La piramide alimentare capovolta e i "meat influencer"

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  Giovanni Graziano
  22 gennaio 2026
  3 minuti, 15 secondi

Le nuove direttive indicate dall’amministrazione Trump rispetto alla piramide alimentare, segnalano un significativo cambio di rotta rispetto a quelle precedenti.

Tale cambiamento probabilmente riflette e al tempo stesso fomenta nuove abitudini alimentari, legate in particolare a un maggiore consumo di carne, pesce e prodotti di derivazione animale.

La nuova piramide alimentare promossa dall’amministrazione Trump, infatti, è stata definita una piramide “rovesciata”. Il grafico, infatti, visivamente si presenta come una piramide capovolta. Già la scelta del design, dunque, sembra invitare i consumatori statunitensi a un cambiamento importante nei confronti delle loro scelte alimentari e a mettere in discussione quanto era stato consigliato loro, in merito a salute e nutrizione.

La piramide tradizionale, infatti, suggerisce un consumo frequente non solo di frutta e ortaggi, ma anche di pane, patate, cereali, riso e legumi, consigliando invece di moderare pesce, uova, formaggi e soprattutto carne rossa.

Le direttive alimentari invece, proposte dall’amministrazione trumpiana, al contrario, invitano a un alto consumo di carne, sia bianca sia rossa, uova e latticini, scoraggiando invece il consumo di carboidrati, come riso e pane bianco. Continuano ad essere consigliate porzioni frequenti di frutta e verdura.

Questo capovolgimento della piramide alimentare viene giustificato dall’amministrazione Trump come un invito a mangiare “cibo vero”, come affermato da R.F. Kennedy Junior, e soprattutto a consumare più proteine.

I suggerimenti dell’amministrazione Trump sembrano riflettere (e probabilmente d’ora in poi esasperare) nuovi “trend” alimentari, particolarmente in voga sui social media negli ultimi mesi, che invitano a consumare quantità spropositate di carne, spesso anche cruda, in modo da prediligere “cibo vero” ad alimenti molto processati”.

Si tratta dei così detti “meat influencer”, protagonisti di un trend popolare inizialmente soprattutto in America, ma che si è diffuso in fretta anche in Europa.

I meat influencer prediligono una dieta che prevede il consumo quasi unicamente di uova, carne e forse formaggi e frutta, attribuendo a questi alimenti maggiore energia fisica e mentale così come l’aumento della massa muscolare. Tali scelte alimentari vengono giustificate dai “meat influencer” in quanto emblemi di uno stile di vita naturale e primordiale, che evita il consumo di tutti quegli alimenti frutto della scoperta dell’agricoltura, come i cereali.

Un aspetto particolarmente preoccupante di questo trend è rappresentato dalla diffusione di video in cui vengono consumate grandi quantità di carne cruda, un comportamento fortemente sconsigliato da moltissime agenzie sanitarie, in quanto è proprio la cottura della carne che permette di neutralizzare microrganismi patogeni come Salmonella ed Escherichia Coli.

Soprattutto, il consumo eccessivo di carne (indipendentemente se cruda o cotta) ha impatti negativi sia dal punto di vista salutare, sia ambientale.

In particolare, un consumo frequente di carne rossa o processata è legato a un maggiore rischio di ammalarsi di tumore e di cardiopatie. Inoltre, la forte presenza di grassi saturi in bistecche e insaccati, è associata a un maggiore rischio di tumore al seno e al colon retto.

Dal punto di vista ambientale, l’industria zootecnica rappresenta uno dei maggiori responsabili delle emissioni di gas serra. Gli alimenti che prima si consigliava di consumare con moderazione, ora ricoprono un ruolo centrale nelle nuove direttive dell’amministrazione Trump. Carne, uova e latticini, sono dunque anche tra gli alimenti la cui produzione ha un impatto negativo sul cambiamento climatico.

Le nuove direttive e i nuovi “trend” alimentari, dunque, rischiano di scoraggiare i consumatori a prediligere un’alimentazione più sana e sostenibile. Viene infatti evidenziata la necessità di mangiare importanti quantità di carne e uova per consumare più proteine, spesso non prendendo nemmeno in considerazione l’esistenza di fonti proteiche vegetali, spesso consigliate dai nutrizionisti per i loro valori nutrizionali, come tempeh, tofu e seitan.

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Giovanni Graziano

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