La Svizzera e la presidenza dell’OSCE nel 2026

Neutralità e diplomazia al centro del mandato svizzero del 2026

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  Riccardo Carboni
  16 ottobre 2025
  4 minuti

Nel 2026 la Svizzera assumerà per la terza volta la presidenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dopo i mandati del 1996 e del 2014. La decisione arriva in un momento di notevole tensione internazionale, con un’Europa segnata da conflitti, instabilità politica e crescente competizione tra potenze globali. Per la Confederazione, si tratta di un ritorno di rilievo sulla scena multilaterale, con l’obiettivo di riaffermare il proprio ruolo di mediatore neutrale storico e di promotore del dialogo tra blocchi contrapposti.

Fondata nel 1975 come Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (CSCE) e trasformata in organizzazione permanente nel 1995, l’OSCE è oggi il principale foro di sicurezza paneuropeo con 57 stati partecipanti, tra cui i paesi europei, gli Stati Uniti, il Canada e le ex repubbliche sovietiche. Il suo focus principale include tre dimensioni: politica-militare, economico-ambientale e umana, con l'obiettivo di promuovere la prevenzione dei conflitti, la gestione delle crisi e la ricostruzione post-bellica.

Negli ultimi anni, però, l’OSCE ha attraversato una crisi di coesione. Il conflitto in Ucraina e il successivo deterioramento dei rapporti con la Russia hanno minato la capacità dell’organizzazione di agire come piattaforma di cooperazione inclusiva. Infatti, come per altre organizzazioni internazionali, il principio del consenso su cui si fonda ogni decisione si è spesso trasformato in un meccanismo di paralisi, bloccando bilanci, non rinnovando mandati e compromettendo missioni. La Svizzera si ritroverà a presiedere in questo particolare contesto, per tentare di rilanciare la fiducia diplomatica e di riaffermare la rilevanza dell’OSCE come strumento di dialogo in un continente frammentato.

La Svizzera, che non appartiene né all’Unione Europea né alla NATO, può contare su una posizione di neutralità attiva che le permette di dialogare con tutti gli attori in campo. Durante i suoi mandati precedenti, ha privilegiato la mediazione e la costruzione di fiducia reciproca. Nel 2014, in un contesto di tensione già acuta, si fece promotrice dell’invio della Missione Speciale di Monitoraggio (SMM) in Ucraina, uno dei pochi strumenti internazionali che riuscì a operare sul terreno fino al 2022.

Secondo le prime dichiarazioni ufficiali, la Svizzera intende concentrare la sua presidenza promuovendo la mediazione nei conflitti regionali, rafforzando la cooperazione in materia di diritti umani e di libertà fondamentali e integrando nel concetto di sicurezza le nuove sfide globali, come il cambiamento climatico e la trasformazione digitale. Si tratta di un approccio coerente con la tradizione svizzera, che unisce pragmatismo diplomatico e attenzione per la dimensione umanitaria.

La forza della Svizzera potrà risiedere nella capacità di agire come ponte tra visioni diverse di sicurezza. Mentre alcuni Stati interpretano la sicurezza in termini di deterrenza e di difesa collettiva, l’approccio svizzero la concepisce come un processo di cooperazione e di fiducia reciproca. Questa differenza di prospettive è uno dei motivi per cui l’OSCE, nata come forum inclusivo, ha perso negli anni parte della sua efficacia. Restituirle credibilità significa recuperare quello spirito di sicurezza cooperativa che fu alla base dell’Atto finale di Helsinki del 1975, fondamento storico dell’organizzazione. Nel concreto, la presidenza svizzera potrebbe rilanciare il “Dialogo strutturato” dell’OSCE, sospeso dopo il 2022, su questioni di trasparenza militare e sostenere nuove forme di cooperazione informale tra Stati partecipanti. Al contempo, la Svizzera potrebbe favorire una riflessione interna sul futuro dell’organizzazione, esplorando come superare la rigidità del consenso senza snaturarne la natura inclusiva.

Un ruolo centrale spetterà anche alla cosiddetta dimensione umana dell’OSCE, dedicata alla promozione dello Stato di diritto, della libertà dei media e della partecipazione democratica. In un periodo segnato da tensioni autoritarie e regressioni democratiche in diverse aree del continente, il sostegno a organismi come l’Ufficio per le Istituzioni Democratiche e i Diritti Umani (ODIHR) potrà rafforzare la credibilità dell’organizzazione come custode dei valori comuni.

L’OSCE è oggi ostaggio delle proprie divisioni interne e molte delle sue missioni più importanti operano con risorse limitate o senza un mandato pienamente rinnovato. Il successo della presidenza svizzera dipenderà dalla capacità di proporre iniziative concrete che vadano oltre le dichiarazioni di principio. Il coinvolgimento non solo istituzionale, ma anche della società civile e del mondo accademico potrebbe aprire la strada a un meccanismo di dialogo multilaterale permanente dedicato alla prevenzione delle escalation regionali.

A cinquant’anni dalla firma dell’Atto finale di Helsinki, la presidenza svizzera offre l’occasione di riportare l’attenzione su principi come il rispetto della sovranità e la soluzione pacifica delle controversie, che hanno reso l’OSCE un pilastro della sicurezza europea.

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L'Autore

Riccardo Carboni

Classe 1999, laureato in Scienze internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna e da sempre appassionato di affari internazionali. Studente all’ultimo anno di Master in International Relations presso la LUISS, ha approfondito tematiche riguardanti la sicurezza internazionale seguendo forum e partecipando a programmi di pianificazione militari secondo la dottrina NATO. Autore all’interno di Mondo Internazionale per l’area tematica “Organizzazioni Internazionali”.

Born in 1999, he holds a bachelor’s degree in International and Diplomatic Sciences from the University of Bologna and have always been passionate about international affairs. Currently a final-year student in the Master's degree program in International Relations at LUISS, he has delved into issues related to international security by following forums and participating in military planning programs based on NATO doctrine. Author and contributor to Mondo Internazionale for the "International Organisations” section.

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