Il riconoscimento di uno Stato è un atto di diritto internazionale che implica l’accettazione della sua esistenza come soggetto sovrano capace di intrattenere relazioni diplomatiche. Non esistono regole rigide o procedure obbligatorie, poiché ogni Paese decide autonomamente se e quando riconoscere un’entità statale, ma il riconoscimento è generalmente basato su criteri consolidati, come l’esistenza di un territorio definito, di una popolazione stabile, di un governo in grado di esercitare autorità effettiva e della capacità di entrare in rapporti con altri Stati. In teoria, la Palestina soddisfa almeno in parte questi requisiti, ma la situazione rimane controversa a causa dell’occupazione militare israeliana, della frammentazione territoriale tra Cisgiordania e Striscia di Gaza e delle divisioni interne tra l’Autorità Nazionale Palestinese e Hamas. Per queste ragioni, il riconoscimento internazionale della Palestina è da decenni fonte di tensioni politiche e diplomatiche.
Nell’Unione Europea la questione palestinese ha sempre rappresentato una frattura interna difficile da sanare. Mentre l’UE nel suo complesso sostiene la soluzione dei due Stati come unico percorso realistico per la pace in Medio Oriente, i singoli Stati membri conservano piena sovranità sulle decisioni di riconoscimento. Questo si è tradotto in alcuni Paesi che hanno già riconosciuto formalmente lo Stato di Palestina, con altri che si oppongono fermamente, mentre altri ancora preferiscono mantenere una posizione di attesa. L’assenza di un consenso comune impedisce a Bruxelles di parlare con una voce unitaria e riduce la capacità dell’Unione di esercitare un’influenza forte sul processo di pace.
Le difficoltà non sono solo di ordine giuridico ma soprattutto politico. Per diversi Paesi dell’Europa occidentale, il riconoscimento della Palestina senza un accordo negoziato con Israele rischierebbe di compromettere i rapporti bilaterali con Tel Aviv, partner strategico in settori che spaziano dalla sicurezza alla tecnologia. Per altri, invece, si tratta di una questione di principio: riconoscere la Palestina significherebbe riaffermare il diritto all’autodeterminazione e dare nuova forza ai tentativi di costruire una soluzione negoziata. La divisione è emersa con forza ogni volta che le violenze in Medio Oriente hanno riportato la questione in cima all’agenda, e si è accentuata negli ultimi mesi in seguito al protrarsi del conflitto a Gaza e all’aumento delle tensioni in Cisgiordania.
Sul piano delle posizioni nazionali, l’Europa orientale è stata tra le prime ad aprirsi al riconoscimento. Molti Paesi ex socialisti come Polonia, Ungheria e Repubblica Ceca hanno riconosciuto la Palestina già negli anni Ottanta, in continuità con la politica estera dei tempi della Guerra fredda. Anche se oggi alcuni di questi governi hanno un rapporto stretto con Israele, il riconoscimento rimane valido sul piano formale. Più complessa la situazione nell’Europa occidentale. Paesi come Svezia hanno deciso di compiere il passo del riconoscimento ufficiale nel 2014, diventando il primo Stato membro dell’UE occidentale a farlo e provocando reazioni critiche da parte di Israele. Altri governi, pur non avendo ancora riconosciuto formalmente la Palestina, hanno approvato mozioni parlamentari che sollecitano l’esecutivo a muoversi in quella direzione. È il caso di Francia e Belgio, che riconosceranno la Palestina durante l’ottantesima riunione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a fine settembre, con Macron che sottolinea come “una soluzione a due Stati resta il quadro di riferimento”.
A maggio 2025, Spagna e Irlanda hanno espresso la volontà di procedere a un riconoscimento coordinato insieme ad altri partner europei per massimizzare l’impatto politico. La Germania mantiene una posizione di cautela con le dichiarazioni del ministro degli Esteri Johann Wadephul sul riconoscimento di uno Stato palestinese giungerà “alla fine di negoziati per una soluzione a due Stati”, riconoscendo la necessità di iniziare tale processo. L’Italia, pur dichiarandosi favorevole a una soluzione che preveda lo Stato palestinese, non ha manifestato alcuna intenzione concreta di compiere il passo del riconoscimento.
Per alcuni governi, la priorità resta garantire la sicurezza di Israele, anche alla luce dell’aumento delle minacce regionali e delle azioni di gruppi armati. Per altri, al contrario, il mancato riconoscimento della Palestina contribuisce a prolungare il conflitto, alimenta la frustrazione e indebolisce le forze moderate nella società palestinese. La questione resta quindi legata a equilibri geopolitici più ampi, al ruolo degli Stati Uniti e alle dinamiche interne delle istituzioni europee, spesso lente nel produrre decisioni condivise.
Possiamo quindi vedere il riconoscimento della Palestina come una cartina di tornasole della politica estera europea, in cui da un lato l’Unione rivendica il suo impegno a favore dei diritti umani e della pace; dall’altro non riesce a superare le divisioni interne che ne indeboliscono il peso internazionale. I prossimi mesi diranno se le dichiarazioni di intenti di alcuni governi si tradurranno in passi concreti. L’eventuale riconoscimento da parte di un gruppo significativo di Paesi membri potrebbe creare un effetto domino, spingendo altri a seguirne l’esempio, ma rischierebbe anche di accentuare la frammentazione interna dell’UE.
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L'Autore
Riccardo Carboni
Classe 1999, laureato in Scienze internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna e da sempre appassionato di affari internazionali. Studente all’ultimo anno di Master in International Relations presso la LUISS, ha approfondito tematiche riguardanti la sicurezza internazionale seguendo forum e partecipando a programmi di pianificazione militari secondo la dottrina NATO. Autore all’interno di Mondo Internazionale per l’area tematica “Organizzazioni Internazionali”.
Born in 1999, he holds a bachelor’s degree in International and Diplomatic Sciences from the University of Bologna and have always been passionate about international affairs. Currently a final-year student in the Master's degree program in International Relations at LUISS, he has delved into issues related to international security by following forums and participating in military planning programs based on NATO doctrine. Author and contributor to Mondo Internazionale for the "International Organisations” section.
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