La Russia sta abbracciando sempre più il conservatorismo. Se è dai primi anni del 2000 che il Cremlino sta prendendo le distanze dall’Occidente e dai suoi cosiddetti “valori”, con l’invasione dell’Ucraina la società russa sta subendo un’involuzione ancora più aspra riguardo la libertà di espressione dei suoi cittadini. Questa battaglia contro l’Ovest non è combattuta solo per la ricerca di un’egemonia geopolitica nel panorama mondiale, ma anche per influenzare la dimensione più personale dei propri cittadini. La Russia sta creando infatti una propria “moralità” diametralmente opposta a quelli che vengono considerati da Mosca “valori occidentali”. L’ultima proposta è legittimare la polizia russa a punire le persone che commettono azioni contro i “valori morali e spirituali” del paese.
Come si è arrivati a questo punto?
Dopo la caduta dell’Unione Sovietica all’inizio degli anni '90, la neonata Federazione Russa aveva intrapreso un percorso di avvicinamento verso l’Europa e gli Stati Uniti. Questa virata aveva interessato tutte le sfere della società russa, dalla politica all’economia. Ciò aveva implicato anche un riallineamento dei valori russi, ora prossimi a quelli considerati “occidentali” di democrazia e del rispetto dei diritti umani. Tuttavia, gli anni 2000 sono stati caratterizzati da una serie di eventi nella politica estera del paese che hanno messo in crisi questo percorso. I primi accenni di questa rottura sono legati all’allargamento della Nato verso alcuni paesi appartenenti all’ex blocco orientale e alla diffusione delle rivoluzioni colorate (1) in alcuni stati post-sovietici. Questi avvenimenti hanno portato la Russia ad allontanarsi gradualmente dall’ovest, visto come una minaccia alla propria egemonia. Nel 2010, la situazione si è incrinata ulteriormente: oltre alle connotazioni politiche del perché l’ovest fosse da considerarsi nemico della Russia, la retorica di Putin aveva iniziato a toccare anche le questioni morali. In una serie di discorsi pubblici tenuti nel 2013, il presidente della Federazione Russa aveva condannato gli stati euroatlantici, considerati luogo di immoralità e decadenza e rei di aver abbandonato le proprie “radici cristiane”. Al contrario, Mosca doveva farsi portatrice dei “valori tradizionali”, aprendo le porte al conservatorismo che avrebbe influenzato il paese negli anni a venire.
Ma chi è il promotore di questi cosiddetti “valori tradizionali”? Nonostante l’ateismo che aveva caratterizzato i 70 anni di Unione Sovietica, dopo la sua caduta nel paese aveva iniziato a crescere l’influenza della Chiesa Ortodossa Russa, facendo riemergere il sentimento religioso. Nel 2006, il 73,6% delle persone si consideravano ortodosse, anche se non necessariamente praticanti. Con il tempo, l’influenza della Chiesa è cresciuta, diventando un vero e proprio soft power nel paese e creando un legame sempre più stretto con il Cremlino e rimandando ai tempi della Russia zarista. Quest'alleanza si è dimostrata altamente benefica per il governo russo. Il Patriarcato di Mosca appoggia molte delle politiche attuate dalla Russia: l’esempio più evidente è il suo supporto all’invasione dell’Ucraina nel 2022. Allo stesso tempo, i valori ultraconservatori promossi dall’istituzione religiosa vengono condivisi anche dal Cremlino, che li considera parte delle fondamenta della “civiltà russa”.
La battaglia per i “valori tradizionali”
Con l’invasione ucraina, la spaccatura con l’Occidente si è fatta sempre più profonda: il governo propone misure sempre più drastiche per preservare una propria “moralità” lontana da quella liberale dell’ovest. Se già prima del 2022 la Russia non si è mai dimostrata aperta verso la promozione dei diritti civili, supportando per esempio il modello di famiglia tradizionale contro la comunità LGBTQ+, con la guerra la situazione è peggiorata. Il governo è arrivato ad avanzare la proposta di dare alla polizia il potere di “preservare e rafforzare i valori spirituali e morali”, a cui ogni vero cittadino russo, e straniero, si deve attenere. Si deciderà se accettare la proposta, che va contro la costituzione russa, durante queste due settimane. Non è chiaro come verrà attuata in pratica. Un piano approvato dal governo il 1° luglio 2024, che ha come fine il rispetto dei valori morali e spirituali per gli anni 2024-2026, è una delle basi su cui è stata fondata. Secondo il piano, le forze che minacciano questi valori tradizionali sono organizzazioni terroristiche di cui non è specificato il nome, gli Stati Uniti e altri paesi considerati nemici, alcune corporazioni straniere e “attività di certe organizzazioni e persone in Russia”. Secondo il Cremlino, queste forze rigettano “gli ideali di patriottismo, della continuazione naturale della vita, [..] i valori di una famiglia forte, il matrimonio, avere numerosi figli [..]”. Un ruolo fondamentale nell’identificare questi valori è stato assegnato alla Chiesa Ortodossa Russa, il cui patriarca, Kirill, ha affermato in passato che i diritti umani e l’umanesimo sono “un’eresia globale di culto dell’uomo”. Inoltre, si è espresso positivamente verso il controllo morale attuato in alcuni stati di religione islamica.
La proposta si inserisce perfettamente nelle altre misure adottate dal governo negli ultimi due anni. Una delle più recenti è il divieto della propaganda “senza-figli”, vista come una minaccia per la crisi demografica che sta vivendo la Russia da più di 20 anni. Gli stranieri che infrangono questa legge rischiano l’espulsione. Inoltre, è stata vietata anche l’adozione di bambini russi ai cittadini di almeno 15 paesi in cui è possibile effettuare la transizione di genere. Alla fine del 2022, la Russia aveva anche posto un divieto sulla “propaganda LGBTQ+” nei confronti di qualsiasi cittadino; in precedenza questo era rivolto solo ai minori. Nel novembre del 2023, il movimento LGBTQ+ è stato etichettato come “estremista” dal Cremlino. Di conseguenza, negli ultimi mesi si sono intensificate le retate della polizia in locali ed eventi legati alla comunità LGBTQ+ o considerati “osceni” in diverse città russe, come spettacoli drag e perfino serate dedicati ai giochi da tavolo. Dall'inizio della guerra ci sono stati almeno 149 attacchi dalla polizia, di cui la metà collegati alla comunità LGBTQ+. Tutte queste misure vogliono promuovere la “famiglia tradizionale”. Non a caso, all’inizio dell’anno scolastico 2024-2025, in alcune scuole del paese è stato presentato il corso opzionale “studi sulla famiglia” che ha come obiettivo l’instillazione di valori patriottici nei futuri cittadini russi, come l’importanza di una famiglia numerosa e la difesa della madrepatria.
La Russia sta quindi continuando la sua opera di propaganda e di controllo sui suoi cittadini, cercando di influenzare la popolazione non solo nella sfera politica, ma mirando a controllare anche la loro sfera privata, in una continua battaglia contro l’occidente.
(1) Le rivoluzioni colorate sono state una serie di proteste spesso non violente, avvenute negli anni 2000, mirate a portare cambiamenti di governo che hanno avuto luogo in alcuni stati post-sovietici (in particolare Georgia, Ucraina e Kirghizistan, dove hanno avuto successo). Sono state innescate principalmente da brogli elettorali.
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L'Autore
Angela Sartori
Angela Sartori si è laureata in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) presso l'Università di Bologna. Le tematiche che ha affrontato durante il suo corso di studi si sono concentrate principalmente sui fenomeni migratori e sulle problematiche legate alle minoranze etniche, nonché sulle relazioni lasciate dall'eredità sovietica in particolare in Ucraina, nella Federazione Russa e negli stati del Caucaso meridionale.
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Russia moralità diritti civili Putin Conservatorismo