Iran sotto attacco: la risposta cauta della Russia e la fragilità della partnership strategica

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  Eleonora Tirolese
  25 giugno 2025
  3 minuti, 28 secondi

Il 23 giugno 2025 si è aperta a Mosca una fase delicata nei rapporti tra Russia e Iran, nel pieno della crisi generata dai recenti attacchi statunitensi contro i principali siti nucleari iraniani. L'incontro tra il presidente russo Vladimir Putin e il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha mostrato, più che una solida alleanza, le profonde ambiguità che caratterizzano oggi la cosiddetta "partnership strategica" tra Mosca e Teheran.

Nella notte tra il 21 e il 22 giugno, gli Stati Uniti hanno sferrato un attacco a sorpresa contro tre siti strategici iraniani - Fordow, Natanz e Isfahan - segnando un'escalation senza precedenti nel conflitto regionale e portando direttamente Washington nel confronto tra Israele e Iran. Il presidente Trump ha definito l'operazione "un attacco di grande successo", mentre l'Iran ha denunciato l'aggressione e chiesto supporto ai suoi pochi alleati rimasti.

Solo poche ore prima che Mosca lanciasse un nuovo attacco su Kiev, il ministero degli Esteri russo ha "fermamente condannato" gli attacchi aerei condotti dall'esercito americano. In una nota ufficiale, Mosca ha definito l'operazione come una "grave violazione del diritto internazionale" e un atto che compromette la sovranità iraniana e l'equilibrio della regione.

Araghchi, arrivato a Mosca con una lettera della Guida Suprema Ali Khamenei, ha espresso "apprezzamento per la solidarietà mostrata da Mosca"; tuttavia, l'accoglienza ricevuta non ha risposto alle aspettative. Putin ha definito l'azione americana "un'aggressione assolutamente immotivata" e "priva di fondamento o giustificazione", ma ha evitato qualsiasi promessa specifica di sostegno militare.

Mosca ha sottolineato i rischi globali derivanti dal coinvolgimento di potenze esterne nella crisi mediorientale, affermando che "il mondo si trova su una linea molto pericolosa". Tuttavia, ha eluso ogni riferimento diretto agli Stati Uniti, lasciando intendere una volontà di non inasprire i già fragili rapporti con l'amministrazione Trump.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha ribadito che "tutto dipenderà dalle esigenze dell'Iran" e ha dichiarato che l'offerta russa di mediazione costituisce già "una forma concreta di sostegno". Alla domanda sull'eventualità di forniture militari, Peskov ha risposto che Mosca valuterà in base a ciò che "i nostri amici iraniani riterranno necessario".

Ma queste parole, nel momento più critico per Teheran, suonano insufficienti. L'Iran, che aveva fornito droni e tecnologie militari alla Russia per l'invasione dell'Ucraina, si aspettava un sostegno più deciso. Al contrario, la posizione russa si è mantenuta ambigua e attendista. L'accordo di cooperazione strategica firmato a gennaio non prevede alcuna clausola di difesa reciproca, un'assenza che pesa oggi in modo evidente.

Anche sul piano diplomatico, la proposta russa con Cina e Pakistan per un cessate il fuoco immediato presso il Consiglio di Sicurezza dell'ONU appare più simbolica che sostanziale. Durante la stessa riunione, l'ambasciatore russo Vassily Nebenzia ha accusato gli Stati Uniti di aver "aperto il vaso di Pandora" e di mettere "a rischio la sicurezza dell'umanità nel suo complesso", ma senza annunciare alcuna iniziativa concreta.

La cautela di Mosca è anche legata al timore di un'escalation regionale che potrebbe coinvolgere i propri investimenti energetici e compromettere ulteriormente le relazioni internazionali già provate dalla guerra in Ucraina. In conferenza stampa, Peskov ha riconosciuto che "si è verificata una nuova spirale di escalation nella regione" e ha espresso "profondo rammarico" per i rischi legati alla sicurezza degli impianti nucleari colpiti, pur senza avanzare proposte operative.

In definitiva, la risposta russa agli attacchi contro l'Iran si configura come un passo cauto, dettato più da calcoli geopolitici che da vera solidarietà. Nonostante la retorica della "partnership indistruttibile", Teheran si scopre oggi più sola e vulnerabile, mentre Mosca si limita a osservare, preoccupata soprattutto di non compromettere il proprio equilibrio strategico. Se questa è la misura del sostegno russo, allora per l'Iran il cammino verso la stabilità si annuncia più incerto che mai.




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