Or dunque noi
vogliamo oggi tentare il colpo audace
d'impadronirci della cosa pubblica,
per fare un po' di bene alla città.
[…]
alle donne bisogna, dico io,
affidar la città.
Alla fine del IV secolo a.C. ad Atene andava in scena una commedia di Aristofane, "Le donne al parlamento". In essa, la città attraversava un periodo di profonda crisi della democrazia, era avvilita dalle diffuse pratiche di demagogia e tutti pensavano solo al proprio tornaconto, senza più speranza di risollevarsi; alcune donne, stufe, decidono allora di intervenire, travestendosi da uomini e infiltrandosi nell’Assemblea per far approvare un decreto che affidasse tutti i poteri politici a loro. Ottengono la maggioranza e, dopo aver destituito tutti gli uomini, instaurano un governo di sole donne improntato sulla completa uguaglianza, tramite la condivisione totale dei beni e dei rapporti.
Trattandosi di una commedia greca, l’obiettivo dell’autore era chiaramente derisorio, essendo la critica rivolta alle teorie politiche di Platone: la vicenda si conclude inevitabilmente con la disfatta, ridicola e grottesca, di questo governo utopico e – secondo Aristofane, proprio per questo – impossibile.
Eppure questi versi ci risuonano, la commedia è ancora portata a teatro, spesso rivisitata per attualizzarla: il tema delle donne al parlamento non è in nessun modo anacronistico, anzi è attualissimo; non è più utopico, ma non è nemmeno ancora piena realtà; sicuramente, non è ragione sistematica di disfatta, anche se è ancora avvilito dal pregiudizio.
La partecipazione politica delle donne è uno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030, ma i dati dimostrano ancora una forte sottorappresentazione: al ritmo attuale, servirebbero altri 130 anni per ottenere la parità di genere nelle più alte posizioni di potere. Quando si parla di “gender balance” in politica si fa riferimento al raggiungimento di due diversi tipi di rappresentanza: quella “descrittiva”, ovvero il numero di donne presenti in politica, e quella “sostanziale”, ovvero gli effetti sociali e politici di una maggior rappresentanza femminile.
Al giugno 2024, su 193 Paesi membri dell’ONU sono ventisette quelli che hanno una donna a capo dello Stato (18) o del Governo (15). Concreta parità di genere è raggiunta nei governi nazionali di soli sei Paesi, dove le donne in Parlamento sono il 50% o più dei deputati: si tratta di Rwanda, dove sono il 61%, Cuba, Nicaragua, Andorra, Messico, Nuova Zelanda ed Emirati Arabi Uniti.
Restringendo lo sguardo all’Europa, tre importanti posizioni del Parlamento europeo sono attualmente ricoperte da donne: Ursula von der Leyen è Presidente della Commissione Europea, ed è stata anche la prima donna in assoluto a ricoprire questo ruolo, nel 2019; Christine Lagarde è Presidente della Banca centrale europea, anch’essa prima donna, dal 2019; Roberta Metsola è Presidente del Parlamento europeo.
La rappresentanza femminile al Parlamento europeo è superiore rispetto a quella dei Parlamenti nazionali, sia a livello europeo che mondiale. Per quanto riguarda le eurodeputate italiane, queste rappresentano il 41% degli eletti italiani: il dato è in linea con la media generale del Parlamento europeo.
Rispetto ai governi nazionali, ed escludendo le monarchie, di cinquanta Paesi in Europa, solo 15 hanno una prima ministra o una Presidente.
La Scandinavia è la regione che vede la maggior presenza di donne al governo: Islanda, Svezia, Finlandia, Danimarca e Norvegia sono ai primi posti, ma vengono tutte superate dall’Andorra, unico Paese d'Europa a raggiungere il pieno 50% delle posizioni parlamentari. In questa classifica, l’Italia si posiziona 27esima, con il 32,3% di parlamentari donne.
Il termine di paragone con i Paesi nordici è anche storico: la Finlandia, nel 1907, è stato il primo paese in Europa ad eleggere deputate; è stata seguita da Norvegia, Estonia, Russia e Ucraina. Gli ultimi sono stati San Marino (1974), Andorra (1984) e Liechtenstein (1986).
Anche l’Islanda detiene un primato: nel 1980 elegge la prima Presidente donna al mondo: Vigdis Finbogadóttir. La sua presidenza ha goduto di grande popolarità, tanto che è stata rieletta tre volte, nel 1984, nel 1988 (con il 92% dei voti) e nel 1992, rimanendo così in carica per sedici anni consecutivi e decidendo di ritirarsi nel 1996.
In quell’anno ha fondato il Consiglio delle Donne Leader del Mondo: si tratta di un'organizzazione composta da 91 attuali ed ex Presidenti donne di Stato e di governo. Il suo obiettivo dichiarato è l’aumento in numero, efficacia e visibilità delle donne che ricoprono ruoli di leadership ai massimi livelli, mirando a dare potere alle donne a livello globale e a promuovere l'uguaglianza di genere nei ruoli di leadership. Nel 2023 il Paese è stato nominato leader mondiale in materia di parità di genere per il 14esimo anno consecutivo.
Nella storia italiana, nella storia della costruzione del Paese stesso, la voce delle donne è stata portata dentro alla Costituzione grazie alle 21 donne dell’Assemblea Costituente, elette nel 1946 accanto agli altri 535 deputati. Per vederle ricoprire ruoli politici, si è dovuto aspettare il 1976, quando Tina Anselmi è diventata la prima donna ad essere eletta ministra, ricoprendo la carica di Ministra del Lavoro; è stata poi anche Ministra della Sanità, presidente della Commissione di inchiesta sulla loggia massonica P2 e presidente della Commissione nazionale per le pari opportunità. Tanto i politici quanto la società civile, a più riprese, l'hanno nominata per la carica di Presidente della Repubblica.
Il 1979 ha visto invece la prima donna Presidente della Camera: si tratta di Nilde Iotti, già deputata della Costituente, e rimasta nell’incarico per le successive tre legislature, fino al 1992 (un mandato ancora oggi imbattuto). È lei ad affidare a Tina Anselmi la presidenza della commissione d’inchiesta sulla P2.
Nella giornata di oggi, Giornata Internazionale della donna 2025, vogliamo chiudere questa panoramica proprio con alcune parole di Nilde Iotti, tratte dal suo discorso di insediamento alla Presidenza della Camera, che illustrano il significato d’emancipazione e insieme di responsabilità che essere donna in politica porta con sé:
“Onorevoli colleghi […] comprenderete la mia emozione per essere la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato. Io stessa – non ve lo nascondo – vivo quasi in modo emblematico questo momento, avvertendo in esso un significato profondo, che supera la mia persona e investe milioni di donne che attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione. Essere stata una di loro e aver speso tanta parte del mio impegno di lavoro per il loro riscatto, per l’affermazione di una loro pari responsabilità sociale e umana, costituisce e costituirà sempre un motivo di orgoglio della mia vita.”
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L'Autore
Emma Zurru
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