Narendra Modi e “l'Atmanirbhar Bharat”: Le misure protezionistiche selettive.

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  Rati Mugnaini Provvedi
  15 giugno 2025
  5 minuti, 51 secondi

NEW DELHI – A pochi mesi dal più acceso conflitto armato con il Pakistan degli ultimi anni - uno scontro breve ma intenso, giocato su un campo di battaglia digitale, aereo e invisibile - l’India si trova al centro di una profonda metamorfosi strategica. Ma il cambiamento in atto va ben oltre l’adattamento operativo delle sue forze armate. È l’intero apparato industriale della difesa che sta conoscendo una trasformazione strutturale, alimentata da investimenti massicci, innovazione accelerata e una strategia governativa decisa a liberare il Paese dalla dipendenza estera.

Misure protezionistiche selettive

Nel bilancio finale dell’anno fiscale 2023–24, l’industria della difesa indiana ha registrato un risultato storico: una produzione indigena pari a ₹1,27 lakh crore (oltre 15 miliardi di dollari), con un incremento del +16,7% rispetto all’anno precedente. Si tratta della crescita più marcata dell’ultimo decennio, segnale tangibile di un rafforzamento delle capacità produttive, ma anche del consolidamento di una strategia di lungo termine basata sull’autonomia tecnologica. A trainare questa espansione non è stata solo la risposta immediata al conflitto con il Pakistan, ma una molteplicità di fattori strutturali: l’ampliamento delle linee produttive in aziende pubbliche e private, l’ingresso di nuove start-up nel settore, l’aumento delle gare d’appalto riservate esclusivamente a produttori nazionali e, soprattutto, un cambiamento netto nell’approccio istituzionale. Per la prima volta, le commesse interne (gli ordini provenienti da governi o entri pubblici nazionali verso industrie locali) hanno superato in valore le acquisizioni estere (le esportazioni di armi e sistemi miliari all’estero). L’adozione di misure protezionistiche selettive - come il divieto formale all’importazione di oltre 500 categorie di sistemi d’arma - ha ulteriormente incentivato la produzione locale, spingendo il Ministero della Difesa a creare una lista “positiva” di tecnologie da sviluppare esclusivamente in India. Ne è derivata una corsa agli investimenti, soprattutto nei settori di droni autonomi, missili a guida radar, guerra elettronica, sensoristica avanzata e AI militare. Le aziende pubbliche hanno risposto potenziando la capacità. HAL ha ampliato le linee di assemblaggio per i caccia leggeri Tejas Mk1A e gli elicotteri da attacco LCH “Prachand”. Bharat Dynamics ha triplicato i volumi di produzione dei missili Akash e iniziato la prototipazione di nuovi sistemi a medio raggio. Nel frattempo, le realtà private - da L&T a Kalyani Group, fino alle emergenti Adani Defence e IdeaForge - si sono ritagliate uno spazio sempre più centrale nella filiera. I nuovi sistemi vengono testati in ambienti simulati ad alta complessità - montagne, deserto, ambienti marittimi - e con una logica multi-dominio (terra, aria, cyber). L’approccio è sistemico e integrato: ogni nuova piattaforma viene concepita per operare all’interno di una rete digitale di comando e controllo, con un ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nel ciclo operativo. Secondo funzionari del Defence Acquisition Council, il trend positivo proseguirà anche nell’anno in corso, con una previsione di crescita a doppia cifra spinta da nuove gare per velivoli da trasporto tattico, piattaforme navali stealth e artiglieria a lungo raggio. Un ulteriore impulso è atteso con l’entrata in vigore del Defence Production and Export Promotion Policy 2025, attualmente in fase di revisione finale. La traiettoria attuale è il frutto di una strategia industriale matura, in cui l’obiettivo non è più solo l’autosufficienza, ma la leadership tecnologica regionale.

Il conflitto del 2025: più di uno scontro armato

Lo scontro con il Pakistan, esploso nella primavera del 2025 lungo la Linea di Controllo, ha rappresentato uno spartiacque. Non un conflitto convenzionale, ma un’escalation ad alta tecnologia: droni turchi e cinesi impiegati da Islamabad, attacchi stand-off e interferenze elettroniche su larga scala. In risposta, New Delhi ha varato misure d’emergenza per 4,6 miliardi di dollari in nuove commesse militari, tra cui radar avanzati, sistemi anti-drone, potenziamenti alla difesa aerea e piattaforme stealth. Ma il segnale politico più forte è arrivato a fine maggio: un contratto da 7 miliardi di dollari per 36 Rafale M navali, destinati alla portaerei INS Vikrant, che riafferma la volontà indiana di dominare il teatro dell’Oceano. Il risultato è una rapida espansione delle principali aziende pubbliche. HAL ha avviato la produzione in serie degli elicotteri LCH “Prachand” e dei caccia leggeri Tejas Mk1A; Munitions India, nata dalla riforma dell’Ordnance Factory Board, ha firmato un contratto da 225 milioni di dollari con l’Arabia Saudita per la fornitura di munizioni. Al tempo stesso, gruppi privati come L&T Defence, Kalyani Group e Adani Defence hanno ottenuto accesso diretto a fondi statali e grandi commesse. Il settore privato, finora relegato ai margini, è ora parte integrante dell’ecosistema militare nazionale. Tra le start-up, spiccano: IdeaForge (droni tattici), Tonbo Imaging (sensori termici) e NewSpace Research (sistemi UAV autonomi), che, nel complesso, hanno ricevuto commesse per circa 470 milioni di dollari nei mesi successivi al conflitto. Il DRDO, in collaborazione con il settore privato, ha testato nuove piattaforme UAV come l’ALS-50 e il sistema SWARM-HUNTER, pensati per operare in ambienti ostili, di notte e in alta quota. È stato istituito un Cyber Command permanente, con capacità di risposta 24/7, e sono stati sviluppati sistemi mobili di jamming e protezione radar ECM. La collaborazione con Mosca ha portato alla fase finale di sviluppo del BrahMos-II, un missile ipersonico che potrebbe alterare l’equilibrio strategico della regione. Sono in produzione avanzata il missile Akash-NG e la nuova generazione Astra Mk2, entrambi dotati di guida radar attiva e sistemi di targeting basati su AI. Anche le truppe di terra si evolvono: sono in corso test su visori di realtà aumentata, elmetti intelligenti e fucili con targeting assistito da algoritmi predittivi, tecnologie che potrebbero entrare in servizio entro il 2026. L’obiettivo, ora, è diventare un esportatore netto. Per raggiungerlo, il governo ha introdotto linee di credito agevolato tramite EXIM Bank rivolte a paesi africani, mediorientali e del Sud-Est asiatico, molti dei quali storicamente legati all’industria militare russa. Tra i nuovi clienti figurano:

- Vietnam, per sistemi radar e missili a medio raggio;

- Egitto, per veicoli blindati e munizionamento;

- Filippine, per sistemi costieri antinave;

- Arabia Saudita, per droni da sorveglianza e munizioni avanzate.

Per il 2025–26, il budget della difesa ha toccato quota 83 miliardi di dollari, pari a circa l’1,9% del PIL. Il piano decennale è ambizioso: trasformare l’India in una potenza militare tecnologicamente indipendente, industrialmente autonoma e strategicamente rilevante su scala globale. Ma il percorso non è privo di ostacoli. Resta critica la capacità di produrre avionica avanzata, software critici e sensori di ultima generazione senza dipendere da componentistica estera. Inoltre, la crescita rapida ha messo sotto pressione le catene di approvvigionamento e la disponibilità di personale tecnico qualificato. Non meno delicato l’equilibrio diplomatico: Islamabad ha definito “provocatorio” l’acquisto indiano di sistemi d’attacco stand-off, mentre Pechino osserva con “preoccupazione strategica” l’avvicinamento tra India e partner NATO.

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Rati Mugnaini Provvedi

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