La rotta più sicura

NAUFRAGI A LARGO DELLA CALABRIA E LAMPEDUSA

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  Flora Stanziola
  20 giugno 2024
  3 minuti, 39 secondi

Nella notte tra domenica e lunedì sono avvenuti ben due naufragi nelle acque del Mar Mediterraneo e risultano ancora oltre 50 persone disperse.

Le Nazioni Unite stimano che nel 2024 sono almeno 800 i migranti morti nel tentativo di attraversare il Mar Mediterraneo con imbarcazioni di fortuna. Anche secondo i dati di Frontex relativi alle intercettazioni, dall’inizio dell’anno, le rotte dell'Africa occidentale e del Mediterraneo orientale sono quelle dove gli attraversamenti sono aumentati maggiormente.

1-18 giugno 2024

La prima imbarcazione ad essere stata soccorsa nelle acque internazionali della zona SAR maltese è stata una barca di legno proveniente dalla Libia che trasportava persone di nazionalità siriana, egiziana, pakistana e bengalese.

A prestare il primo soccorso è stata la nave Nadir dell’ONG tedesca Resqship, la quale ha portato in salvo a Lampedusa una cinquantina di persone, tutte ospedalizzate in diverse strutture del territorio. Le vittime accertate sono 10 e avrebbero perso la vita per soffocamento sul ponte inferiore dell’imbarcazione su cui viaggiavano. Secondo l'ONG la barca era sovraffollata e con un guasto al motore, perciò si trovava in una situazione critica.

Il secondo incidente invece è avvenuto a largo della costa calabrese nel Mar Jonio. L’imbarcazione era una barca a vela partita da almeno una settimana dalla Turchia con a bordo persone di nazionalità irachena, siriana e iraniana. In Calabria è ancora vivo il ricordo della strage del febbraio di 2023, quando un'imbarcazione affondò a pochi chilometri dalla costa uccidendo 94 migranti.

L’imbarcazione è stata soccorsa da un peschereccio che ha trasferito i superstiti su un mercantile che è stato poi raggiunto dalla Guardia Costiera che ha portato gli 11 superstiti in salvo a Roccella Jonica insieme al corpo di una donna, mentre almeno 64 persone, di cui almeno 26 potrebbero essere bambini, risultano tuttora disperse in mare. Secondo la ricostruzione dei sopravvissuti, il motore dell’imbarcazione, partita otto giorni prima dalla Turchia, si sarebbe incendiato, facendo rovesciare lo scafo a 110 miglia nautiche dalle coste italiane.

La rotta che parte dalla Turchia e arriva fino in Calabria o in Puglia, costeggiando la Grecia, è sempre più frequentata negli ultimi anni, soprattutto a partire dal 2021. Buona parte delle imbarcazioni che frequentano questa rotta è di piccole e medie dimensioni, spesso sono barche a vela. Fra i migranti, questa rotta è considerata più sicura di quella che parte dalla Libia e dalla Tunisia, diretta verso la Sicilia.

Immediatamente sono arrivate le accuse da parte delle ONG, tra cui "Medici senza Frontiere" sulla gestione italiana ed europea dei flussi migratori affermando che le istituzioni davanti all’emergenza imminente dei flussi migratori e al dolore dei sopravvissuti restano in silenzio rendendosi complici della crisi umanitaria in corso. Le accuse sono rivolte in particolar modo nei confronti del Decreto Cutro, entrato in vigore lo scorso anno proprio a seguito del tragico naufragio sulle coste calabresi, che avrebbe anche reso i soccorsi ancora più complicati e al nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo, definendolo una politica letale di deterrenza, violenza alle frontiere, respingimenti forzati, accordi con paesi terzi che perseguitano le persone migranti e la sistematica criminalizzazione di chi tenta di soccorrere chi è in pericolo in mare.

Secondo l'ONG dall’inizio dell’anno sono avvenute almeno 6 morti al giorno, tenendo conto della difficoltà di ritrovare molti dei dispersi dei naufragi.

Anche l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha espresso la sua preoccupazione nei confronti di questi ennesimi incidenti. Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite infatti è necessario potenziare risorse e capacità per le operazioni di ricerca e soccorso in mare a supporto della Guardia Costiera Italiana: ogni naufragio rappresenta un fallimento collettivo, un segno tangibile dell’incapacità degli Stati di proteggere le persone più vulnerabili.

L’ulteriore sfida, che però è necessario affrontare da parte dei governi nazionali, è quella di promuovere un più ampio accesso a percorsi sicuri e regolari nell’Unione Europea per le persone migranti e rifugiate, affinché non siano costrette a rischiare la vita in mare affidandosi a trafficanti di esseri umani e combattere l’immigrazione clandestina.

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L'Autore

Flora Stanziola

Originaria dell'Isola d'Ischia, appassionata di lingue, culture straniere e dinamiche interculturali, Flora fa parte di Mondo Internazionale da giugno 2022. Dopo aver conseguito il titolo di Dott.ssa in Discipline per la Mediazione Linguistica e Culturale, ha deciso di approfondire il suo interesse per la cooperazione internazionale, iscrivendosi al corso di laurea magistrale in Politiche per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo. Come autrice per Mondo Internazionale Post scrive articoli focalizzati su temi di diplomazia internazionale con un particolare interesse per le dinamiche politiche e sociali.

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Diritti Umani

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Migranti Turkey Mediterraneo Europe