La libertà di espressione in Kazakistan: tra censura e “standard morali”

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  Gaia Recrosio
  23 dicembre 2025
  2 minuti, 52 secondi

Secondo quanto riportato da una coalizione di gruppi attivi sul fronte diritti umani, composta da Amnesty International, Civil Rights Defenders, Crude Accountability, Freedom for Eurasia, Kazakhstan International Bureau for Human Rights and Rule of Law, Helsinki Foundation for Human Rights, Human Rights Watch, International Partnership for Human Rights e il Norwegian Helsinki Committee, il Kazakistan ha nelle recenti settimane iniziato a prendere di mira giornalisti e media. La libertà di espressione è in pericolo?

Cosa sta succedendo?

Da inizio mese la polizia kazaka ha iniziato a compiere una serie di incursioni contro giornalisti, in particolare contro il giornale indipendente Orda.kz, entrando negli uffici e arrestando personale, arrivando anche a muovere, nei confronti di alcuni, accuse di carattere penale. A questo si unisce la censura dei canali sui social media di altri giornalisti indipendenti, oltre ad attacchi rivolti ai siti di notizie per renderli indisponibili. Nonostante il Kazakistan abbia più volte sostenuto di star rispettando la libertà di espressione, in linea con la sua Costituzione e con gli obblighi internazionali, tra cui la quarta Periodic Review di Gennaio delle Nazioni Unite, i fatti dimostrano il contrario: censura, mire precise contro giornalisti e violenza.

Le bozze di leggi e gli "standard morali"

A dare seguito a questi attacchi mirati è stata l'adozione del 18 dicembre da parte del Senato kazako di due leggi che violano la libera espressione: la prima legge discrimina la cosiddetta “propaganda” contro l'espressione di qualsiasi forma legata alle tematiche LGBTQ+, la quale renderebbe illegale supportare pubblicamente i diritti di tali persone, con l'intenzione di silenziare qualsiasi manifestazione queer. La seconda legge è una bozza per la prevenzione di reati, che introduce la nozione di “comportamento antisociale” o comportamento che contravviene agli “standard generalmente accettati di comportamento e moralità”, senza tuttavia specificare quali siano effettivamente questi standard e senza neanche indicare un rinvio a norme che ne indichino il contenuto. Questa bozza propone anche il coinvolgimento di cittadini come “assistenti pubblici”, il cui compito è snidare e riportare alla polizia condotte contro tali standard in cambio di un compenso pecuniario, con l'autorizzazione ad usare la forza fisica per prevenire tali violazioni.

Le implicazioni delle proposte

Le implicazioni di questa pratica sono molteplici. Lo Stato delega ai cittadini l'uso di una forma di asimmetria di potere nei confronti degli altri cittadini, che si concretizza in violenza fisica e, soprattutto, prevede un compenso, aprendo così la possibilità che persone in posizioni economiche disagiate possano soccombere a questo sistema per necessità di sussistenza, partecipando e alimentando però un sistema repressivo. Il fatto che non sia pubblicamente indicato o rinviato ad altra legge quali sono effettivamente questi “standard” di riferimento per una condotta morale non impedisce che si proceda ad arresti o reclusioni arbitrarie. Tali bozze si pongono anche in una logica antitetica rispetto a quanto propugnato dal presidente stesso, Kassym-Jomart Tokayev, che si è più volte espresso per la creazione di un Kazakistan “giusto, di uguali opportunità e progresso”.

La libertà sul filo del rasoio

Al fine di entrare in vigore, le due proposte di legge dovranno essere approvate dal presidente Tokayev e da lui dipenderà il futuro della libertà di espressione nel Paese: assisteremo ad un Kazakistan “giusto”?

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Gaia Recrosio

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Diritti Umani

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Kazakhstan libertà di espressione censura