale della Manica su imbarcazioni precarie per sfuggire alla povertà ed alla guerra; il Refugee Council di Londra riporta che solo nel 2022 sono stati registrati 45.746 attraversamenti, di cui la gran parte provenienti da Afghanistan, Iran, Siria, Eritrea e Sudan. Sunak ha dichiarato che con l’approvazione ci sarà un effetto deterrenza verso gli attraversamenti e che ulteriori misure verranno prese, per diminuire anche la migrazione legale verso il paese.
Il percorso di approvazione tra la Camera dei Comuni e Camera dei Lord è stato complicato e pieno di dubbi nonostante il disegno di legge abbia ottenuto l’assenso reale qualche settimana fa. Il primo stop alla legge era arrivato nel 2022 dalla Corte Europea per i Diritti Umani che fermò un volo già programmato tramite ingiunzione e il secondo dalla Corte Suprema inglese che parlò di “rischio reale di maltrattamento" e di “assenza di un sistema per proteggere i rifugiati".
La “Safey of Rwanda Bill” è una legge che cerca di aggirare la sentenza della corte inglese, reputando il Ruanda un paese terzo sicuro nonostante la storia di repressione, abusi e mancato rispetto degli obblighi internazionali. L’approvazione della legge, in ogni caso, non esclude che la Corte europea per i Diritti Umani possa nuovamente emettere l’ordine di bloccare i voli. Sunak ha dichiarato che in ogni caso “nessun tribunale straniero impedirà di far partire i voli”.
Le critiche dalle organizzazioni che tutelano i diritti umani
Human Rights Watch si contrappone fortemente alla decisione inglese e sottolinea come vari avvenimenti in Ruanda possano mettere in dubbio il diritto di asilo. Ad esempio, nel 2018 ci fu un incidente nel campo profughi di Kiziba, dove le forze di sicurezza ruandesi hanno sparato e ucciso 12 rifugiati congolesi che protestavano per i tagli alle razioni alimentari; ulteriori arresti, incriminazioni ed eccessivo uso della forza sono stati riportati anche da Amnesty International e invece insabbiati dalla Commissione Nazionale Ruandese per i Diritti Umani. Anche il supporto al gruppo armato M23 nella Repubblica Democratica del Congo solleva dubbi sull’impegno ruandese a proteggere i rifugiati e i richiedenti asilo; il gruppo, infatti, è famoso per commettere atrocità e gravi violazioni di diritti umani nella zona.
Perplessità arrivano anche dalle organizzazioni internazionali più rilevanti nel campo della tutela dei diritti dei rifugiati. L'Alto Commissario per i Rifugiati Filippo Grandi ha descritto la nuova legislazione come "un ulteriore passo indietro rispetto alla lunga tradizione del Regno Unito di fornire rifugio a chi ne ha bisogno, in violazione della Convenzione sui Rifugiati". Ha aggiunto che il nuovo "accordo" del Regno Unito cerca di "spostare la responsabilità della protezione dei rifugiati, minando la cooperazione internazionale e creando un preoccupante precedente globale". L'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani Volker Türk è stato altrettanto critico: "Spostando la responsabilità per i rifugiati, riducendo la capacità dei tribunali britannici di controllare le decisioni di espulsione, limitando l'accesso ai rimedi legali nel Regno Unito e limitando la portata delle protezioni nazionali e internazionali dei diritti umani per un gruppo specifico di persone, questa nuova legislazione ostacola seriamente lo stato di diritto nel Regno Unito e crea un pericoloso precedente a livello globale".
Anche la società civile inglese ha espresso perplessità: le trade unions inglesi dichiarano che i lavoratori non sono disposti ad attuare dei voli che possano essere in contrasto con la legge umanitaria internazionale. Infatti, questa settimana diversi esperti delle Nazioni Unite hanno avvertito pubblicamente le compagnie aeree e le autorità dell'aviazione che la rimozione dei richiedenti asilo dal Regno Unito al Ruanda potrebbe renderli complici nella violazione dei diritti umani e delle ordinanze del tribunale.
Le perplessità sull’attuazione del piano
Nonostante Sunak abbia confermato che i primi voli avverranno in estate, non è chiaro di quante persone si tratta o quando esattamente avverrà. Ciò che emerge per ora è che il piano è estremamente costoso e con vari problemi di attuazione. Il National Audit Office, un organo di controllo della spesa pubblica, ha stimato che l'espulsione dei primi 300 migranti costerà al Regno Unito 540 milioni di sterline (669 milioni di dollari), circa 2 milioni di sterline a persona. Il Refugee Council ha inoltre pubblicato un nuovo rapporto in cui avverte che la legge sull'immigrazione illegale del 2023 e lo schema del Ruanda causeranno un "crollo del sistema" che lascerà più di 100.000 persone in un "limbo permanente".
Nonostante la legge sia stata già annunciata nel 2022, questo non ha fermato le persone dal tentare di attraversare il canale inglese. La soluzione più giusta e rispettosa dei diritti umani e delle obbligazioni internazionali sarebbe quella di creare un sistema con accesso a procedure di asilo eque ed efficienti, garantendo così la protezione delle persone più vulnerabili ed a cui spetta il diritto di ottenere protezione internazionale.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2024
Condividi il post
L'Autore
Veronica Grazzi
Veronica Grazzi è originaria di un piccolo paese vicino a Trento, Trentino Alto-Adige ed è nata il 10 dicembre 1999.
Si è laureata in scienze internazionali e diplomatiche all’università di Bologna, ed è durante questo periodo che si è appassionata al mondo della scrittura grazie ad un tirocinio presso la testata giornalistica Il Post di Milano. Si è poi iscritta ad una Laurea Magistrale in inglese in Studi Europei ed Internazionali presso la scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento.
Grazie al Progetto Erasmus+ ha vissuto sei mesi in Estonia, dove ha focalizzato i suoi studi sulla relazione tra diritti umani e tecnologia. Si è poi spostata in Ungheria per svolgere un tirocinio presso l’ambasciata d’Italia a Budapest nell’ambito del bando MAECI-CRUI, dove si è appassionata ulteriormente alla politica europea ed alle politiche di confine.
Veronica si trova ora a Vienna, dove sta svolgendo un tirocinio presso l’Agenzia specializzata ONU per lo Sviluppo Industriale Sostenibile. È in questo contesto che ha sviluppato il suo interesse per l’area di aiuti umanitari e diritti umani, prendendo poi parte a varie opportunità di formazione nell’ambito.
In Mondo Internazionale Post, Veronica è un'Autrice per l’area tematica di Diritti Umani.
Categorie
Tag
Diritti umani Ruanda RichiedentiAsilo diritto internazionale