La questione dei diritti dei rifugiati siriani verso il rimpatrio

Cosa dice l'Unione Europea

  Articoli (Articles)
  Flora Stanziola
  21 ottobre 2024
  4 minuti, 46 secondi

Dallo scoppio della guerra civile nel 2011, la Siria ha vissuto un progressivo isolamento diplomatico, con l'Europa che ha interrotto i rapporti ufficiali con il regime di Bashar al-Assad. La Siria, come parte dell'asse di resistenza sostenuto dall'Iran, ha mantenuto un sorprendente silenzio durante gli eventi che hanno scosso la regione, come la recente guerra a Gaza, ma questo non ha impedito ad Israele di attuare attacchi contro obiettivi siriani, evidenziando le tensioni latenti e il ruolo della Siria come campo di battaglia nella "guerra ombra" israelo-iraniana. Israele ha preso di mira gli ufficiali delle Guardie Rivoluzionarie e i militanti sostenuti dall'Iran in tutta la Siria, colpendo anche le principali aree urbane come gli attacchi contro l'aeroporto internazionale di Aleppo il 29 marzo e contro il consolato iraniano a Damasco il 1° aprile, che hanno causato vittime e feriti tra i civili.

Nel contesto di tali tensioni, la Siria continua a servire come sostegno logistico per Hezbollah, facilitando attività di addestramento e rifornimento e permettendo al gruppo di operare con relativa impunità all'interno del suo territorio. Questo contesto politico sta aggravando ulteriormente una situazione già disastrosa e contribuendo al numero crescente di sfollati. Secondo le Nazioni Unite, quasi 200.000 siriani e libanesi sono fuggiti in Siria solo dall'inizio della guerra a Gaza, un'ulteriore prova dell'instabilità crescente.

Sin dall'inizio del conflitto, l'Unione Europea ha condannato le violazioni dei diritti umani e l'uso della forza letale contro i civili da parte del regime di Assad, imponendo sanzioni economiche e restrizioni ai membri del governo siriano, nel tentativo di dissuadere ulteriormente il regime.

La crisi siriana ha portato a una massiccia emergenza umanitaria, con milioni di persone sfollate all'interno e all'esterno della Siria alla quale l'UE ha risposto fornendo aiuti umanitari significativi ai rifugiati siriani e alle comunità ospitanti nei paesi vicini, come Libano, Giordania e Turchia e stanziando miliardi di euro per assistenza umanitaria, supporto agli sfollati e programmi di ricostruzione. In Europa, ormai oltre un milione di rifugiati siriani ha cercato asilo negli ultimi dieci anni, spingendo i leader europei a rivalutare la loro politica nei confronti del regime di Damasco, nonostante la persistente violazione dei diritti umani e l'assenza di condizioni sicure per il ritorno dei rifugiati.

Dopo le elezioni europee di giugno 2024, che hanno incrementato Il supporto per i partiti anti-immigrazione in diversi stati membri, c'è stata una crescente pressione per adottare misure più rigorose per gestire l'immigrazione, compresa la proposta di "hub di rimpatrio" al di fuori dell'Unione Europea, per coloro che non hanno diritto di asilo.

Già nel luglio 2024, sette paesi dell'UE hanno chiesto una revisione della strategia europea sulla Siria, mirando a migliorare la situazione umanitaria e a facilitare il rimpatrio dei migranti.

Durante l’ultima riunione del Consiglio europeo il 17 ottobre, è stata ribadita la necessità di creare le condizioni per il rimpatrio sicuro, volontario e dignitoso dei rifugiati siriani definite dall'UNHCR. In questo contesto si è discusso di modi innovativi per contrastare la migrazione illegale: in primo luogo, la necessità di rivedere il concetto di Paese terzo sicuro: che cos'è un Paese terzo sicuro? Come viene definito? In secondo luogo, l'idea di sviluppare siti di rimpatrio al di fuori dell'Unione europea seguendo il modello messo in atto dal governo italiano Meloni con l’Albania. Tuttavia, l'idea di considerare la Siria un paese sicuro è controversa. Nehammer, Cancelliere d'Austria, ha affermato che molti rifugiati stanno tornando in Siria perché è più sicura rispetto al Libano di oggi, dimostrando così che la Siria può essere considerata sicura.

In realtà i siriani che tornano possono essere arrestati dalle autorità governative e accusati di legami con i ribelli o di opposizione, scoraggiandone così il ritorno. Infatti, dall'inizio della rivoluzione siriana nel 2011, il regime di Bashar al-Assad ha mantenuto un atteggiamento rigido, utilizzando decreti di amnistia come strumento di manipolazione per eludere le pressioni internazionali. Questi decreti, l'ultimo dei quali è stato il Decreto Legislativo 27 del 22 settembre, non offrono reali benefici ai prigionieri politici, poiché escludono le accuse più gravi, come "terrorismo" e "alto tradimento". Inoltre, non esistendo un controllo giudiziario indipendente, le agenzie di sicurezza hanno ampi poteri discrezionali, ciò porta a gravi violazioni dei diritti umani e a un ambiente dove i dissidenti possono essere perseguitati.

Il regime ha dimostrato di non essere disposto a impegnarsi in un vero processo politico, trascurando le risoluzioni internazionali e preferendo mantenere il controllo attraverso la forza militare e il sostegno esterno. Pertanto, la comunità internazionale deve agire con cautela nell’estendere ulteriori concessioni a Damasco finché non ci saranno progressi tangibili verso una transizione politica che garantisca i diritti di tutti i siriani.

Dopo più di un decennio di guerra, la Siria è già alle prese con una povertà diffusa, insicurezza alimentare e una grave mancanza di servizi di base, che rendono difficile un ritorno volontario e sicuro. Inoltre, i siriani di ritorno affrontano l'ulteriore rischio di essere arrestati dalle agenzie di sicurezza governative con l'accusa di favoreggiamento dei ribelli o delle forze di opposizione.

L'UE è consapevole che la situazione in Siria ha ripercussioni sulla stabilità regionale e sulla sicurezza interna. Gli attacchi terroristici, la proliferazione di gruppi estremisti e le tensioni tra Iran e Israele rappresentano minacce che l’UE deve affrontare per promuovere la stabilità nella regione, anche attraverso una gestione più efficace delle frontiere esterne dell'UE.


Mondo Internazionale APS ® Riproduzione riservata 

Condividi il post

L'Autore

Flora Stanziola

Originaria dell'Isola d'Ischia, appassionata di lingue, culture straniere e dinamiche interculturali, Flora fa parte di Mondo Internazionale da giugno 2022. Dopo aver conseguito il titolo di Dott.ssa in Discipline per la Mediazione Linguistica e Culturale, ha deciso di approfondire il suo interesse per la cooperazione internazionale, iscrivendosi al corso di laurea magistrale in Politiche per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo. Come autrice per Mondo Internazionale Post scrive articoli focalizzati su temi di diplomazia internazionale con un particolare interesse per le dinamiche politiche e sociali.

Tag

UE damasco Siria Vonderleyen Iran Israele Hezbollah