Già dagli anni Cinquanta si susseguirono vari tentativi di istituire organizzazioni regionali nel Sud-est asiatico, con l’obiettivo di garantire la sicurezza contro l’influenza sovietica. Tra queste, l’Associazione del Sud-est asiatico (ASA), che riuniva Filippine, Thailandia e Malesia, non riuscì a consolidarsi a causa di conflitti territoriali tra i membri. Questi insuccessi misero in evidenza la necessità di una struttura che coinvolgesse anche i Paesi più influenti della regione, come l’Indonesia.
A seguito dei diversi tentativi, l’8 agosto 1967 venne ufficialmente fondata l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico, conosciuta come ASEAN. L’evento ebbe luogo nella sala principale del Dipartimento degli Affari Esteri a Bangkok, dove i Ministri degli Esteri di Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Thailandia si riunirono per firmare la storica Dichiarazione dell’ASEAN, che rappresenta l’atto fondativo dell’organizzazione. Questi cinque leader sono oggi riconosciuti come i padri fondatori di una delle organizzazioni intergovernative più influenti e di successo nel mondo in via di sviluppo. Nel corso degli anni, ai cinque Stati fondatori dell’ASEAN si sono aggiunti Brunei, Cambogia, Laos, Myanmar e Vietnam, tutti accomunati dal motto che esprime lo spirito dell’organizzazione: “One Vision, One Identity, One Community” (Una visione, un’identità, una comunità).
La Dichiarazione di Bangkok, un documento conciso composto da cinque articoli, sancì ufficialmente la nascita di un’associazione dedicata alla cooperazione regionale tra i Paesi del Sud-est asiatico. Nel testo vengono delineati gli obiettivi principali dell’organizzazione, che includono la collaborazione in ambiti come l’economia, la cultura, l’istruzione, la tecnologia e il sociale. Tra gli scopi centrali figurano anche la promozione della pace e della stabilità regionale, fondate sul rispetto della giustizia, dello Stato di diritto e dei principi enunciati nella Carta delle Nazioni Unite.
Il documento stabilisce, inoltre, che l’adesione all’ASEAN è aperta a tutti gli Stati della regione che condividano i suoi principi e obiettivi. Con un’enfasi sul legame tra gli Stati membri, la Dichiarazione proclama che l’ASEAN incarna "la volontà collettiva delle nazioni del Sud-est asiatico di unirsi in amicizia e cooperazione e di garantire, attraverso sforzi e sacrifici comuni, ai propri popoli e alle generazioni future i benefici della pace, della libertà e della prosperità".
Cooperazione per la sicurezza nell’ASEAN
Sebbene la sicurezza fosse uno degli obiettivi iniziali, l’ASEAN non ricevette fin da subito competenze dirette in materia di controversie politiche o militari. Tuttavia, il collasso dei regimi antisovietici in Vietnam del Sud e Cambogia nel 1975 spinse l’organizzazione a rafforzare il proprio ruolo politico per contenere la minaccia rappresentata dal Vietnam comunista. Dopo aver dichiarato il Sud-est asiatico come una "Zona di pace, libertà e neutralità" (ZOPFAN) nel 1971, l’ASEAN fece un passo avanti con la Conferenza di Bali del 1976. In quell’occasione furono firmati due accordi fondamentali: la Dichiarazione di Concordia dell’ASEAN, focalizzata sulla cooperazione economica per la sicurezza, e il Trattato di Amicizia e Cooperazione (TAC), che promuoveva la cooperazione multilaterale e impegnava i membri a risolvere pacificamente le dispute attraverso il dialogo. Il TAC, aperto anche a Paesi non membri dell’ASEAN che condividono i principi fondamentali, si è evoluto in uno strumento diplomatico globale. Tra i suoi firmatari figurano potenze come Stati Uniti, Cina, Russia, Unione Europea, India e Giappone e la loro presenza sottolinea il ruolo centrale nella governance regionale e nella promozione del dialogo internazionale.
Tra il 1978 e il 1990, l’occupazione della Cambogia da parte del Vietnam pose l’ASEAN sotto i riflettori internazionali, grazie al suo ruolo diplomatico nella gestione del conflitto tra il blocco comunista sovietico (Vietnam) e quello cinese (Cambogia). Il maggiore successo di questa fase fu l’adesione all’organizzazione di Vietnam e Cambogia, rispettivamente nel 1995 e nel 1999, consolidando l’abitudine alla cooperazione e rafforzando l’ASEAN.
Con il crollo del Muro di Berlino e la risoluzione della crisi cambogiana, l’ASEAN ampliò il proprio ruolo politico. Nel 1994 istituì l’ASEAN Regional Forum (ARF), una piattaforma di dialogo informale tra i ministri degli Esteri di 25 Paesi, tra cui Stati Uniti, Cina, Giappone, Unione Europea e India. L’ARF mira a promuovere fiducia e trasparenza, affrontando questioni di sicurezza regionale in un contesto inclusivo e collaborativo.
Cooperazione economica dell’ASEAN
Inizialmente, i tentativi dell’ASEAN di promuovere la cooperazione economica tra i suoi membri fallirono a causa della forte competizione interna, nonostante i suggerimenti della Comunità economica europea dal 1968 di agire come un blocco unito. La cooperazione economica dell’ASEAN fu influenzata da due fattori contrastanti: la necessità di evitare l’emarginazione dei Paesi del Sud-est asiatico nella globalizzazione, in particolare per attrarre investimenti esteri, e il timore di essere dominati dalle potenze esterne, come gli Stati Uniti e i capitali globali.
Nel 1989, dopo l’adesione all’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC), un forum interregionale a guida statunitense, l’ASEAN lanciò nel 1992 l’Area di libero scambio ASEAN (AFTA), ispirata all’Accordo nordamericano per il libero scambio e al Mercato Unico Europeo. L’obiettivo era potenziare la competitività dei membri, soprattutto nei confronti della Cina. L’AFTA mirava a creare le condizioni necessarie per consentire ai Paesi dell'ASEAN di competere con la Cina nell'attrarre investimenti esteri.
Inizialmente puntava a ridurre le tariffe doganali tra zero e il 5% in 15 anni, ma successivamente questo termine fu abbreviato a 10 anni nel 1994. Lo schema della tariffa preferenziale effettiva comune (Common Effective Preferential Tariff, conosciuto come CEPT) fu firmato nel gennaio 1992 a Singapore e entrò in vigore nel 1993. A partire dalla fine del 1995, l’AFTA ha portato a una vera integrazione del mercato, con la maggior parte delle tariffe ridotte al di sotto del 5% e oltre il 60% dei prodotti esenti da dazi.
La crisi economica asiatica del 1997 minò la credibilità dell’ASEAN, incapace di fornire risposte unitarie a causa degli interessi nazionali contrastanti, e mise in evidenza la riluttanza degli Stati Uniti a intervenire a favore delle economie in difficoltà. In risposta, l’ASEAN adottò nuove politiche, come il Piano di azione di Hanoi del 1998, che prevedeva l’accelerazione dell’AFTA, la creazione di un’Area di investimenti ASEAN (AIA) e la liberalizzazione dei servizi. Inoltre, le riunioni "ASEAN+3", avviati nel 1996 con Giappone, Corea del Sud e Cina, furono rilanciati per rafforzare l’economia regionale e contrastare l'influenza statunitense nell'APEC.
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L'Autore
Valentina Cannito
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cooperazione regionale cooperazione economica AFTA Cooperation