Il primo ottobre i Leader delle istituzioni europee hanno tenuto un incontro con il Capi di Sato dei Paesi UE, per discutere lo sviluppo della difesa comune europea e la gestione degli aiuti all’Ucraina, questioni divenute ancora più impellenti in seguito all’appello da parte di Estonia e Polonia all’articolo 4 della NATO, dovuto alle ripetute violazioni dello spazio aereo di questi Paesi nel mese di settembre.
La stessa città di Copenaghen, che ha ospitato il Summit in virtù della Presidenza danese del Consiglio dell’Unione Europea, è stata posta sotto un regime straordinario di sicurezza, supportato anche da personale militare Francese, Svedese e Tedesco, come conseguenza degli incidenti causati dall’attività sospetta di droni non identificati nei cieli danesi, che hanno causato la chiusura di alcuni aeroporti e sono stati definiti veri e propri attacchi ibridi da parte del Primo Ministro danese Mette Frederiksen.
L’aumento degli incidenti attribuibili ad attacchi ibridi e la loro diffusione su diverse regioni europee ha reso indispensabile per i Capi di Stato trovare un accordo su come portare avanti la difesa comune dell’Unione, soprattutto impiegando i fondi accessibili tramite il SAFE, lo strumento finanziario proposto quest’anno dalla Commissione europea per aumentare la produzione nel settore della difesa, e il rinnovato impulso alla cooperazione attraverso la NATO.
Dai droni ai satelliti: le quattro proposte per la difesa europea
Nella breve durata del Summit, tenutosi a margine del Vertice della Comunità Politica Europea, sono stati discussi diversi aspetti dell’avanzamento della difesa comune, a partire dalla realizzazione di quattro progetti proposti dal Commissario europeo per la difesa Andrius Kubilius nel mese di settembre, in un incontro presieduto anche da rappresentanti dell’Ucraina e della NATO.
Tra le proposte c’è il progetto di un muro di droni intercettori a basso costo che dovrebbe costituire una barriera difensiva contro attacchi ibridi sul confine orientale dell’Europa, un sistema inizialmente promosso dai Paesi Baltici la cui importanza strategica è stata rivalutata in seguito agli incidenti avvenuti in Polonia. Il muro di droni costituirebbe una parte del più grande Eastern Flank Watch, un altro sistema di controllo dello spazio aereo capace di prevenire e neutralizzare le minacce ibride. Gli altri due progetti per l’aumento delle misure comuni di sicurezza sono l’Air Defence Shield, uno scudo antiaereo ed antimissile, ed il Defence Space Shield, che dovrebbe sviluppare sistemi satellitari con scopo militare, estendendo il dominio spaziale europeo ed ampliando le opportunità di controllo in caso di ulteriori attacchi.
Nonostante diversi Paesi europei continuino a sostenere un approccio più autonomo nei confronti della difesa, durante il Summit non ci sono state opposizioni significative all’avvio di questi progetti, la cui realizzazione avverrà, nonostante il clima di emergenza, a partire dal 2026.
Le divisioni interne sulla questione ucraina
Più dibattuta è stata un’altra delle questioni trattate a Copenaghen, ovvero lo scongelamento dei fondi russi detenuti dalla società di servizi finanziari Euroclear, in Belgio. Il dibattito riguardo l’utilizzo dei 140 miliardi di euro congelati nel fondo per finanziare l’acquisto di armi da parte del Governo di Kiev ha diviso per mesi i leader europei, che fino ad ora hanno approvato solo l’utilizzo degli interessi maturati dal deposito del denaro russo per finanziare l’esercito ucraino. La nuova proposta da parte della Commissione sull’utilizzo del fondo potrebbe permettere di aggirare i vincoli imposti dal diritto internazionale riguardo la confisca dei beni sovrani, permettendo all’UE di attingere interamente al fondo e di supportare l’Ucraina in un momento in cui il deficit di bilancio è stimato attorno ai 60 miliardi di euro.
La proposta della Commissione sarebbe quella di ritirare interamente il fondo depositato in Euroclear per effettuare un prestito condizionato e senza interessi all’Ucraina, da ripagare solo in seguito alla fine del conflitto ed all’accettazione da parte del Governo Russo di compensare Kiev per i danni causati: tramite le riparazioni di guerra, il denaro tornerebbe così dall’Ucraina all’Unione europea ed infine nei fondi russi custoditi da Euroclear.
Le reazioni a questa proposta sono state abbastanza divisive: se da un lato il Belgio teme possibili ripercussioni russe all’interno del proprio territorio, dall’altro la proposta del Cancelliere tedesco Friedrich Merz di condizionare l’uso del prestito all’acquisto di armi e risorse militari dai mercati europei ha permesso un aumento dei consensi riguardo la manovra, sebbene per altri Paesi dovrebbe essere l’Ucraina a decidere liberamente come disporre del prestito, anche per usi civili e per finanziare la ricostruzione del Paese. Resta poi la questione del blocco composto da Slovacchia ed Ungheria, che fino ad ora ha sempre fatto valere la propria opposizione alle misure adottate dall’UE contro la Russia: anche in questo caso, i Primi ministri di Slovacchia e Ungheria, Robert Fico e Viktor Orbán, potrebbero utilizzare il loro potere di veto all’interno del Consiglio europeo per mantenere il congelamento dei fondi.
Il raggiungimento dell’unanimità all’interno del Consiglio europeo è essenziale anche per un’altra questione molto divisiva, quella dell’accesso dell’Ucraina nell’Unione Europea; diversi leader europei hanno espresso le loro perplessità riguardo l’annessione del Paese una volta terminato il conflitto, ma è stata in particolare l’Ungheria ad usare il suo diritto di veto per bloccare l’inizio delle trattative per l’annessione dell’Ucraina nel giugno del 2025. L’urgenza di garantire supporto economico adeguato alla difesa ucraina e la necessità strategica di annettere il Paese hanno portato il Presidente del Consiglio europeo a esprimere, durante l’incontro a Copenaghen, l’intenzione di superare i limiti imposti dal voto per unanimità tramite l’adozione del voto a maggioranza qualificata nelle decisioni riguardanti le negoziazioni per l’ingresso dei Paesi all’interno dell’Unione Europea, permettendo così non solo all’Ucraina, ma anche alla Moldavia, altro Paese minacciato dalla Russia, di accelerare il loro ingresso nell’Unione.
Il vertice di Copenaghen ha messo in luce tanto l’urgenza di un’azione comune quanto le profonde divergenze che ancora attraversano l’Unione in materia di sicurezza e difesa. Di fronte a minacce ibride sempre più frequenti, i leader europei sembrano condividere la consapevolezza della necessità di una risposta coordinata, ma faticano a tradurla in un consenso operativo. Il dibattito avviato a Copenaghen proseguirà nell’ultima settimana di ottobre, durante il prossimo Consiglio europeo, quando i Capi di Stato saranno chiamati a definire misure concrete. Tuttavia, l’escalation di attacchi e la mancanza di decisioni tempestive potrebbero ridurre la capacità dell’Europa di garantire deterrenza, equilibrio e sicurezza nel lungo periodo.
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L'Autore
Cristel Vinciguerra
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