L’evoluzione del Web: dalle origini al futuro

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  Jacopo Biagi
  05 maggio 2023
  5 minuti, 25 secondi

La scorsa settimana in Italia è tornato online ChatGpt. Il famoso chatbot di OpenAI, integrato con intelligenza artificiale, era stato messo offline dal Garante Privacy perché non rispettava le normative in tema di tutela dei dati personali. Dopo settimane, è stato raggiunto un accordo tra l’azienda ideatrice e l’autorità di controllo italiana, permettendo agli utenti di usufruire nuovamente del servizio.

Il ritorno di questo prodotto in Italia è un elemento importante per il Paese, che mostra così un forte interesse per il progresso tecnologico e la volontà di trasformarsi da una nazione che molti giudicano arretrata in una al passo con l’inesorabile sviluppo della tecnologia.

Il Web delle origini e la sua evoluzione

In questo mondo ormai così interconnesso e costantemente online, gli strumenti che tutti utilizzano nella quotidianità - quasi dati per scontati - includono il Web. Il primo progetto di una rete che collegasse i supercalcolatori dei centri di ricerca risale agli anni ‘60: in quegli anni le informazioni elaborate per motivi di ricerca dai supercalcolatori erano destinate a rimanere all’interno dei singoli centri di ricerca dal momento che non esisteva un mezzo che potesse trasferire i dati da un laboratorio all’altro. In ragione di questa esigenza, alla fine degli anni ‘60 si riuscì a realizzare la prima rete di comunicazione, chiamata Arpanet. In origine si trattava di una rete militare creata per un veloce e sicuro scambio di informazioni, ma negli anni 80’, con la diffusione dei personal computer, la rete varcò la soglia degli ambienti militari e accademici dando origine a Internet.

Per permettere agli utenti connessi alla rete internet di sfruttarla e interagire con i documenti condivisi, nel 1991 - dall’idea di un ricercatore inglese - nacque il Web. Si trattava di un sistema che permetteva di navigare e raggiungere le pagine prescelte tramite collegamenti ipertestuali, ancora oggi utilizzati per collegare tra loro i siti internet. Il Web 1.0 - termine coniato dalla web designer Darcy DiNucci per distinguere Web 1.0 da Web 2.0 - si basava quasi esclusivamente sul linguaggio HTML (HyperText Markup Language) usato per creare pagine statiche in grado soltanto di mostrare informazioni senza che fosse possibile per gli utenti modificare o caricare propri dati.

È a partire dagli anni 2000 che il Web ha la sua vera e propria esplosione. La rivoluzione inizia il 15 gennaio 2001, quando Jimmy Wales e Larry Sanger svelano al mondo la prima edizione di Wikipedia. Nel Web 2.0 - che ancora oggi usiamo quotidianamente - gran parte dei contenuti vengono prodotti dagli utenti, generando una rete non più statica, bensì dinamica. Social network come Facebook e TikTok, pagine blog personali e siti di video hosting come YouTube sono tutte piattaforme che consentono agli utenti di realizzare contenuti poi riversati in rete contribuendo all’arricchimento del Web 2.0.

Come funziona il Web3?

Il Web 3.0 - o più semplicemente Web 3 - è stato creato in risposta al monopolio dei dati nelle mani di pochi colossi informatici. Dai dati pubblicati dal World Economic Forum all’inizio del 2022 si legge che nel 2019 il 43% di tutto il traffico della rete passava attraverso Google, Amazon, Meta, Netflix, Microsoft e Apple. Il controllo che le Big Tech esercitano sui dati raccolti spesso rappresenta un rischio per gli utenti e, più di una volta, ha comportato gravi violazioni della loro privacy, come nel celebre scandalo di Cambridge Analytica che coinvolse Facebook.

Sebbene non sia ancora completamente chiaro, il Web 3.0 potrebbe esattamente soddisfare questa esigenza di privacy ed essere costruito sfruttando la tecnologia blockchain, in modo da mettere in sicurezza i dati e - allo stesso tempo - distribuirli tra gli utenti, incentivando l'idea del “decentramento” dell’informazione. Quindi, la nuova versione del Web integrerebbe tecnologie come l’intelligenza artificiale, machine learning, NFT e metaverso fornendo agli utenti un’esperienza più veloce, completa e sicura nella ricerca delle informazioni e condivisione dei dati. Visto che, con il passare del tempo, le macchine hanno sempre più affinato le loro capacità di analisi di contenuti creati dagli esseri umani, l’intelligenza artificiale è in grado di riordinare i dati e trasformare le informazioni prodotte in dati comprensibili dalle macchine, rendendoli così uno strumento prezioso per il Web 3.0.

Le aziende investono nel nuovo Web

Alcune aziende come Microsoft e Alphabet (società madre di Google) hanno già cominciato a implementare strumenti di machine learning nella ricerca delle informazioni sulla rete. Tuttavia, vi sono ancora molti ostacoli da superare prima di rendere efficiente e infallibile l’impiego dell’intelligenza artificiale nell'elaborazione delle informazioni. Uno dei principali ostacoli è rappresentato dalla difficoltà che le macchine hanno a comprendere appieno la semantica delle parole: infatti, l’intelligenza artificiale potrebbe confondere il significato che si vuole attribuire a una parola con quelli che la stessa parola assume quando usata in altri contesti, restituendo quindi un risultato di ricerca inesatto o addirittura errato.

Non sono soltanto le Big Tech d’oltreoceano a guardare al futuro con Web3, ma anche realtà vicine al Bel Paese. Dal 2014 la Biblioteca Vaticana collabora con l’ente NTT DATA per digitalizzare, ovvero preservare, l’intero patrimonio culturale in loro possesso. Da anni questa collaborazione mira a digitalizzare una collezione composta da circa 1,6 milioni di libri stampati e 80.000 manoscritti per facilitarne la ricerca e la consultazione. Inoltre, NTT DATA ha creato uno strumento per archiviare dati 2D e 3D, ossia il progetto non mira alla semplice conservazione ma ne promuove anche la consultazione, rendendo il patrimonio della Biblioteca Vaticana accessibile a chiunque, indipendentemente da dove si trovi.

L’Italia rappresenta possibilmente uno dei mercati europei più promettenti per via della cultura dell’innovazione cha lo contraddistingue. Negli ultimi anni, sono numerose le startup nate nel Paese che puntano a ricercare e sviluppare le possibilità offerte dalla più recente generazione di Internet. Lo stesso governo italiano si è dimostrato interessato a questo ambito, tanto da spingere il Ministero dello Sviluppo economico a promuovere l’utilizzo della blockchain nelle aziende.

Ci si trova indubbiamente di fronte a una tecnologia ancora agli albori e che richiede molte altre ricerche. Tuttavia, dato il crescente interesse da parte delle istituzioni e degli imprenditori, ci si aspetta che la ricerca procederà rapidamente e tra non troppo tempo potremmo avere - anche noi - la possibilità di accedere e contribuire alla nuova generazione del Web.

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Fonti consultate per il presente articolo:

Immagine: https://unsplash.com/it/foto/jwu8TzngxqY

https://academy.binance.com/it/articles/the-evolution-of-the-internet-web-3-0-explained

https://www.treccani.it/enciclopedia/web-3-0_%28Lessico-del-XXI-Secolo%29/

https://www.treccani.it/enciclopedia/www/

https://www.agendadigitale.eu/mercati-digitali/dal-business-allarte-la-nuova-economia-del-web-3-0-focus-sul-metaverso/

https://www.ilgiornale.it/news/economia/metaverso-e-web-30-futuro-internet-e-delle-imprese-2077212.html

https://www.ildigitale.it/web-differenze-tra-web-1-0-web-2-0-e-web-3-0/

https://it.cryptonews.com/news/la-biblioteca-vaticana-approda-sul-web3.htm

https://www.corrierecomunicazioni.it/digital-economy/web3-litalia-alla-prova-dellinternet-decentralizzata/

https://www.ilsole24ore.com/art/chatgpt-si-adegua-norme-privacy-pronto-tornare-online-italia-AEpeGLND

https://www.weforum.org/agenda/2022/02/web3-transform-the-internet/

https://www.wallstreetitalia.com/opinioni/chat-gpt-sara-la-fine-del-motore-di-ricerca-di-google/

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