Sarebbero più di 7.000 i cristiani massacrati in Nigeria dall’inizio dell’anno per mano di estremisti islamici, questo è quanto emerge dal rapporto “Martyred Christians in Nigeria” prodotto da Intersociety. Una cifra non dissimile da quella dei cristiani nigeriani rapiti nel medesimo periodo che, stando ai dati raccolti dalla ONG con sede nel sud-est del Paese, ammonterebbe a 7.800 individui. Numeri che, sommati a quelli degli anni precedenti, raccolti nel rapporto compongono un quadro critico che conta più di 52.000 vittime cristiane morte in atti violenti di matrice jihadista a partire dal 2009 fino ad oggi.
L’incremento di violenza massiccia registrato nei confronti delle comunità cristiane ha interessato anche i siti di preghiera, con oltre 19.000 chiese vandalizzate e date alle fiamme nell’ultimo decennio. Una brutalizzazione che, in seguito all’insediamento dell’attuale Presidente della Repubblica federale Bola Tinubu nel maggio del 2023, ha mostrato un significativo intensificamento, tanto da indurre molteplici media occidentali, a partire dall’emittente televisiva statunitense HBO e dal canale Fox News, a parlare di “genocidio cristiano”.
“Io non sono cristiano, ma in Nigeria li stanno uccidendo sistematicamente”, ha detto il conduttore televisivo americano Bill Maher nel corso del suo programma Real Time lo scorso 26 settembre, sottolineando che quanto sta accadendo da anni nel Paese africano sia “un tentativo di sterminio ben più grave di quanto successo a Gaza”. Tuttavia, come precisato da Aljazeera, dietro i crimini consumati ai danni dei cristiani ci sarebbe la mano dell’organizzazione terroristica islamista Boko Haram, sorta nel 2009 nel nord della Nigeria e postasi immediatamente in contrapposizione con l’intero Stato nigeriano, e non esclusivamente contro un singolo gruppo religioso.
Nato nello Stato di Borno con l’intento di assumerne il controllo ai danni della Repubblica federale, il gruppo ha mietuto indistintamente vittime cristiane e musulmane, diramandosi poi in tutta la nazione e favorendo il dilagare delle violenze in una società già preda del banditismo e della criminalità organizzata. Sempre il rapporto di Intersociety ha riportato la formazione di oltre 20 nuovi gruppi terroristici di natura jihadista negli ultimi anni, attribuendo a tale propagazione incontrollata del radicalismo l’aumento dei crimini contro i cristiani del Paese.
La stessa ONG evidenzia come a farne le spese siano state anche le comunità dei musulmani moderati che, specialmente nei territori settentrionali, sono state travolte dalla furia dei ribelli accecati dalla fede e da secolari rivalità etniche ed intertribali, facendo contare un numero di caduti che supera le 34.000 unità. Nell’opinione espressa dall’autore nigeriano Gimba Kakanda, i conflitti che caratterizzano il Paese sono “multiformi”, spesso alimentati da dispute per il controllo di terre e risorse, in cui la religione occupa una posizione “di secondo piano”. Gli episodi di violenza esplicitamente legata alla fede rappresentano “una frazione degli omicidi che avvengono in Nigeria, seppur terribile”, e ciò, prosegue Kakanda, dimostra tanto la strutturalità dei crimini violenti commessi all’interno dei confini della nazione, quanto l’impossibilità di definirli unilateralmente indirizzati contro un singolo gruppo etnico e/o religioso.
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