Le Nazioni Unite lanciano l'allarme: la situazione nel nord-est del Mozambico sta diventando uno dei più grandi movimenti di sfollati dall'inizio dell'anno.
Dall’ottobre 2017, un gruppo armato legato allo Stato Islamico del Mozambico, noto come Al-Shabaab o Mashababos, ha messo in atto una serie di violenze, attaccando numerosi villaggi, uccidendo più di 2.500 persone e distruggendo molteplici edifici tra cui scuole e centri sanitari a Cabo Delgado.
Otto anni dopo, nell’ottobre 2025, gli attacchi non sono solo aumentati, ma avvengono ora simultaneamente e si stanno diffondendo nelle province limitrofe oltre Cabo Delgado, soprattutto nel distretto di Memba a Nampula, la quale in precedenza ospitava rifugiati provenienti dal nord del paese.
In particolare il 30 settembre e il 3 ottobre 2025 sono state colpite le amministrazioni di Lúrio e Chipene, con un rapporto ufficiale del governo che conta la distruzione di almeno 51 case, una chiesa e una scuola elementare.
Tra il 10 e il 23 novembre 2025, un’altra serie di attacchi ha causato la morte di 33 civili nelle province di Cabo Delgado e Nampula, secondo quanto riferisce l'Armed Conflict Location & Event Data, un gruppo di monitoraggio non governativo. Nello specifico tra il 14 e il 17 novembre, nella località di Mazua, quattro giovani sono stati uccisi, tre colpiti da arma da fuoco e uno decapitato, il tutto ripreso da video che sono poi diventati virali sui social media.
L'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni ha riferito che gli attacchi recenti hanno costretto circa 108.000 persone, tra cui circa 70.000 bambini, a fuggire e cercare rifugio a Eráti, un’area già sovraffollata. I numeri sono aumentati drasticamente rispetto a quelli raccolti in ottobre dall'Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) che aveva contato circa 90.000 persone, tra cui 52.000 bambini, sfollate a causa degli attacchi iniziati a settembre in entrambe le province.
Dei 1.3 milioni di sfollati dall’inizio del conflitto riferiti dall'Ufficio dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, 330.000 sono solo degli ultimi quattro mesi di attacchi, dei quali il 67% sono solo bambini.
"Le persone fuggono perché i loro villaggi vengono attaccati, bruciati e distrutti'' ha dichiarato Paula Emerson, Responsabile dell’OCHA per il Mozambico.
Il fenomeno è il risultato di una complessa combinazione di fattori: povertà strutturale, assenza dello stato nelle aree rurali e volontà del gruppo islamista di seminare il panico tra i cristiani del nord del Mozambico con il fine di controllare quelle terre ricche di risorse naturali, tra cui gas naturale e miniere di rubini. Il paese vive quindi un conflitto che strumentalizza questioni religiose a fini economici.
La situazione umanitaria riflette la gravità dello sfollamento: le condizioni in cui le persone che sono fuggite vivono sono estremamente precarie, senza cibo, né assistenza sanitaria che protegga da epidemie di malattie diarroiche e malaria, senza alloggio né supporto per la salute mentale.
Sono i media locali che forniscono una testimonianza di ciò che sta accadendo: i bambini vengono separati dalle loro famiglie a causa dello sfollamento, mentre gli anziani vengono abbandonati. Le persone dormono all'aperto o in scuole, edifici e altri spazi adibiti a rifugi di emergenza, e i bambini, che sappiamo essere la stragrande maggioranza degli sfollati, non solo hanno perso il diritto all'istruzione, ma sono anche la categoria più esposta alla violenza, soprattutto di genere per le ragazze.
L’appello lanciato alle autorità mozambicane è di adottare misure immediate per proteggere i civili da ulteriori rischi. Negli ultimi giorni il governatore di Nampula, Eduardo Abdula, ha parlato della necessità di cercare soluzioni urgenti alla grave crisi umanitaria: insieme a partner umanitari, ong e agenzie delle Nazioni Unite è iniziata una distribuzione di cibo e acqua potabile, oltre che la fornitura di alloggi di emergenza, alcuni servizi igienico-sanitari e assistenza per la protezione.
L'OCHA ha riferito che, nel corso delle tre settimane di fuoco di novembre, il governo di Nampula ha mobilitato 100 tonnellate di cibo, sufficienti però a sostenere solo circa 13.500 persone per 15 giorni. Nello stesso periodo, l'Istituto Nazionale per la Gestione dei Disastri ha distribuito kit alimentari a 8.000 persone, mentre le agenzie umanitarie hanno fornito assistenza a 8.500 persone. Tuttavia, le forniture non soddisfano l'entità del bisogno a causa del continuo arrivo di ulteriori sfollati.
L'UNHCR avrà bisogno di 38,2 milioni di dollari nel 2026 per soddisfare le crescenti esigenze nel nord del Mozambico. A suscitare preoccupazione sono i bassi finanziamenti del 2025, che ammontano solo al 50% dei 42,7 milioni di dollari necessari per far fronte alla situazione. È necessario un sostegno urgente da parte di tutta la comunità internazionale per evitare che la crisi peggiori.
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L'Autore
Anna Pasquetto
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