Di fronte a una crisi globale come quella climatica, il ruolo di ciascun Paese è un mattone fondamentale per la costruzione di sistema di cooperazione internazionale che guardi alla salvaguardia dell'ambiente.
Paese esemplare e leader della transizione verde è sicuramente l'Uruguay. Per quanto sia un Paese di piccole dimensioni e non sia storicamente tra i Paesi più influenti dal punto di vista geopolitico ed economico, l'Uruguay si dimostra uno Stato all'avanguardia nel portare avanti politiche economiche verdi.
Infatti, circa il 98% del fabbisogno energetico del Paese è coperto da fonti rinnovabili: il risultato di un progetto di trasformazione energetica iniziato già negli anni 2000.
Proprio nei primi anni del nuovo millennio, periodo in cui il Paese era dipendente dalle importazioni estere nel settore e stava attraversando una crisi energetica dovuta alla mancanza di fonti fossili sufficienti, l'allora presidente uruguayano, Tabarè Vàzquez, decise di cercare di soddisfare il fabbisogno energetico dello Stato attraverso vie alternative.
L'anno di svolta nella transizione verde dell'Uruguay è stato probabilmente il 2005, quando il governo ha cominciato a investire il 3% del prodotto interno lordo in energie rinnovabili, in particolar modo in energia eolica.
Con l'aiuto del fisico Méndez Galain, il presidente ha dato il via a un processo che ha permesso al Paese di posizionarsi ora all'undicesimo posto su scala mondiale nella sezione "Planet and Climate" del Good Country Index, un indice che misura il contributo di ciascuna nazione al bene comune dell'umanità e del pianeta.
Il passaggio alle energie rinnovabili è anche stato motore di sviluppo e crescita economica per il Paese, di cui una delle manifestazioni più evidenti è stata la diminuzione della disoccupazione: infatti, la transizione energetica ha favorito la creazione di circa 50.000 posti di lavoro.
Dopo anni di crescita nel settore green, nel 2021 il Paese ha dichiarato di voler compiere un ulteriore passo da gigante verso la transizione energetica: con il progetto H2U il Paese si propone di arrivare a produrre 200 mila tonnellate metriche di idrogeno verde all'anno entro il 2030.
Il progetto si presenta come un'ambiziosa collaborazione tra il pubblico e il privato, e come un'importante attrattiva per gli investimenti esteri: si parla di "seconda rivoluzione energetica" del Paese.
Espressione dell'impegno dell'Uruguay nelle tematiche ambientali è anche l'importanza che viene assegnata all'educazione sostenibile.
Un esempio è rappresentato dalla Escuela Sustentable, un istituto dove studenti tra i 3 e i 12 anni vengono educati al riciclaggio dei materiali, al riconoscimento delle piante e alla raccolta differenziata.
La scuola è stata progettata dall'architetto statunitense Michael Reynolds, dedito all'edilizia sostenibile e spesso chiamato l'"architetto dei rifiuti". L'edificio infatti è stato realizzato con materiali riciclati e non è connesso alla rete elettrica in quanto è energicamente sufficiente: tutta l'energia proviene dai pannelli fotovoltaici che sono stati installati sul tetto.
Dunque, molti Paesi possono trarre lezione dai grandi cambiamenti che l'Uruguay è stato in grado di mettere in atto nel giro di pochi anni e che hanno contribuito a renderlo il Paese con il PIL pro capite più alto del Sudamerica e il tasso di povertà più basso.
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L'Autore
Giovanni Graziano
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