Le voci delle popolazioni indigene canadesi saranno più forti con il G7?

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  Chiara Croci
  17 giugno 2025
  3 minuti, 6 secondi

Il vertice del G7 di quest’anno a Kananaskis, in Canada, non è solo teatro di importanti decisioni politiche, ma anche occasione di valorizzazione delle voci dei popoli indigeni.
Svolgendosi sul “Territorio del Trattato 7” - un'area del sud dell’Alberta dove nel 1877 fu firmato il Trattato 7 tra la Corona britannica rappresentata dal governo canadese e diverse Prime Nazioni - il summit avrà modo di far luce sul ruolo cruciale che le comunità indigene svolgono nell’affrontare la crisi climatica. Da generazioni, i popoli indigeni sono custodi degli ecosistemi e cultori di sostenibilità e rispetto della natura. In Canada e nel mondo, i territori indigeni ospitano oltre l’80% della biodiversità globale, rendendo la loro tutela indispensabile per la salute ecologica del pianeta.

In quanto paese ospitante, il Canada quest’anno sembra voler andare oltre il riconoscimento simbolico e impegnarsi concretamente a sostenere la leadership indigena sul clima. Dare spazio a queste voci al vertice G7 può rappresentare un esempio di governance globale più inclusiva, giusta e sostenibile.

D’altro canto, in una lettera aperta indirizzata al Primo Ministro Mark Carney, cinque organizzazioni indigene pro-sviluppo dell’ovest del Canada hanno sottolineato il ruolo strategico del gas naturale liquefatto (LNG) come strumento di sicurezza energetica globale e di riduzione delle emissioni. Gli autori della lettera auspicano che Carney presenti un messaggio chiaro e positivo sull’LNG durante il summit, evidenziandone il potenziale trasformativo per le comunità indigene. Per queste ultime, infatti, l’LNG non è solo una risorsa economica, ma una via concreta per uscire dalla povertà energetica e superare le avvertenze sull'acqua potabile che ancora oggi affliggono molte riserve. Secondo John Desjarlais, direttore dell’Indigenous Resource Network, lo sviluppo delle risorse può essere un potente strumento di autodeterminazione e riconciliazione. In un contesto globale in cui la domanda di LNG è destinata a crescere, il summit offre al Canada l’opportunità di riposizionarsi come partner chiave per Paesi come il Giappone, in cerca di alternative ai contratti in scadenza con la Russia, promuovendo contemporaneamente progetti energetici co-sviluppati con le comunità indigene.

Tuttavia, nonostante l'attenzione su questi temi e nonostante il vertice si svolga su territori indigeni non ceduti, nessuna voce delle Prime Nazioni sarà presente ai tavoli decisionali.
Gli scorsi giorni, a Calgary si è tenuto in parallelo il G7 Jubilee People’s Forum, un incontro promosso da organizzazioni della società civile, gruppi interreligiosi e attivisti per la giustizia sociale ed ecologica: delegazioni dall’Africa, Palestina, Guatemala e diverse comunità indigene di Turtle Island si sono riunite per chiedere giustizia per il debito globale e il riconoscimento dei debiti ecologici contratti dalle nazioni del Nord globale nei confronti dei popoli indigeni e del Sud globale. Il Forum ha messo in luce il legame diretto tra disuguaglianza economica, colonialismo e crisi climatica, chiedendo la cancellazione dei debiti ingiusti, una riforma strutturale del sistema finanziario internazionale e la piena attuazione del diritto al consenso libero, previo e informato dei popoli indigeni, come sancito dalla Dichiarazione ONU.

Con ogni forza, le comunità indigene stanno cercando di sfruttare un momento storico in cui gli occhi del mondo sono puntati sui loro territori con l’obiettivo di portare le istanze che più ritengono importanti, e che spesso vengono ignorate, nel cuore del vertice G7.

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Chiara Croci

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Canada G7 Indigeni Ambiente Diritti umani