Foto a cura dell'autrice
Le relazioni tra gli Stati Uniti e i Paesi latinoamericani sono caratterizzate, come è noto, da uno stretto legame risalente ai tempi della Dottrina Monroe del 1823, quando l’allora Presidente americano, attraverso il suo motto “l’America agli americani”, impedì qualunque tipo di interferenza europea negli affari del continente.
In questo contesto, El Salvador, il Paese più piccolo dell’America centrale e perciò definito “el Pulgarcito de América” (il pollice dell’America), nonostante le sue dimensioni ridotte ha da sempre giocato un ruolo chiave nelle relazioni tra gli Stati Uniti e l'America Latina, soprattutto a partire dalla guerra civile che scoppiò nel Paese negli anni Ottanta e provocò una grossa ondata di migrazioni verso il Nord America.
A dare una svolta decisiva alla triste storia dell’El Salvador è stata l’elezione del Presidente Nayib Bukele, in carica dal 1° giugno 2019. L’attuale Presidente è divenuto famoso soprattutto tra i principali sostenitori dei diritti umani a causa della costruzione dell’istituto carcerario CECOT, all’interno del quale sono detenuti migliaia di membri delle pandillas, ovvero pericolose gang che nel corso degli ultimi anni hanno provocato la morte di migliaia di persone (6657 solo nel 2015).
Tale scelta è risultata essere profondamente divisiva. Da un lato, infatti, la maggioranza del popolo salvadoregno sostiene con enorme favore le politiche di sicurezza di Bukele, considerato come il Salvatore della patria. Dall’altro lato, tuttavia, numerose associazioni per il rispetto dei diritti umani hanno accusato il Presidente salvadoregno di detenere i carcerati in condizioni disumane. Nonostante ciò, Bukele ha proseguito con la conduzione della sua politica, la quale ha trasformato il Paese dal più pericoloso del mondo al più sicuro dell’America Latina.
Tuttavia, l’allora Presidente americano Biden ha apertamente criticato le misure repressive messe in atto dal Presidente salvadoregno, esprimendo profonde preoccupazioni per i diritti umani. Egli ha altresì revocato gli accordi del “Paese terzo sicuro” (i quali prevedevano che i migranti effettuassero lì la richiesta di asilo prima di entrare negli Stati Uniti) voluti da Donald Trump durante la sua prima presidenza, e ha esteso il Temporary Protected Status (TPS) a causa delle condizioni ambientali avverse in El Salvador.
Tutto ciò ha scaturito una tensione tra Bukele e Biden, che si è tramutata in un allontanamento da parte dell’El Salvador dal suo alleato storico per avvicinarsi all’acerrimo nemico statunitense: la Cina.
Il 21 agosto 2018, El Salvador e Cina hanno stabilito relazioni diplomatiche ufficiali. A partire da quel momento, la Cina ha avviato una strategia di “gift diplomacy” - nel quadro della sua “Belt and Road Initiative” - che consiste in una serie di investimenti infrastrutturali nel Paese. Fra questi, assume particolare rilievo la Nuova Biblioteca Nazionale, situata nel centro della piazza principale della capitale, in cui spiccano la bandiera salvadoregna accanto a quella cinese, così come una grande insegna con scritte sia in spagnolo che in cinese affissa all'ingresso.
Tale opera finanziata da Pechino ha avuto un costo di circa 54 milioni di dollari. A ciò si aggiunge la costruzione di uno stadio, di un molo turistico e di un impianto idrico nel lago di Ilopango, che garantiscono al Presidente Bukele un’immagine positiva della sua politica agli occhi dei suoi elettori.
A partire dal 2024, inoltre, sono iniziati i negoziati per la creazione di un accordo di libero scambio che comprende una serie di aree tecniche, tra cui infrastrutture, beni manifatturieri, turismo e servizi. In più, El Salvador è stato invitato a prendere parte alla China International Supply Chain Expo 2025, occasione in cui la Cina ha potuto promuovere i suoi investimenti nel Paese e l'El Salvador ha potuto dimostrare i progressi nella sua sfera di diplomazia economica, mostrandosi come un possibile partner nei mercati locali emergenti.
Per quanto tali opere garantiscano senza dubbio un beneficio per il Paese, i dati dimostrano come vi sia un profondo squilibrio tra le esportazioni cinesi verso El Salvador e viceversa: se le prime nella prima metà del 2025 erano oltre gli 812 milioni di dollari, le seconde ammontavano soltanto a 19 milioni.
Queste dinamiche geopolitiche sono probabilmente destinate a cambiare in seguito alle prime vicende che si sono delineate dopo la seconda vittoria del Presidente statunitense Donald Trump. Dopo sole poche settimane dall’insediamento del Presidente americano, il 4 febbraio 2025 il Segretario di Stato Marco Rubio si è recato in visita nel Paese centroamericano. In quell'occasione, Bukele ha offerto di ospitare presunti “criminali violenti” statunitensi e membri delle gang all’interno del CECOT, in cambio di un compenso in denaro. Rubio ha commentato la proposta definendola “molto generosa” e "senza precedenti”.
Le deportazioni hanno avuto inizio il mese successivo, quando circa 300 presunti membri delle gang Tren de Aragua e M-13 sono stati rinchiusi al CECOT dietro il pagamento di 6 milioni di dollari. Tale misura è stata rafforzata quando la Corte suprema statunitense ha acconsentito a proseguire con le deportazioni sulla base del “Alien Enemies Act” (risalente al 1798), imponendo come sola condizione che vi sia lo svolgimento di un processo.
La visita è stata ricambiata da Bukele in aprile, quando si è recato alla Casa Bianca. Oltre ad avere una enorme rilevanza per gli equilibri latinoamericani, questa visita è ricordata per il caso di Kilmar Abrego Garcia, salvadoregno residente nel Maryland deportato erroneamente dagli Stati Uniti al CECOT. Questi non sarà riconsegnato in quanto Bukele sostiene che si tratti di un terrorista e che dunque non possa essere riportato clandestinamente nel suo Paese di residenza.
Sebbene la Corte Suprema abbia ordinato che il signor Abrego fosse riportato indietro, persino alcuni funzionari senior della Casa Bianca hanno sostenuto che si trattasse di una decisione dell’El Salvador e che non spettasse ai giudici della Corte prendere decisioni in merito alla politica estera.
Questa vicenda ha accresciuto le critiche e le preoccupazioni delle organizzazioni per i diritti umani, le quali denunciano le condizioni disumane nelle strutture carcerarie, in cui è stata rinvenuta la presenza di scabbia, tubercolosi e infezioni derivanti da funghi, e dove sono già morte circa 350 persone. I detenuti rimangono inascoltati dai due Presidenti, i quali proseguono nell’individuazione di accordi.
È interessante notare che recentemente sono stati individuati alcuni documenti giudiziari che dimostrano come gli Stati Uniti abbiano imposto a El Salvador alcune restrizioni sull'utilizzo dei fondi ricevuti come compenso. Tra queste, risaltano le restrizioni relative alla salute riproduttiva e ai programmi destinati a diversità e inclusione. Ciò non sorprende, considerate le posizioni del neopresidente americano e la cultura antiabortista salvadoregna, Paese in cui le donne rischiano di essere arrestate qualora fossero accusate di aver effettuato un aborto.
In generale, dunque, i rapporti tra i due Presidenti sono di forte rispetto e apprezzamento reciproco. Basti pensare che, di recente, Trump ha difeso Bukele per la sua riforma costituzionale, la quale prevede l’abolizione dei termini presidenziali, che estende la durata del suo mandato, dichiarando che si tratta di procedure “democraticamente e costituzionalmente fondate”.
Si può quindi affermare che i rapporti tra El Salvador e Stati Uniti sono destinati a essere molto stretti durante la Presidenza di Donald Trump. Tuttavia, permane l’incognita di ciò che potrebbe accadere rispetto ai rapporti con la Cina, considerate le forti politiche anti-cinesi del Presidente Trump e più in generale degli Stati Uniti, i quali da ormai diversi anni conducono una rivalità strategica contro la Cina, accusata di voler costruire accordi in zone di interesse statunitensi.
Mondo Internazionale APS - Riproduzione Riservata ® 2025