La “russificazione” forzata dei bambini ucraini nei territori sotto occupazione

  Articoli (Articles)
  Laura Rodriguez
  27 giugno 2024
  4 minuti, 35 secondi

Pressioni, minacce e violenze: questi gli strumenti utilizzati per l’insegnamento nelle scuole ucraine che si trovano all’interno dei territori occupati dai russi. C’è chi la chiama “russificazione forzata” e chi, come i russi, la definisce una forma di “rieducazione”. A prescindere dalla definizione che vogliamo darle, ci riferiamo al trattamento riservato a tutti i bambini e, più in generale, a tutto il personale scolastico di nazionalità ucraina che si trova sotto il dominio russo.

L’organizzazione per i diritti umani Human Rights Watch ha di recente elaborato uno studio nel quale documenta il fenomeno della “russificazione del sistema scolastico”, rendendo note le modalità di indottrinamento dei più giovani sotto il comando russo. Stando alle stime del governo ucraino, sarebbero circa un milione i bambini in età scolare a vivere nelle zone del Paese controllate dalla Russia. Qui non è possibile parlare ucraino né cercare di opporsi alle forme di insegnamento che vengono applicate.

Lingua e programmi scolastici ucraini sono spariti per fare posto a quelli russi, segnale di un sistema che non lascia spazio alle libertà dei giovani ma, al contrario, cerca di forgiarne l’animo facendo propaganda anche e soprattutto nei luoghi riservati all’istruzione. I nuovi libri di testo utilizzati, ad esempio, dipingono l’Ucraina come uno “stato neonazista” e falsificano i fatti nell’intento di giustificare l’invasione russa tanto da esaltarla in quanto “operazione speciale di mantenimento della pace”.

Come sottolinea il report di Human Rights Watch, questa rieducazione forzata ha una grande importanza a livello strategico, tanto che nel 2024 il governo russo ha investito ben 46 miliardi di rubli (l’equivalente di circa 490 milioni di euro) proprio nel finanziamento di quella che definisce “educazione patriottica”. Una parte di questi soldi è destinata all’Esercito della Gioventù, un’organizzazione giovanile creata dal Ministero della Difesa del Cremlino nel 2015 ora attiva anche in Ucraina.

Non è una novità che il governo russo sostenga la preparazione militare dei futuri soldati fin da piccoli; d’altronde la storia ci insegna che l’esercito ha da sempre ricoperto un ruolo centrale nella gestione del potere. Così, anche nelle scuole ucraine che si trovano nelle aree occupate sono state inserite delle “lezioni paramilitari” finalizzate all’addestramento. L’obiettivo è quello di insegnare ai giovani studenti come maneggiare i diversi tipi di armi, tra le quali si parla anche di fucili d’assalto e bombe a mano. Tra le altre cose, i russi hanno anche obbligato le scuole secondarie a trasmettere loro l’elenco degli studenti maggiorenni così da poterli arruolare quanto prima possibile.

Come accennato poco sopra, il rapporto rivela che non c’è spazio per le opposizioni. Non sono mancati i casi di studenti che hanno espresso il proprio dissenso in maniera pacifica e che sono stati puniti: una punizione che deve fungere da monito per chiunque pensi di avere il diritto di esprimere le proprie ragioni. Hanna Bout, un’insegnante intervistata nel rapporto, ha raccontato come a Melitopol, città sud-orientale occupata dai russi, «quando nel febbraio del 2022 hanno cambiato la bandiera con quella della Russia, ci sono state delle manifestazioni pacifiche degli studenti e a una ragazza minorenne sono state rotte le costole perché sulla guancia aveva una bandiera ucraina dipinta.

Nell’indottrinare i giovani, per i russi è fondamentale riuscire ad avere il controllo anche su quelle che sono le influenze esterne, prime fra tutte le scelte dei genitori. Dal report, grazie ai racconti di alcuni testimoni, è emerso infatti che i russi hanno perseguitato e minacciato alcuni genitori con la detenzione e persino con la perdita della custodia dei figli se non li avessero iscritti alle scuole russe. Per tentare di sfuggire alle rappresaglie, alcune famiglie hanno anche tentato di tenere nascosti i propri bambini.

Alcune delle misure più estreme coinvolgono anche gli insegnanti che non sono disposti a collaborare. HRW ha rivelato che nella regione di Kharkiv i russi hanno utilizzato la coercizione e maltrattamenti (come, ad esempio, l’elettroshock) per costringere alcuni insegnanti a sostenere il sistema educativo russo. Alcuni dirigenti scolastici, poi, sono stati rapiti, interrogati e minacciati dai soldati russi.

Il quotidiano russo Meduza ha pubblicato il glossario compilato dal ministero dell’istruzione russo nel 2022 per portare gli insegnanti a conoscenza delle frasi che, se pronunciate dai bambini ucraini, devono suonare come un campanello d’allarme premonitore di una possibile forma di “estremismo nazionalista”. Se uno di loro dovesse chiedere dei propri genitori “dite direttamente che sono morti”, si legge nel vocabolario. La stesura di quest’ultimo è solo uno degli strumenti del programma chiamato “Adolescenti di Russia”, ideato dalla politica e attivista russa Lvova-Belova che, secondo varie fonti, avrebbe l’obiettivo di cancellare il passato ucraino di questi bambini e integrarli nel mondo russo.

Anche se le principali misure di “russificazione” sono rivolte ai più piccoli, sono gli adolescenti i soggetti potenzialmente più pericolosi. Questi, rispetto ai bambini, si interfacciano costantemente col mondo virtuale e, per questo motivo, sarebbero secondo Mosca la categoria più sensibile perché “potenziali terroristi” e “influenzabili dai social media”. Per far fronte a ciò, il governo russo ha pensato di creare “Profilaktika”, un software capace di tenere traccia di oltre 540 milioni di profili così da valutarne il possibile “comportamento distruttivo” e agire di conseguenza.

Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2024

Condividi il post

L'Autore

Laura Rodriguez

Categorie

Diritti Umani

Tag

istruzione propaganda Ucraina Bambini violenze