Libano sotto attacco: sfollati e tensioni religiose

Come l’offensiva israeliana alimenta le discriminazioni interne

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  Angela Sartori
  06 maggio 2026
  6 minuti, 13 secondi

Da inizio Marzo 2025, Israele- nel suo conflitto contro i palestinesi e l’Iran- ha coinvolto anche il Libano, attaccando il sud del paese per sventare possibili alleati di Hezbollah, storico nemico dello stato sionista. Oltre ad aver provocato vittime innocenti, gli attacchi hanno costretto una buona parte dei superstiti a rifugiarsi in altre zone del Libano per salvaguardare la propria incolumità. Questo fenomeno, tuttavia, sta mettendo in difficoltà i fragili equilibri interni del paese, in particolare per quanto riguarda la considerevole presenza di minoranze, tuttora un elemento delicato per la stabilità politica.

Le radici storiche delle divisioni religiose in Libano

I confini dell’attuale Stato libanese comprendono diversi gruppi etnici e religiosi: questa è un’eredità storica del paese che ad oggi ha un grande impatto politico.

Il Libano si è trovato per molti secoli sotto l’impero Ottomano fino alla sua dissoluzione dopo la Prima guerra mondiale. Successivamente, è passato sotto il protettorato francese nel 1920. Anche i territori dell’attuale Siria sono stati consegnati alla Francia. La composizione religiosa ha avuto un ruolo chiave nel tracciare i confini tra i due stati. La popolazione del Libano era infatti composta per metà da musulmani e per metà da cristiani della Chiesa maronita (1), che avevano il favore della Francia. La loro presenza ha quindi permesso alla Francia di limitare il rafforzamento del nazionalismo pan arabo, distinguendo tra la Siria musulmana e il “Grande Libano”.

Viste le differenze religiose, la forma di governo istituita dai francesi in Libano era di tipo confessionale per cercare di non escludere nessuno dalla rappresentazione politica. Nel Parlamento, però, la maggioranza dei seggi era destinata ai cristiani maroniti.

Il Libano è diventato uno Stato indipendente nel 1943, ma ha mantenuto gli schemi già istituiti dai francesi. Con gli anni, però, le proporzioni nella popolazione sono cambiate. I musulmani sono diventati la maggioranza, senza avere la giusta rappresentazione in parlamento. Questo è stato uno dei motivi che ha portato alla guerra civile nel 1975.

Tuttavia, con il termine del conflitto nel 1990, metà dei seggi in Parlamento è stata destinata ai cristiani e l’altra metà ai musulmani, compresi i drusi (una comunità chiusa di fede islamica sciita che ha subito influenze di altri credi). Inoltre, il presidente è sempre un cristiano maronita, il primo ministro un musulmano sunnita e il presidente dell'Assemblea un musulmano sciita.

Oggi la situazione si presenta in questo modo: in una popolazione di 5,8 milioni, il governo libanese riconosce ufficialmente 18 diversi gruppi religiosi, anche se le stime riportano che siano molti di più. Un 30% è dato dai cristiani maroniti, seguiti dai cristiani greco ortodossi e il 60% si divide equamente tra sunniti e sciiti. I drusi sono circa il 5%. Tra gli altri, sono presenti anche cattolici, protestanti, ebrei, induisti e buddisti.

Di conseguenza, non è difficile immaginare come le tensioni che hanno portato alla guerra civile siano elementi che il Libano non sia ancora riuscito del tutto a lasciarsi alle spalle, soprattutto in considerazione della presenza di così tanti credo religiosi.

L’offensiva israeliana e la crisi degli sfollati

Da Marzo 2026 Israele ha attaccato diverse zone del Libano meridionale e della capitale Beirut, intensificando il conflitto una seconda volta in meno di due anni. L’offensiva è proseguita anche ad Aprile e, nonostante successivamente fosse stato dichiarato un cessate il fuoco il 17 Aprile, Israele non si è fermato. Il motivo di questo attacco è fermare Hezbollah, un’organizzazione e movimento politico formata da musulmani sciiti e considerata terrorista da Israele in quanto antisionista.

L’offensiva si è sviluppata rapidamente. Gli attacchi sono stati caratterizzati da bombardamenti aerei, attacchi con droni e incursioni dell’esercito israeliano.

Sebbene sia stato dichiarato che gli obiettivi siano esclusivamente legati a Hezbollah, nei fatti la situazione appare diversa. Sono state distrutte intere città compresi monumenti religiosi e di valore storico. Tutto questo ha provocato molte vittime civili e circa 1,2 milioni di persone si sono trovate costrette a lasciare la propria casa per cercare rifugio altrove.

Questi ultimi eventi stanno minando la stabilità interna dello stato libanese e la stessa incolumità dei profughi interni. La maggior parte degli sfollati proviene dal Libano meridionale, un’area dove la popolazione è prevalentemente sciita. Anche Hezbollah è formato in gran parte da musulmani sciiti, la stessa branca dell’Islam maggioritaria in Iran. Per questo, molti profughi provenienti dal sud del paese non vengono generalmente visti di buon occhio.

Alcuni libanesi accusano Hezbollah di aver provocato la risposta israeliana. Il fatto che gli sfollati condividano la stessa fede religiosa dell’organizzazione alimenta ulteriormente diffidenze e discriminazioni.

Inoltre, Israele sostiene di colpire obiettivi legati a Hezbollah anche in aree in cui si trovano comunità di sfollati, contribuendo così ad aumentare l’ostilità delle popolazioni che li ospitano.

Un esempio di questa crescente diffidenza verso gli sfollati è stata la proposta di adibire un centro per l’accoglienza dei profughi nel quartiere di Karantina, nella capitale Beirut.

Il progetto ha sollevato molte proteste degli abitanti dell’area. L’opposizione punta sui rischi legati alla salute e a un possibile aumento di traffico nell’area. Sono, però, le differenze religiose il vero motivo di questo rifiuto. Infatti, tra i principali oppositori al progetto si trovano cristiani maroniti, contrari al fatto che il centro avrebbe inevitabilmente ospitato soprattutto musulmani sciiti.

Alla fine, la proposta di costruire il centro di accoglienza è stata sospesa.

Il quartiere, il cui nome deriva dal francese Quarantine, racchiude in sé la storia densa e tragica del Libano indipendente: prima della guerra civile era uno dei quartieri più poveri della città. Ospitava maggiormente musulmani sunniti e cristiani, ma anche piccole comunità di lavoratori curdi, armeni, siriani ed egiziani e cittadini libanesi provenienti da altre parti del paese, venuti nella capitale in cerca di lavoro.

La guerra civile ha portato i diversi gruppi etnici e religiosi del Libano a compiere violenze reciproche, e il quartiere di Karantina non ne è stato esente. Nel 1976, infatti, nell’area venne compiuto un massacro contro la comunità musulmana del quartiere. Proprio per questo ha colpito il fatto che, durante le proteste contro la creazione del centro di accoglienza, gran parte della retorica utilizzata ricordasse quella diffusa ai tempi della guerra civile.

Tutto questo dimostra come le ferite lasciate dalla guerra civile siano ancora aperte nella società libanese. Da un lato, Israele agisce in un contesto già estremamente fragile e i suoi attacchi non fanno che accentuare le divisioni interne di un paese segnato da un passato complesso. Dall’altro, le principali vittime restano i civili, costretti ad abbandonare le proprie case e a diventare parte di dinamiche politiche e militari che li riguardano indirettamente, spesso solo per il loro credo religioso. In un paese dove le linee di frattura non si sono mai davvero rimarginate, la guerra finisce così per riaprirle.

(1) La Chiesa maronita, istituita nel V secolo nell’attuale Siria occidentale, fa parte del patriarcato di Antiochia. è l’unica Chiesa d’Oriente a non essersi mai separata dal Vaticano.


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L'Autore

Angela Sartori

Angela Sartori si è laureata in Interdisciplinary Research and Studies on Eastern Europe (MIREES) presso l'Università di Bologna. Le tematiche che ha affrontato durante il suo corso di studi si sono concentrate principalmente sui fenomeni migratori e sulle problematiche legate alle minoranze etniche, nonché sulle relazioni lasciate dall'eredità sovietica in particolare in Ucraina, nella Federazione Russa e negli stati del Caucaso meridionale.

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Diritti Umani

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Palestina Israel-Palestine conflict Israele profughi sfollati Libano Hezbollah Religione islam cristianesimo minoranze