L’Unione europea e il Mar Nero: verso sicurezza, cooperazione e nuovi equilibri

Mentre la “Coalizione dei volenterosi” continua a discutere le modalità di un accordo di pace tra Ucraina e Russia, la questione del controllo sul Mar Nero torna a essere centrale tra le possibili garanzie di sicurezza. La nuova strategia proposta dall’UE per rafforzare la sua presenza militare ed economica nell’area dovrà superare gli ostacoli posti dagli interessi divergenti degli attori extraeuropei

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  Cristel Vinciguerra
  12 settembre 2025
  6 minuti, 32 secondi

Lo scorso 1° settembre, il Presidente della Romania Nicuşor Dan ha ricevuto la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, al termine del suo tour dei Paesi sul confine est dell’Unione, per discutere di difesa e riarmo. L’incontro ha permesso ai due leader di trattare del ruolo della Romania in un'eventuale ricostruzione dell’Ucraina, tramite l’impiego delle infrastrutture e degli importanti porti del Paese sul Mar Nero.

Dan ha espresso anche il suo supporto a eventuali progetti di difesa e militarizzazione del Mare, in particolare tramite la creazione nel porto di Costanza - il più grande sul Mar Nero - di un polo di sicurezza marittima coordinato dai Paesi dell’Unione europea.

Il progetto del nuovo centro militare europeo era stato già proposto nel maggio 2025 dall’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari esteri e la sicurezza Kaja Kallas durante la presentazione della nuova strategia europea sul Mar Nero, ma da allora le discussioni riguardo la sua realizzazione non avevano trovato seguito.

Il rinnovato interesse da parte del governo della Romania nei confronti del polo di sicurezza si lega ai più recenti sviluppi delle trattative di pace tra Russia e Ucraina. Queste, sebbene siano in una fase di stallo, sono al centro delle discussioni tra i leader europei che hanno preso parte alla “Coalizione dei volenterosi” e i cui sforzi di mediazione per il raggiungimento di un accordo di pace sono aumentati in seguito al non risolutivo incontro tra Donald Trump e Vladimir Putin, avvenuto in Alaska lo scorso agosto.

La nuova strategia europea sul Mar Nero comprende azioni in tre aree fondamentali: l’economia costiera e la protezione ambientale; il miglioramento dei trasporti e delle infrastrutture; e la creazione del polo di sicurezza marittima, alla base del più ampio piano per aumentare la cooperazione militare regionale tra i Paesi europei e difendere le infrastrutture costiere, come cavi sottomarini e l’importante gasdotto rumeno Neptun Deep.

L’aumento della presenza europea nel Mar Nero svolgerebbe inoltre un’importante funzione di stabilizzazione e deterrenza nel caso del raggiungimento di un accordo di pace tra Russia e Ucraina.

La regione del Mar Nero è una delle aree strategicamente più rilevanti per l’Unione europea, non solo per quanto riguarda la difesa e il contenimento delle forze russe, ma anche per gli interessi economici, come quelli nel settore energetico e agricolo. Ma il Mar Nero ha un ruolo significativo anche in quanto collega i Paesi europei a quelli del Caucaso e dell’Asia Centrale, di cui l’UE è tra i maggiori partner commerciali, anche grazie all’adozione di accordi commerciali che nel corso degli anni hanno rafforzato i rapporti con Paesi tradizionalmente esterni all’orbita dell’influenza europea.

Nel corso degli anni, gli interventi rivolti a rafforzare gli interessi europei nella regione sono stati però contenuti. In seguito all’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione europea nel 2007, Bruxelles ha adottato la Sinergia del Mar Nero, un'iniziativa di cooperazione con gli altri Paesi costieri della regione che non si è rivelata però sufficiente a garantire la stabilità nell’area, soprattutto in seguito all’invasione e annessione della Crimea da parte della Russia nel 2014. Lo sviluppo europeo sulle coste del Mar Nero è rimasto così solo potenziale, soprattutto per il settore della sicurezza. 

Nonostante sia la Bulgaria che la Romania abbiano speso il 2% del loro PIL in difesa nel 2024, raggiungendo così l’obiettivo proposto dalla NATO, gli investimenti necessari sono molto più elevati, in quanto dovrebbero riuscire a controbilanciare anni di sottofinanziamento nella difesa delle coste e far fronte alle necessità imposte dalle ostilità portate avanti dalla Russia.

La nuova strategia proposta dall’Unione europea potrebbe quindi segnare un’inversione di tendenza e portare, tramite parte dei 150 miliardi di euro previsti dal fondo SAFE (Security Action for Europe), gli investimenti necessari per rafforzare sicurezza ed economia marittima nella regione.

La maggiore presenza militare europea nel Mar Nero potrebbe però doversi misurare con gli interessi della Turchia. Nonostante l’alleanza del Paese con l’UE all’interno della NATO, il governo di Ankara si è opposto a una maggiore presenza militare dell'Alleanza nel Mar Nero. Inoltre, il controllo esclusivo sugli stretti del Bosforo e dei Dardanelli tramite la Convenzione di Montreux consente alla Turchia di gestire il traffico marittimo verso il Mar Nero, rendendo necessaria la cooperazione del Paese per il passaggio di mezzi militari diretti verso le aree costiere europee.

Insieme alla Russia, la Turchia è infatti l’altra grande potenza militare sul Mar Nero. A partire dall’annessione della Crimea nel 2014, le forze militari russe hanno ottenuto un vantaggio militare sostanziale sul controllo del Mare, istituendo aree vietate al transito di navi appartenenti a membri della NATO e sorvegliando violazioni del traffico marittimo tramite sistemi missilistici.

Nell’autunno 2023, le forze Ucraine hanno lanciato un’offensiva in grado di indebolire significativamente la flotta russa nel Mar Nero, danneggiando inoltre il quartier generale russo nella Crimea occupata. In seguito all’attacco, la marina turca è tornata a essere la più rilevante nel Mar Nero, ruolo che il governo di Ankara vuole difendere in quanto parte della sua dottrina marittima Blue Homeland e che le consentirebbe di mantenere il suo ruolo di alleato strategico dei Paesi NATO, oltre che di negoziatore pragmatico con la Russia.

Difesa e sicurezza sono al centro dell’agenda politica europea del 2025 e con loro anche l’ambizione di garantire stabilità e deterrenza in Ucraina quando verrà raggiunto un accordo per il termine del conflitto. La strategia europea nel Mar Nero risulta fondamentale nel raggiungimento di entrambi questi obiettivi e, tramite la NATO, la cooperazione della Turchia potrebbe contribuire significativamente a ridurre le instabilità nella regione.

L’espansione e il rafforzamento di uno spazio europeo nel Mar Nero devono affrontare, però, sfide interne legate alla capacità finanziaria dei Paesi coinvolti, oltre che alla difficoltà nel raggiungere accordi riguardo una possibile più stretta cooperazione con la Turchia, a causa del difficile rapporto del Paese con alcuni membri dell’Unione europea.

Tramite la cooperazione all’interno della NATO, potrebbe essere possibile trovare un’intesa pragmatica tra le parti, in grado di far convergere le ambizioni regionali della Turchia con le priorità difensive dei Paesi europei. La nuova strategia europea per il Mar Nero non rappresenta soltanto un adeguamento alle sfide di difesa e sicurezza, ma riafferma il ruolo centrale di quest’area nella politica estera dell’Unione.

Raggiungere un’intesa solida sulla sua protezione è essenziale non solo per contenere le minacce esterne, ma anche per consolidare la stabilità necessaria a un futuro accordo di pace tra Russia e Ucraina. In questo senso, il Mar Nero si conferma crocevia strategico per il futuro della sicurezza europea.

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Cristel Vinciguerra

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