Marocco: la rivolta dei giovani per la sanità e l'istruzione

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  Ilaria Morlando
  15 ottobre 2025
  4 minuti, 32 secondi

Dal 27 settembre in Marocco si sono succedute diverse manifestazioni pacifiche, trasformatesi poi in scontri violenti . I protagonisti di tali proteste sono i giovani, che quotidianamente scendono in piazza per esprimere il loro dissenso contro il governo.

“Non vogliamo stadi, ma scuole e ospedali”: è questo lo slogan del movimento di protesta dei giovani in Marocco, i quali rivendicano libertà , dignità e giustizia sociale . L'evento che ha dato il via alla mobilitazione è stato un caso di malasanità, ossia la morte di otto donne che avevano partorito poco prima nell'ospedale pubblico di Agadir. I manifestanti ritengono che queste morti siano riconducibili alla corruzione diffusa nel Paese e al fatto che i soldi pubblici vengono utilizzati per progetti di facciata: ad esempio, l'organizzazione della Coppa d'Africa e dei Mondiali di calcio del 2030, che il Marocco ospiterà, sta causando un dispendio di capitali che, secondo molti, dovrebbero invece finanziare l'istruzione e la sanità.

Per altro, le proteste più violente si sono verificate nelle periferie del paese, proprio in luoghi in cui non è stata investita alcuna risorsa proveniente dai piani di sviluppo con cui il governo del primo ministro Aziz Akhannouch punta a migliorare l'immagine del paese.

Il collettivo marocchino GenZ 212

Il movimento che indice queste manifestazioni si chiama GenZ 212 e si ispira alle ultime proteste verificatesi in Nepal, Madagascar, Bangladesh e Sri Lanka; il nome allude all'età dei manifestanti – la “generazione Z”, ossia i giovani nati tra il 1997 e il 2012, di cui fa parte circa il 30% della popolazione – e al prefisso del paese (+212). Il movimento di protesta è ispirato al collettivo che conta più di 150.000 sostenitori su Discord , una piattaforma di gaming, e che si qualifica come “un gruppo di giovani liberi” non affiliato ad alcuna coalizione politica.

Sebbene il gruppo abbia indetto alcune “manifestazioni pacifiche” in diverse città, esso ha sempre ribadito di non aver avuto alcun ruolo nelle violenze e negli omicidi che si sono verificati durante le proteste.

Il Marocco a due velocità

Nel Paese dal 2001 al 2017 c'è stato ogni anno un investimento nelle infrastrutture tra il 25 e il 38 per cento del PIL: gli emblemi di tale sviluppo sono certamente la rete ferroviaria di alta velocità dell'Africa e il porto di Tangeri Med. Purtroppo, però, a tale progresso non ha fatto seguito un innalzamento della qualità di vita del paese: il centro studi Middle East Institute ha utilizzato il termine “ paradosso dello sviluppo ” per indicare gli investimenti che hanno creato un numero limitato di posti di lavoro e che non hanno avuto alcun impatto positivo sulla popolazione, sebbene vi fossero indicatori economici positivi.

Secondo le statistiche ufficiali il tasso di povertà della nazione è diminuito negli ultimi dieci anni, ma tali dati sono lontani dal descrivere appieno la precarietà di gran parte dei marocchini. Ciò è vero specialmente nelle regioni periferiche, in cui si sono verificate le proteste più violente: un esempio è la città di Lqliâa, dove tre manifestanti sono stati uccisi durante una manifestazione. In queste zone i dati sull'istruzione sono i peggiori di tutto il paese: difatti, neppure il 20 per cento della popolazione ha terminato le scuole medie.

Il capo del governo, Aziz Akhannouch, negli anni Novanta ha contribuito alle politiche per lo sviluppo del paese, richieste dal re, e dunque egli è strettamente connesso al modello economico odierno. Akhannouch promette la creazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro, sostenendo di riuscire ad abbassare la soglia di disoccupazione al di sotto del 9 per cento: data la sua inadempienza a tal proposito, i manifestanti ne richiedono ora le dimissioni.

Sebbene Akhannouch si sia rifiutato di fare concessioni, ha assecondato le richieste di GenZ 212 attraverso un accordo finalizzato alla repressione della corruzione e attuato tramite la cooperazione di polizia, agenzia anticorruzione e servizi segreti interni.

Persino il re Mohammed VI, seppur non abbia sciolto il governo (come richiesto dai manifestanti), ha sollecitato quest'ultimo ad attuare riforme per creare nuovi posti di lavoro ed ottimizzare i servizi pubblici.

In definitiva, una questione resta centrale: quale sarà il futuro di questo nuovo movimento?

Gli esiti permangono incerti : si oscilla tra la prospettiva che questa scintilla si propaghi, costringendo il governo a rivoluzionare le politiche sociali ed economiche, e l'eventualità del suo affievolimento. Ciononostante, una verità è assodata: questa generazione ha ormai affermato la propria esistenza con la tecnologia, annullando di fatto i confini geografici.

Dunque, sebbene le proteste possano essere sedate, l'influenza dei giovani è destinata a crescere in modo inarrestabile.

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Ilaria Morlando

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Marocco Aziz Akhannouch GenZ 212