Il prolungato conflitto tra Israele e le milizie di Hezbollah ha travolto il Libano in un momento di estrema fragilità politica ed economica. Oltre ai bilanci delle distruzioni materiali e delle perdite umane, le rilevazioni sociologiche condotte sul campo offrono uno spunto essenziale per comprendere come la popolazione libanese stia vivendo le ostilità e quale futuro prefiguri per il Paese. I dati emersi da centri demoscopici internazionali, come Arab Barometer e Gallup, e da rilevazioni locali di rilievo, come quella di Information International diffusa dall’emittente televisiva Al-Jadeed e L'Orient-Le Jour, delineano un quadro sociale complesso: se da un lato cresce l'insofferenza verso il coinvolgimento in guerre regionali, dall'altro emerge un elemento comune che descrive l’attuale società libanese al meglio: una società estremamente divisa da fattori identitari che influenzano inevitabilmente ogni processo decisionale.
L'insofferenza per i conflitti estesi e la crisi economica
A seguito della devastante crisi socio-economica che flagella il Paese dal 2019, e prima del recente confronto tra Israele e Libano, per i libanesi, la ricostruzione, la stabilità finanziaria e le riforme istituzionali rappresentano la priorità assoluta rispetto alle dinamiche geopolitiche regionali. Le rilevazioni condotte dall'Arab Barometer e dal Washington Institute registravano una netta contrarietà dell'opinione pubblica all'ingresso diretto del Libano nella guerra. Con percentuali comprese tra il 53% e oltre il 70% degli intervistati, a seconda delle metodologie e dei momenti di rilevazione. Sempre secondo l’Arab Barometer, nonostante la forte corruzione che caratterizza le istituzioni libanesi, considerata una delle peggiori piaghe per il paese dagli intervistati, istituzioni come il parlamento e il governo ufficiale hanno visto un aumento nella fiducia attribuita dalla popolazione rispetto agli anni precedenti. Al contrario, organizzazioni o entità non governative (come Hezbollah) hanno subito un calo di popolarità.
Il monopolio statale delle armi e il disarmo delle milizie
Un punto di svolta nelle ultime rilevazioni riguarda la gestione della sicurezza nazionale. Il Gallup World Poll ha evidenziato come circa il 79% dei residenti in Libano sostenga la necessità che l'Esercito Libanese costituisca l'unico gruppo armato legale sul territorio. I dati più recenti del sondaggio condotto da Information International tra fine aprile e inizio maggio, con un campione di 2.000 persone, rilasciato da Al-Jadeed, mostrano che il 58% degli intervistati è favorevole al disarmo dei gruppi armati non statali e all'affermazione del monopolio della forza da parte dello Stato. Ciononostante, il dato riflette una spaccatura drastica sul piano confessionale: il disarmo di Hezbollah trova un consenso superiore all'85% tra cristiani maroniti, ortodossi e drusi, e del 52% tra i sunniti, ma viene rifiutato dall'88% della comunità sciita. Già prima del recente conflitto la popolazione del Libano si dimostrava enormemente divisa rispetto alla questione palestinese, riemersa nelle prime pagine dei media internazionali a seguito dell’attacco del 7 ottobre 2023 da parte di Hamas. Come dimostrato dal Gallup World Poll del 2025, il 50% della popolazione libanese era a favore di fornire assistenza politica ed economica, percentuale che scende al 31% se l’aiuto economico venisse fornito anche alla popolazione palestinese in Libano. Per quanto riguarda l’escalation militare, invece, le risposte favorevoli sono molto più rare, registrando solo il 14% per un possibile aiuto militare ai palestinesi e il 10% per un confronto militare diretto tra Israele e Libano.
Trattative di pace, normalizzazione e percezione delle minacce
Il sondaggio di Information International ha evidenziato che circa il 49% dei libanesi si dichiara oggi favorevole all'apertura di negoziati o di accordi di pace per porre fine allo stato di guerra con Israele. Si tratta di una trasformazione rilevante se confrontata con i dati storici. Tuttavia, esiste una chiara distinzione tra la ricerca della pace negoziale e la normalizzazione formale dei rapporti culturali o diplomatici. Il 59% del campione e la quasi totalità della popolazione musulmana sunnita e sciita continuano a opporsi alla normalizzazione con Israele. Inoltre, come confermato dalle rilevazioni dell'Arab Opinion Index, più del 90% del campione continua a valutare negativamente le azioni militari di Israele.
Conclusioni e considerazioni finali
Rappresentare la posizione di una società come quella libanese durante una fase di escalation o di bombardamenti complica sicuramente ogni prospettiva, rendendo l'accesso fisico ad alcune aree ad alto rischio, come il Libano meridionale, parti della Beqaa o i sobborghi a sud di Beirut, limitato. Ad esempio, lo stesso report Gallup ha evidenziato l'impossibilità di raggiungere circa il 10% della popolazione residente in roccaforti altamente militarizzate, introducendo un potenziale margine di errore. Nonostante ciò, è utile notare che campionamenti stratificati e proporzionati della popolazione del Libano, usati da Arab Barometer, Gallup e Information International, ci permettono di capire al meglio la politica confessionale che caratterizza il paese, fornendoci il punto di vista di chi subisce le conseguenze dei recenti sconvolgimenti sulla propria pelle.
La popolazione del Libano è particolarmente insoddisfatta rispetto allo stato attuale della propria nazione: economicamente in crisi e coinvolta in tanti conflitti da sembrarne uno unico con pause tra un confronto militare e l’altro. Gran parte della popolazione, con l’eccezione della componente sciita, vede con occhi sempre più diffidenti Hezbollah, non solo per gli scandali legati alle vicende giudiziarie susseguitesi dopo l’esplosione del porto di Beirut del 2020, ma anche per la posizione intransigente che essa mantiene verso Israele, considerata da un numero crescente di persone in Libano come parte della causa del recente conflitto con Israele. Le fratture esistono e persistono, per questo ricostruire l'unità e la sovranità del Paese rimarrà una sfida complessa, sospesa tra le pressioni esterne e un tessuto sociale profondamente polarizzato.
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L'Autore
Matteo Ferrari
Tag
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