La prima "clinica dell'aborto" in Polonia e le elezioni presidenziali

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  Gaia Recrosio
  05 giugno 2025
  5 minuti, 24 secondi

L'8 marzo 2025, in occasione della giornata internazionale della donna, a Varsavia è stata aperta “Abotak”, la prima “clinica dell'aborto” del Paese, diretta dall'Abortion Dream Team. La Polonia è uno Stato notoriamente restrittivo nei confronti del diritto all'aborto: nel 1993 era ancora in vigore un compromesso che permetteva l'interruzione di gravidanza solo quando questa avrebbe minacciato la vita del feto o gli avrebbe causato danni irreversibili, così come nel caso in cui fosse stata conseguenza di un “atto proibito”. Nel 2020, poi, la Corte costituzionale ha ridotto la possibilità di praticare l'aborto ai solo casi di stupro o di minaccia alla vita della donna, rendendo così la Polonia uno dei Paesi più restrittivi d'Europa sul tema, schierandosi al fianco di Malta, Liechtenstein, Monaco e Andorra, dove la pratica è illegale. Tenendo a mente questo contesto, Abotak nasce come segno di protesta e con la missione di supportare e sostenere le donne, fornendo informazioni per condurre l'aborto con pratiche legali e sicure, in un Paese dove l'esito del ballottaggio delle elezioni presidenziali del 1° giugno rende la prospettiva verso una legge meno restrittiva sempre più lontana.

Cos'è una “clinica dell'aborto”?

Sul sito web di Abotak si legge come la clinica sia “non solo un luogo di sostegno e richieste, ma un punto di accesso effettivo per tutti”. La clinica, infatti, non è uno studio medico e non vi è personale specializzato, come medici, psicologi o avvocati, ma persone che, offrendo il loro tempo, forniscono informazioni e supporto a donne che necessitano un aiuto logistico, economico o una guida per intraprendere il percorso dell'aborto. Fuori dalla clinica è stato allestito un negozio di merchandising di Abortion Dream Team e sul cartellino delle magliette e dei calzini, oltre al prezzo, è indicata la quantità necessaria di capi da acquistare per poter finanziare un aborto.

La clinica può avere dei risvolti legali?

Come spiegato dall'avvocato Jerzy Podgórski, l'articolo 152 del Codice penale polacco non implica pene punitive verso le donne che si sottopongono all'aborto, ma prevede una reclusione carceraria di tre anni per coloro che concorrono nell'aiutare la donna a portare a compimento tale pratica: questo include, quindi, i medici stessi che praticano gli aborti e, con un'interpretazione più ampia portata avanti dal partito di destra Diritto e Giustizia (PiS), anche coloro che forniscono alla donne le pillole per abortire. Di conseguenza, si potrebbe pensare che fare parte di una simile clinica comporti un rischio. Tuttavia, come sostenuto da Podgórski, fornire “informazioni sui modi sicuri di interrompere la gravidanza in conformità con le linee guida dell'Oms non costituisce alcun reato”. Le linee guida a cui si riferisce sono quelle dell'Organizzazione mondiale della sanità, la quale, in merito all'aborto farmacologico, afferma che si tratta di un metodo sicuro ed efficace se condotto entro le prime 12 settimane, a condizione che la donna incinta sia informata e monitorata.

I dati sull'aborto in Polonia

Secondo NFZ, nel 2024 sono stati praticati 887 aborti legali in Polonia e, secondo il rapporto di Aborto Senza Frontiere - Abortion Reality 2024, lo scorso anno sono stati eseguiti 47.000 aborti, che costituirebbe una media di circa 130 procedure al giorno. L'ideatrice della clinica di Abotak, Natalia Broniarczyk, spiega come la maggior parte delle pratiche sia svolta utilizzando la pillola, ma sottolinea che, grazie agli aiuti economici forniti da Abortion Dream Team, circa 1.200 donne si sono recate all'estero, non potendo ricevere tale pratica negli ospedali polacchi. La clinica ha avuto una cassa di risonanza sociale di significativa portata e conta, dal momento della sua apertura, più di 200 richieste di iscrizione nelle caselle di posta elettronica. A questa riuscita si contrappongono proteste e critiche che, quando non sfociano in vandalismo contro la clinica, sono portate sul piano della disinformazione: come raccontato da alcune volontarie, un particolare episodio ha visto protagonista un furgone che agli altoparlanti diffondeva disinformazione riguardo l'aborto, affermando, per esempio, che il feto prova dolore durante la pratica o confermando l'impossibilità di diventare madre una volta abortito. In virtù di questo, l'obiettivo di Abotak è accompagnare le donne non solo fornendo supporto materiale, ma garantendo un supporto informativo concreto e affidabile.

E la politica?

Le norme sull'aborto sono entrate in vigore nel 2021, dopo la pronuncia della Corte Costituzionale, con il governo Diritto e Giustizia, e la allora campagna elettorale di Donald Tusk verteva proprio sulle promesse di rendere tali leggi meno rigide entro i primi 100 giorni del suo mandato: Tusk si è insediato al governo nel dicembre 2023 e da allora, più di 500 giorni dopo, la situazione non è ancora cambiata. Una delle cause riconducibili a tale immobilità potrebbe essere la presenza del presidente Andrzej Duda che, in qualità di membro di Diritto e Giustizia, segue una linea favorevole alle restrizioni. Proprio a fronte di questo stallo nasce l'iniziativa di Kinga Jelinska e Natalia Broniarczyk, fondatrici di Abortion Dream Team, di aprire una “clinica dell'aborto” in un luogo strategico e visibile: nella stessa via del Parlamento, della Cancelleria del Presidente e della sede di Coalizione Civica. La clinica si colloca nei pressi di tutti quegli edifici all'interno dei quali sono prese le decisioni importanti che guidano il Paese ed è chiaro che tale scelta manda un messaggio di protesta e di invito per i politici a schierarsi e prendere una posizione.

Il futuro della Polonia

Lo scorso 1° giugno si è tenuto in Polonia il ballottaggio per elezioni presidenziali, che ha visto la vittoria di Karol Nawrocki, il candidato del partito di estrema destra Diritto e Giustizia (PiS), da sempre esponente di proposte conservatrici in termini di diritti civili, con posizioni non solo contrarie alle unioni civili tra persone dello stesso sesso o all'integrazione europea, ma anche proibitive delle interruzioni di gravidanza e della contraccezione di emergenza. Se già il presidente Duda (PiS) aveva ostacolato le forme di progresso di Tusk sul tema, si prospetta ora una sempre più difficile convivenza con il primo ministro. L'insediamento del neoeletto presidente avverrà il 6 agosto e fino ad allora l' invito delle attiviste di Abotak è uno solo: “Comprate dei calzini!”.

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Gaia Recrosio

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Diritti Umani

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